Alle elezioni spagnole spunta (con furbizia) la “gravidanza di Governo”

Anselma Dell'OlioCarme Chacón, ministro per la Casa del governo, ha la prima “Gravidanza di Stato” della storia spagnola. E in piena campagna elettorale. “Il governo aspetta un bambino“, si legge sul Corriere della Sera. La 36enne Chacón, già incinta, a dicembre ha sposato il suo fidanzato, il giornalista Miguel Barroso, padre del bambino ed ex segretario di Stato per la comunicazione. Che il marito di Chacón sia un esperto di “spin”, cioè l’arte di “cucinare” qualunque notizia per i mass media perché dia un gran ritorno d’immagine, non è un particolare trascurabile. Quella di Carme e Miguel sembra la versione “politicamente corretta” del film Molto incinta, uscito l’anno scorso. Parla di Alison, una 30enne che riceve una promozione, da ape operosa che lavora dietro le quinte, a star di una trasmissione tv tutta sua. Festeggia con la sorella in un locale e, dopo un bicchiere di troppo, si fa rimorchiare da Ben, uno sconosciuto. La mattina dopo, vede che è un bamboccione poco promettente e lo manda via. Poi, scopre di essere incinta di lui. La novità del film è che Alison scarta subito l’ipotesi di abortire, nonostante le paure per la sua nuova carriera.
Ben finirà per abbandonare una vita da eterno Peter Pan e i due giovani si sposeranno per cercare di creare una famiglia stabile. Il rischio che corrono è la misura del loro coraggio controcorrente. Anche Carme Chacón è in carriera, ma l’anticonformismo non c’entra, perché la sua, di maternità, invece di ostacolarla, la promuove. In un’intervista ben orchestrata sulla rivista Elle, la ministra fa sapere che quando il primo ministro Zapatero aveva vinto le elezioni, le ha parlato del gran lavoro da affrontare, ma le ha raccomandato di non rinunciare per nessuna ragione “a ciò che di più bello possa capitare a una persona, cioè avere figli.” Ora, la “gravidanza di governo” diventa un’occasione ghiotta per osannare il governo socialista e far dimenticare le sue politiche contro la famiglia tradizionale. Non meno importante, Barroso dovrà prendere il “permesso paternità”, perché – per le cariche politiche, come quella di sua moglie – non è prevista. L’intervista è un piccolo capolavoro di propaganda. Nel commentare il suo impegno già gravoso di ministro in carica, Chacón ricorda che deve anche fare la campagna elettorale come candidata a Barcellona, dov’è capolista del partito socialista catalano. Eppure Zapatero ha accolto l’annuncio del felice evento “con un sorriso beato”. La puerpera politica sviolina ancora che lei saprà reggere l’immane fatica, poiché ha la fortuna di avere un capo comprensivo. «Quando chiamo il presidente, per prima cosa mi chiede sempre: “Come sta il bambino?”». Commovente, no? Sembra la versione politica della moda-bebé in voga a Hollywood. Ormai, se non ti presenti contornata da prole come Angelina Jolie, o col pancione come Jennifer Lopez, non sei nessuno. Ma chi non è una star, dello schermo o della politica, non può che sentirsi schiacciata da questi presepi altolocati, con le loro madonnine sempre sorridenti, levigate e in ordine. Per le donne normali, il “permesso paternità” è una chimera, la fatica bestiale per conciliare lavoro e famiglia la realtà. E non saranno le belle parole di una graziosa ministra incinta in campagna elettorale a rovesciare la bassa natalità europea e a convincerci che la maternità è chic. Al massimo, ci fanno sentire in colpa.



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