Oggi scade la scuola
Entro oggi, 15 gennaio, tutte le mamme con bambini in età pertinente dovrebbero aver ricevuto il modulo per iscrivere i propri figli a scuola per l’anno 2007-2008.
Per una grassa fetta di queste mamme, oggi è il giorno in cui si mette il punto ad un processo snervante.
Ecco. Ora, quando andavo a scuola io non si decideva un beato niente. Si andava alla scuola della tua circoscrizione e se ti andava bene, bene, se non ti andava bene, bene lo stesso. Al massimo trasferivano la residenza dei bimbi da casa dei genitori a casa dei nonni, se proprio la scuola assegnata era un disastro.
Oggi invece è tutto diverso.
Ogni scuola può accogliere chiunque, ovunque abiti.
Da ciò ne sono derivate due conseguenze, entrambe, secondo me, catastrofiche:
1. è entrato nella direzione scolastica il concetto di marketing. Non sono molto afferrata sui meccanismi economici che sostanno a questo modello, ma certo hanno a che fare col numero di studenti iscritti e anche con il loro rendimento, sia per la scuola pubblica che per quella privata.
Quelli che son sempre stati chiamati programmi ministeriali adesso si chiamano POF e son dei libretti con impaginazione grafica e carta patinata, dei ciclostili o delle fotocopie a colori, a seconda del grado di evoluzione aziendale raggiunto dalla scuola.
Come ogni azienda che si rispetti, ora la scuola ha il suo kick-off che si chiama openday. Sono stata ad openday con presentazioni in .ppt, con rappresentazioni della vita di classe (vale a dire che tu cammini per i corridoi della scuola ed in ogni aula hai un insegnante e un gruppo di studenti che rappresentano la lezione (qui si vede una lezione di matematica in svolgimento, lì gli esperimenti di fisica, là ragazzini che parlano spagnolo…). In altre scuole più spartane trovi presidi con lo chignon di capelli bianchi che muovono goffamente il mouse. Fan parte ancora della vecchia guardia e sembra loro strano esser lì a far discorsi che dovrebbero convincerti quando dentro pensano “questa è la scuola e basta. Baciati i gomiti!”.
2. i genitori impazziscono nella speranza di fare la scelta giusta. Ho visto mamme andare in crisi seria, altre litigare coi mariti, altre rifiutarsi di parlarne coi mariti per non litigare.
Ho sentito commenti del tipo “però l’altra scuola ha i fiori alle finestre” (giuro, testuale) da una mamma, peraltro che ha passato l’open day chiacchierando con altre mamme invece che seguire i professori nelle varie classi ed ascoltare i progetti per le singole materie. Ricorrente è anche il terrore che ci sia un professore non molto bravo o preparato in quella scuola. In generale tutte a concentrarsi per cercare di capire il grado di protezione che l’istituto può garantire ai propri figli.
Cosa vuol dire protezione?
Protezione è avere una mamma anche a scuola? Avere voti che tengono conto che ieri avevi il mal di pancia o che il fidanzatino non ti ha telefonato il weekend, o che il tuo bimbo è un po’ sensibile perché grassottello, o perché oggigiorno col bullismo bisogna stare attenti? Protezione è nascondere ai tuoi cuccioli che la vita è dura?
Oppure protezione è esporli a tutto, bello e brutto, perché imparino a giocare la partita?
Voglio dire, non è che nessuna di noi non abbia mai visto l’uomo di mezza età al parco con la patta giù e l’impermeabile aperto, o non abbia subito i commenti maliziosi dei maschi nel corridoio che fissavano le tette in crescita, o le incomprensioni di un insegnante pieno di pregiudizi.
E non è che poi nella vita adulta non ci siamo ritrovate mai con esattamente le stesse cose: un collega osceno che fa battute imbarazzanti, il capo frustrato che ha bisogno di asserire la sua superiorità o il mondo intero che non capisce le nostre ragioni.
E non è che poi quando vanno a lavorare possono scegliersi il capo o il dipartimento, non è che possono andare a tre, quattro kick off aziendali e scegliere il meglio. Anche se potessero, si troverebbero comunque prima o poi con il collega rompiballe e le angherie.
Si guarderebbero intorno in cerca della mamma?
Diamoci una mossa, mamme di tutta Italia. Ricordiamoci che noi tutte abbiamo avuto l’insegnante idiota che ci ha lasciato una lacuna dentro e ciononostante siamo sopravvissute. Rammentiamoci che possiamo cercare di dare il meglio ai nostri figli ma che non ci riusciremo mai, perché ad un certo punto i fattori in gioco sono così tanti che mica possiamo controllarli tutti.
E allora in quel momento ci vuole il coraggio di chiudere gli occhi, incrociare le dita e dirsi “se la caverà da solo come ho fatto io”.
Io la scuola di mia figlia per l’anno prossimo l’ho scelta. Alla fine, a pensarci bene, è quella che aveva l’open day più sconfusionato e meno marketing oriented di tutte.
Non mi ha convinta il .ppt della preside. Mi ha convinta un dettaglio sciocco: i cartelli scritti a mano dai ragazzi per raccontare la scuola avevano una grafia non proprio dritta.


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