E’ finito il comunismo, finiranno anche i concorsi di bellezza
A Salsomaggiore è stata celebrata la festa dei dinosauri. L’epoca d’oro di Miss Italia era a metà del secolo scorso, quando fungeva da trampolino di lancio di personaggi storici come Silvana Pampanini, Lucia Bosé, Eleonora Rossi Drago, Silvana Mangano e Sophia Loren: figure mitiche pronte per il museo delle cere di Madame Tussaud. Oggi al massimo è un sito archeologico, dove scovare qualche futura velina. Alla fine di tutte le polemicuzze intorno alla competizione per la più bella del reame, aveva ragione il primo a lanciare il sasso nello stagno asciutto, Walter Veltroni. Il candidato a leader del Partito democratico, cliccando sul telecomando, s’è imbattuto nella processione di ragazze in bikini e tacchi a spillo, e pensava di vedere “Schegge”, il programma di RaiTre che ripropone immagini di venti, trent’anni fa. «Questo è un paese con la testa girata indietro», ha sbuffato incredulo. Le femministe storiche come Dacia Maraini hanno liberato i polmoni di dotte diatribe contro l’indegno sfruttamento delle povere traviate, mentre Lidia Ravera, sull’esilarante richiesta della giuria di ispezionare col grandangolo i popò delle ragazze, ha sibilato senza un filo d’ironia che quelle zoccole meritavano l’offesa per essersi prestate a cotanto schifo.
Nel lontano 1968, all’alba del femminismo rinato, le militanti si recarono in massa ad Atlantic City per contestare, loro sì col gusto della burla, “la sfilata di mucche” al concorso di Miss America. Come sberleffo premiarono con un nastro azzurro una pecora vera vincitrice della kermesse, come si fa per il bestiame alle fiere di paese. Solo Daniela Santanché, deputata di An e femminista rigorosamente non storica, ha usato toni simili. Ed è anche l’unica a cercare d’impedire che le musulmane d’Italia siano costrette ad avvolgersi in veli e chador, grazie all’imperialismo maschilista dell’ineffabile Giuliano Amato, ministro dell’Interno e ignaro apologeta della sottomissione femminile islamista. La fine scrittrice satirica Annalena Benini, non a caso una trentenne, s’è invece divertita a sfottere il coro d’indignazione per il Fattore C rammentando che le femmine hanno l’incubo del sedere, invariabilmente ritenuto troppo ingombrante. Il paese si fa venire il torcicollo guardando indietro, ma le donne più di tutti, dice la Benini, per controllare il didietro quando provano i vestiti. Eppure quelle morbide rotondità che tanto ci affliggono sono una graditissima festa per gli occhi e la fantasia erotica dei maschi con la salivazione sempre attiva di fronte alle femmine, purché respirino. Solo con l’insaziabilità testosteronica si spiega la richiesta dei giurati maschi di vedere in primissimo piano le chiappe, visto che le concorrenti volteggiano seminude davanti a loro per tre giorni di seguito. Forse era meglio affiancare alla giuria un oculista. Pure Loretta Goggi s’è scoperta femminista tardiva e smemorata. In agosto ha dichiarato ilare e grata: «A Miss Italia se Mike vuole faccio pure la valletta». Poi, con le mutande a sghimbescio perché poco utilizzata, ha detto di sentirsi trattata… «come la tua valletta Edy Campagnoli!». Ragazze mie, calmiamoci. Se è imploso l’impero sovietico, crolleranno un dì anche i concorsi di bellezza, com’è crollata l’audience della serata finale di Miss Italia. Per il conduttore dell’anno prossimo, suggeriamo George Romero, regista del film indimenticabile La notte dei morti viventi.


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