Romana-Milanese
E’ buona educazione quando si arriva una festa in una casa che non si conosce salutare i padroni, magari portare una bottiglia di buon vino o un dolce, poi levarsi il soprabito con grazia, guardarsi intorno e lasciarsi guardare.
Uno sguardo veloce ai quadri, all’arredamento, ai libri e ai cd (se ce ne sono).
Si comincia poi a controllare se sono già arrivati gli amici che ti hanno invitato e con loro ci si avvicina al buffet. Credo sia sempre meglio iniziare con un buon bicchiere di prosecco, giusto per allentare la tensione, e poi ci si prepara un piattino con quello che offre la casa. Da buona forchetta amo assaggiare un po’ di tutto, ma preferisco le patatine ai salatini e adoro i tramezzini. I cetriolini sott’aceto, poi, sono la mia passione.
Con calma mi accomodo sul divano. Sul bordo del cuscino, schiena dritta e gambe accavallate.
Una maglia colorata come sempre, lunghi orecchini e un bracciale che fa rumore quando porto il flute alla bocca. Gonna semplicemente particolare, calze leggins nere, che mostrano gambe lunghe e caviglie disegnate da due piccoli tatuaggi, scarpe basse.
Passano i minuti e inizia il valzer delle presentazioni. A volte mi introducono gli amici che mi conoscono, altre volte comincio uno scambio di battute attirata da uno sguardo curioso.
La festa a cui sono stata invitata (da oggi) è fatta di parole, di persone che s’incontrano tra le righe, scambiandosi opinioni e domande. Ho osservato e letto chi, come me, è passato in questa graziosa casa e ora è arrivato il turno di presentarmi.
Sono un ossimoro. Una romana a Milano. Una figura retorica in carne ed ossa che ama scrivere e che trova questa maniera di esprimersi, umana e immortale, un piacevole ozio affaccendato, così come lo definì Goethe.
A questa festa mangerò e parlerò di cibo, magari aiutata da una ricetta squisita.
Incrocerò lo sguardo e il mio pensiero con un uomo.
Chiacchiererò con le donne, scambiando pareri divertenti.
Proporrò giochi da adulti.
Ascolterò un po’ di musica.
E poi, quando ormai gli occhi dei presenti saranno segnati, le bottiglie quasi vuote e il volume dello stereo sembrerà sempre più basso, tornerò a prendere il mio soprabito e saluterò i graziosi padroni di casa.
Ripenserò camminando rumorosamente nella notte a quanti ossimori avrò incontrato a questa festa.
Quanti brividi-caldi avranno attraversato la mia schiena?
Quanti silenzi-assordanti avranno circondato i miei discorsi?
Quante persone avranno raccontato la loro lucida-follia?
Così vi ho presentato la mia figura, forse un po’ retorica, sperando vogliate fare lo stesso, scegliendo quella che meglio vi rappresenta: iperbole, metafora, litote…?
Sono sicura farete un’ottima figura.


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