I luoghi dell’amore (4) L’automobile: il passaggio obbligato

Quando sei giovane e non hai una casa è ovvio che non sia semplice consumare l’amore. Non si può farlo ovunque, all’aria aperta. Almeno non sempre. Non con una certa frequenza e regolarità.
Se hai quattro ruote con un tetto sopra – cabriolet dunque escluse – puoi permetterti di allontanarti da qualsiasi occhio indiscreto e lasciarti andare alle tue piccole necessità di essere vivente. Più o meno lascive che siano. Anche due baci pudichi, se scambiati sotto un tettuccio di una berlina (monovolume, familiare, ecc.), acquistano tutto un altro sapore. E’ uno po’ come se i due partner delimitassero una zona, come se dicessero: “questo è territorio nostro, inviolabile. Guai a chi si permette d’invaderlo“.

Al bando tutte le battuttacce sulla scomodità della leva del cambio o del freno di stazionamento. L’amore in macchina non è semplice, lo sappiamo tutti. Ad iniziare dai vestiti. C’è chi li toglie, sì… ma è un contorsionista. Avete mai provato in macchina a togliervi una giacca senza slogarvi una scapola?…Pensate allora a quanto deve essere complicato sfilarsi un paio di slip in quegli stessi spazi angusti. In certi momenti invece bisogna essere pronti, sicuri, sciolti. Non perdersi in lunghe pause dedite alla svestizione. Ed ecco che necessariamente il sesso in automobile implica – in molti casi – una parziale nudità. Fanno tenerezza e incutono ilarità allo stesso tempo le immagini di lui che infila le mani sotto il golfino di lei, per poi riscendere nelle coppe del reggiseno. Troppo scomodo. Non c’è bisogno che l’aggiunga. O, parimenti, per lei, lo squallore di praticare una fellatio avventandosi su di un vessillo che sbuca vile e nudo da un risicato spiraglio nei pantaloni di lui (leggi patta). E siamo solo alle battute iniziali.

Portare a termine l’impresa significa, il più delle volte, dover assumere configurazioni laocoontiche, magari mettendosi ginocchioni l’uno dietro l’altra per un tradizionale accoppiamento da quadrupedi, costretti nello spazio di un solo sedile con il timore di dare craniate sotto la volta dell’abitacolo o con il problema dei talloni che si incastrano sotto il cruscotto. Ma santoddio, dico io: scendete e stendetevi sul sedile di dietro! Sarà meno larga di una piazza ma quelle tre/quatto posizioni tradizionali le fate senza patemi d’animo.

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  • Scritto da thesmeerch
    il 17/04/2007


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