I luoghi dell’amore (1) Il letto: la tradizione

Diciamolo subito: nel letto l’hanno fatto tutti. Tutti continueremo a farlo e lo stiamo facendo. Per la comodità della posizione orizzontale, per la completa nudità intrinseca che l’ambiente buduoir consente e per la facilità d’accesso al riposino post-amplesso.
Dicono che le distanze a letto si accorciano e che anche una nana ed un gigante ivi possono trovare democrazia di lunghezze nel turbine della passione.
Dicono anche ‘portare a letto’ a mo’ di espressione sinonima della conquista seduttiva. E, seppur un tempo la frase connotasse un significato maschilista strisiciante, grazie a dio, negli ultimi anni non v’è più discrimazione di genere nel sentire ripetuta questa figura retorica.
Io dico invece che prediligo questo luogo ad altri per la libertà di movimento che implica. Per il fatto stesso di darmi il destro ad ogni più maliziosa fantasia che mi balena in mente, in ogni singolo istante.
Ma volete mettere lo strusciarsi tra le lenzuola fresche, il rotolarsi, il lasciarsi cadere senza timore che non ci sia spazio sufficiente ad accogliere le tue membra calde e vibranti di voluttà? Sia lodato, poi, il gioco di coprirsi e scoprirsi con le coltri in ogni momento, quel rivitalizzare la curiosità del vedo, non vedo, fammi vedere ancora… Non è una novità che, oltre il sesso – inteso come organo – c’è chi lo fa anche con gli occhi. Chi con le mani. Chi con la bocca. Non per nulla qualcuno lo chiamò ‘Impero dei sensi’.
Una lancia a favore va spezzata anche per il cuscino, ‘ché avere un sostegno comodo per la testa, in certi momenti, è tutt’altro che superfluo; senza dimenticarsi che l’attrezzo può anche risultare utile ai più svariati giochi.
Le due piazze fanno comodo, inutile nasconderlo. L’ampiezza del territorio d’azione è notevole. E funzionale.
Che tu sia lupo o agnello è su quel campo che ti dovrai muovere e lo spettacolo sarà migliore quanto più grande sarà l’altare.


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