Non date tregua a chi fuma, tanto più se è giovane ed è una donna
I tabaccai francesi sono scesi in piazza contro la legge che, dal primo gennaio, vieterà il fumo nei bar e nei ristoranti. Capisco la ribellione dei commercianti, ma sono soddisfatto di vedere che anche un Paese come la Francia adotta il modello della legge anti-fumo, che presentai come ministro della Sanità nel 2000. Il principio della legge è che, per limitare il fumo, non serve proibire, né colpevolizzare, né terrorizzare. Invece si può far leva sul rispetto della libertà e della salute degli altri, i non fumatori, ricavandone tutti un vantaggio.
La legge, attuata in Italia dai ministri che sono venuti dopo di me, ha avuto buoni risultati: la quantità di sigarette vendute, almeno ufficialmente, è diminuita. Molti stranieri, in visita nel nostro Paese, sono rimasti sorpresi dal clima di rispetto dei diritti altrui. Ognuno di noi, del resto, si può rendere conto di come siano sempre meno le persone che escono per fumare all’aperto. Purtroppo quasi il 90% di queste, è rappresentato da donne. Si tratta di un dato che ci addolora: per la loro salute, ma anche perché dimostra che il mondo femminile si ostina a ignorare l’esperienza maschile circa il rapporto tra fumo, malattie e mortalità: come se milioni di morti fossero avvenute invano. Così, mentre i maschi sembrano aver capito e smettono di fumare, le donne si avvicinano alla sigaretta sempre prima (già a 11 o 12 anni). Quando arriveranno all’età a rischio per le malattie cardiovascolari e oncologiche, intorno ai 50-60 anni, porteranno con sé il peso di 50 anni di fumo. Già oggi, in Italia, muoiono di tumore al polmone 6000 donne ogni anno (erano 3700 vent’anni fa) e, se la tendenza attuale dovesse continuare, tra altri vent’anni le italiane uccise dal solo tumore polmonare saranno 20 mila ogni anno. Senza contare le morti causate da altri tumori correlati al fumo e quelle legate alle malattie cardiovascolari. Non possiamo certo assistere inermi all’autodistruzione femminile.
Io sono convinto che, se le donne smetteranno di fumare, lo faranno per loro spontanea decisione, non per paura o per divieto. Dunque, il mio appello – che ho lanciato anche attraverso la mia Fondazione con il movimento “Donne contro il Fumo” – è a tutte le lettrici perché, nei loro ruoli di madri, figlie, amiche, lavoratrici aiutino a creare un clima sfavorevole alla sigaretta. E contribuire così a salvare le vite di migliaia di altre donne.


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