Ridiamo tantissimo e siamo tifosissime della stessa squadra

scritto da Lella, la mamma di Ilaria Mazzarotta
Quando mi chiedono come riesca ad avere un così bel rapporto con mia figlia non so cosa rispondere e, soprattutto, non capisco come possa essere altrimenti. Nella vita non ho mai vissuto i ruoli che mi sono stati assegnati (figlia, madre, magari in futuro nonna) troppo seriamente, ho sempre cercato di metterci sempre un po’ di leggerezza e ironia, pur mantenendo un forte senso della responsabilità. Da due anni mia figlia vive a Milano. E’ figlia unica, una “figlia unica” che non ha avuto esitazioni quando ha scelto di seguire i suoi sogni e progetti di vita. Da quando è partita, convivendo quotidianamente con la “lontananza”, mi capita spesso di pensare al nostro rapporto… Il caso mi ha fatto prendere una strada che ho già percorso, ma oggi la percorro con occhi diversi, quelli di una mamma: anche io, circa alla stessa età di mia figlia, anzi qualche anno più giovane, ho lasciato la mia famiglia e da Lucca mi sono trasferita a Roma per iniziare la mia nuova vita con il mio uomo (non a caso il papà di mia figlia). A suo tempo ho sofferto molto la lontananza dai miei, sopratutto dalla mia mamma e mai avrei pensato di dover rivivere esattamente gli stessi momenti, da madre. Credo sinceramente che il motivo per cui io e mia figlia stiamo bene insieme è che ci siamo sempre raccontate tutto come se fosse la cosa più naturale: ridiamo tantissimo, abbiamo gusti simili e siamo tifosissime della stessa squadra. In 28 anni abbiamo condiviso emozioni bellissime che sono le fondamenta dei nostri ricordi. Non ci siamo mai nascoste niente, neanche i bisticci “fra papà e mamma” (era normale che lei ne fosse al corrente). Pur rispettando sempre i ruoli mamma-figlia non ci sono mai stati grossi conflitti fra noi perché qualsiasi decisione aveva una spiegazione chiara. A pensarci bene, quando era adolescente, credo si sia sentita più responsabilizzata rispetto alle sue amiche che vivevano la famiglia come un albergo, ma credo le abbia fatto molto bene. Devo dire, col senno di poi, che ha ricevuto molti più “No” delle sue coetanee, quando aveva fra i 12 e15 anni, anche perché ho sempre detestato chi fa le cose “perché lo fanno tutte!”. Io stessa sono sempre andata controcorrente. Non ho mai creduto ci si dovesse uniformare agli altri per essere felici e sono fiera che anche lei non si sia mai unita al coro. Oggi non solo il telefono, ma anche “Skipe” e il suo “ozio affaccendato” me la fanno sentire vicina e il nostro rapporto non è mutato, anzi si è rafforzato. La consapevolezza che le sue scelte sono apprezzate sia sul lavoro che nel privato mi rendono orgogliosa e sinceramente felice. Ecco, per me il successo di un rapporto madre-figlia sta nell’attenzione e nel rispetto dei percorsi di vita reciproci, solo superando egoismi e ansie personali si riesce a gioire della felicità dell’altra.


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