Ti metto in agenda (multitasking vs grandi cazzeggiatori)
Ciao, ho visto una tua chiamata. Volevi prenotarmi per un’uscita? Ho un buco in pausa pranzo, tra l’una e mezza e le due.
A qualcuna è capitato di sentirsi rispondere così da un suo ex. Lui, quello che fino a qualche anno prima era sempre a disposizione, magari anche un po’ asfissiante, quello che continuava a chiamare, che voleva restare amico. Un tipo normale, insomma, magari anche un po’ tendente allo sfigato, col senno di poi. All’improvviso, bisogna prenotarlo. È ricercatissimo. Super impegnato. In costante overbooking. è diventato uno di quegli odiosi esemplari di essere umano in grado di fare mille cose contemporaneamente, in maniera impeccabile. Tipo restare in ufficio tutti i giorni fino alle nove e, nonostante questo, essere sempre aggiornato sulle ultime tendenze, sulle uscite musicali, sulla politica estera. Tipo conversare brillantemente cogliendo all’istante i riferimenti impliciti alla nuova serie TV, alle battute-tormentone e all’ultimo caso letterario. E poi vedere tutta quella gente, l’amico del martedì, la collega del mercoledì. Il corso d’inglese del giovedì. Il calcetto del venerdì seguito, ça va sans dire, dall’aperitivo. Il sabato palestra, pulizie e volontariato. Facciamo domenica? Eh no, sono a pranzo dai miei. Il pomeriggio riunione di partito. E la sera non pensarci nemmeno: ho il cineforum. Io non li capisco, quelli che hanno sempre qualcos’altro da fare. Come si organizzano, cioè, dove lo trovano il tempo per organizzarsi tutte queste cose da fare, se davvero il tempo non ce l’hanno? Io ai multitasking preferisco i grandi cazzeggiatori, quelli che a malapena sanno dove saranno domani ma, in compenso, non hanno bisogno di essere prenotati. È un po’ come con i ristoranti: chi arriva prima si becca il tavolo migliore. E se hai tutti quegli impegni il tavolo te lo scordi, baby!

piace a 1 persone


piace a 0 persone










