Mamma e figlia, un porno per due

«Mamma, voglio diventare come Moana Pozzi», ha detto un giorno Michelle (nome d’arte). La madre, Alba Latella, laureata in letteratura francese e insegnante alle scuole superiori, non è svenuta, né si è buttata dal ponte dell’autostrada. «L’importante è che sia una scelta consapevole», le ha risposto. «Dopo di che, non c’è niente di male». Michelle ha già girato sei film, posato nuda per un calendario e, la sera, si esibisce in spettacoli di striptease. La mamma approva.
Si assomigliano, madre e figlia. Non solo nei lineamenti e nel sorriso. Ora, tutte e due hanno scritto un libro dove parlano di sesso spinto, liberatorio, ludico. Due romanzi autobiografici, usciti in questi giorni per Mondadori, espliciti nel titolo come nel contenuto: Volevo essere Moana è quello di Michelle Ferrari, Ho trovato il punto G nel cuore, quello di Alba Latella.
Nella vita normale gestiscono un agriturismo in collina, sopra La Spezia: “All’isola che non c’è”, come quella di Peter Pan. Meta di scolaresche, luogo di relax e base ideale per esplorare le Cinque Terre. Sono le due del pomeriggio, fa caldo. Michelle è vestita da sera. Porta un abito-sottoveste leopardato, tacchi 14 centimetri, trucco da riflettori. Siamo perplessi.
Alba, Lei approva in tutto e per tutto la scelta di sua figlia? «Non l’ho incoraggiata e nemmeno ostacolata. Quando me ne ha parlato, le ho chiesto di valutare bene le conseguenze. Perché una volta che ti incollano l’etichetta di pornostar, quella ti resta. Nel barattolo con la scritta “zucchero” ci può essere anche il sale, ma sarà comunque il barattolo dello zucchero…»…
Nient’altro?
«Non trovo giusto che un genitore interferisca nelle scelte di un figlio maggiorenne. La vita va vissuta liberamente. Ci sono troppi paletti, regole, convenzioni sociali. Noi, francamente, ce ne freghiamo. Michelle non fa niente di illegale, non vende il suo corpo. La pornostar non è una prostituta».
Tutta la famiglia la pensa come voi?
«Il padre no. Se n’era già andato da tempo, ma quando Michelle ha cominciato questa professione lui è sparito del tutto. Si comporta da padre-padrone: “Se un figlio segue il copione che io genitore ho scritto per lui va tutto bene, se no lo cancello, non è più mio figlio”. Da due anni tiene i contatti con lui soltanto Silvia, l’altra mia figlia».
Non ha paura delle malattie, dell’ambiente che frequenta sua figlia?
«Conosco il produttore di Michelle e un paio di ragazze che lavorano con lei. Mi sembra un ambiente come un altro».
Michelle: «Prima di ogni film tutti noi attori dobbiamo fare il test dell’hiv e un esame completo del sangue».
E nell’agriturismo tutto è continuato come prima?
Alba: «Abbiamo perso certi clienti, i perbenisti. Per loro, il vero scandalo sono io: una madre che vive con assoluta tranquillità una figlia pornostar… Attorno a noi c’è tanta curiosità, inutile negarlo. C’è chi viene al nostro ristorante perché conosce i film di Michelle e la vuole vedere dal vivo. E ci sono anche quelli che pensano e sperano di ottenere molto di più di una cena… Si era sparsa la voce che esistesse un misterioso codice: il cliente chiedeva un sorbetto e se mia figlia glielo portava al tavolo, significava che ci stava. Una leggenda metropolitana, dura a morire».
Michelle: «Anche ieri hanno telefonato dicendo: “Vorremmo riservare un tavolo: ma il sorbetto c’è?”». Mamma e figlia ridono.


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