Cinque Pezzi (Facili)

Dei cinque pezzi, tre hanno nella loro concezione e produzione un legame invisbile, ma percettibile: uno stile raffinato. E raffinato quanto basta ad essere considerato pianista “da intenditori” – o anche “la risposta inglese a Jarrett”- è John Taylor (oltre ad una bizzarra omonimia con il bassista dei Duran) il cui stile inconfondibile si basa sulle lezioni di grandi come Chick Corea e Bill Evans. Dopo il notevole “Angel of the Presence” dello scorso anno, la CamJazz (etichetta italiana di tutto rispetto) lo ripropone oggi con due lavori distinti e diversi tra loro. Nel suo “Whirlpool“, in trio con il bassista Palle Danielsson e il batterista Martin France, Taylor predilige come sempre brani aerei ed esecuzioni soffuse a scrosci virtuosistici di note, propronendosi come eccellente colonna sonora per la vostra serata intima…

Atmosfera simile nel CD inciso a fianco di Kenny Wheeler, trombettista ancor più aereo e romantico, che in “Other People” si accompagna con un insolito quartetto d’archi ed affronta temi meno immediati ma senz’altro interessanti per gusto e soluzioni d’arrangiamento.Taylor è qui un po’ più che un sideman, dando valido sostegno sia ritmico che melodico ai brani e fornendo, insieme agli archi, un tappeto di fondo su cui Wheeler (da non perdere il suo vecchio “The Widow in the Window, su ECM) intreccia passaggi rarefattii con il suo inconfondibile flicorno.

E vista la tradizione di Wheeler, anche la sua collaborazione al nuovo di Enrico Pieranunzi Trio, non poteva che proporre un’elegante alternanza di pezzi melodici e suadenti a sprazzi ritmici ben articolati, ma mai invadenti: “As Never Before” sposta maggiormente l’accento sul ritmo e sull’improvvisazione più fantasiosa, anche grazie a due star come Marc Johnson al basso e Joey Baron alla batteria. Il risultato è un disco di atmosfera quasi nordica, ma con brani anche freschi e vivaci, nella migliore tradizione del jazz italiano.

Ma lo stesso Baron (che un tempo era a dire il vero tra i batteristi più eclettici in circolazione) ritroviamo più incisivo anche in “Where is There” (Enja), omaggio alle composizioni della colta Myriam Alter per una formazione dove la fanno da padroni il cello di Jacques Morelenbaum e il clarinetto di John Ruocco. Anche qui, eleganti divagazioni sospese tra classica contemporanea e jazz d’autore, lontano dagli estremismi tecnici e sterili così frequenti oggi. Ideale sia per neofiti che per palati fini.

Il quintetto di novità si chiude con l’eccellente “The Wind” per Franco Ambrosetti e Uri Caine Trio, sempre su etichetta Enja.
Se Caine è decisamente un genio – e by far il pianista più eterogeneo, versatile ed interessante sulla scena – Ambrosetti è trombettista di classe e fama mondiale, apprezzato forse più all’estero che in patria: il nostro migliore, assieme a Fresu.
Formazione acustica, anche questa evidenzia come Uri Caine faccia davvero impallidire tutti, da Jarrett ai sopravvalutati Bollani ed Allevi, per gusto, creatività ed inventiva. Decisamente più jazzistico, in senso stretto, “The Wind” non si sottrae a qualche influenza davisiana e merita più di un attento ascolto per scoprirne tutti i dettagli di escuzione.

Poi non ditemi che non vi avevo detto nulla.

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  • Scritto da guy
    il 14/03/2008


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