Non vorrai credere davvero al Paraguay

La Nazionale non è in discussione, ci mancherebbe. L’Italia in campo è sempre una tragedia greca, qualche volta l’avrai vista pure tu.
Germania, Brasile, Inghilterra, Argentina, sono abbastanza imprescindibili. Pure Olanda e Portogallo, mi sbilancio.
Ma se sul serio ti ha detto: “Cara non posso, stasera c’è il Paraguay”, secondo me avete un problema. Non è che voglio intromettermi, eh, però se hai pazienza ti spiego.
L’80 % dei maschi adulti sono effettivamente appassionati consumatori di calcio passivo, secondo una statistica che mi sono appena inventato. Ma da qui a descriverli come fantozzi in canottiera ancorati alla poltrona, pronti a bersi qualsiasi diretta vagamente agonistica (persino un match del Paraguay) ce ne corre. Per carità, i fantozzi esistono. Ma sono soltanto una minima fetta. Se il tuo uomo manifesta atteggiamenti fantozziani la sera di Trinidad e Tobago, è probabile che sia tutta una finta. Perché? Lo chiedi a me? Chiedilo a te stessa: perché?
Dici: ma sei sicuro? Sì, ne sono sicuro. È uno dei problemi dell’industria del calcio, tra l’altro.
Perché sai, lo stesso tuo errore lo hanno fatto, dieci anni fa, tutti i consulenti e i guru e gli espertoni di scienze della comunicazione. Hanno calcolato che in Europa c’erano centinaia di milioni di fantozzi in canottiera, pronti a bersi qualunque match in diretta: un parco buoi enorme, ancora tutto da sfruttare. E lo hanno invaso con le pay tv, il via cavo, il decoder, e tutto il resto. Hanno riempito i palinsesti di calcio, e hanno riempito le squadre di calcio di diritti tv.
Ora, se tutto questo avesse funzionato – se in Italia per esempio su trenta milioni di maschi ci fossero ventotto milioni di fantozzi, le squadre italiane navigherebbero tutte nell’oro, e sborserebbero fantastiliardi per Ronaldinho, Owen, Shevchenko – tutta gente che in Italia non viene, o sta per andarsene.
Ma lo sai anche tu che le cose non sono andate così; che quella in cui navigano le squadre italiane non è oro, bensì un’altra sostanza meno nobile e più bronzata. Perché il decoder non ha mai veramente sfondato, in Italia (forse ha sfondato la tua casella della posta, con tutte le straordinarie offerte lancio: se hai pazienza tra un po’ te lo regalano). Perché al maschietto italiano il calcio in tv piace, come no: ma due, tre partite al massimo alla settimana. Il resto è noia. Che per carità, sarebbe bello esser tutti ancora bambini, pronti a desiderare qualsiasi cosa vagamente luccicante: ma è un fatto che siamo adulti, ormai, e gli adulti dopo un po’ si annoiano. Di qualunque cosa.
Quelli che non hanno avuto il tempo di annoiarsi sono stati i presidenti dei club. Convinti di sedere su una miniera d’oro, negli anni Novanta hanno speso i soldi dei diritti tv ancora prima di incassarli, per comprare questo o quel fuoriclasse (di solito all’estero).
Risultato: 3-4 anni fa le grandi squadre italiane sono finite quasi tutte in bancarotta. La serie A si è salvata pescando a man bassa dalla provincia italiana, dove prosperano squadrette poco telegeniche (Messina, Treviso, Ascoli) ma che riempiono i loro piccoli stadi senza stelle internazionali e senza troppi buchi di budget. Sulla ribalta sono rimasti le due-tre squadre intoccabili: trasformate in società per azioni, con dirigenti spregiudicati che per non deludere gli azionisti a possono anche aver comprato qualche arbitro ogni tanto. È storia di ieri.
E oggi il tuo uomo ti dice che è impegnato col Paraguay. E tu gli credi. O forse fai finta di credergli: non è così?
Ma non devi pensare che dietro il Paraguay ci sia necessariamente un’altra, o una notte brava con gli amici al topless bar. Magari ha voglia di stare a casa a rileggere Moby Dick, ma non ha il coraggio di dirtelo, non fa abbastanza maschio. Oppure sì, è in casa di amici maschi come lui, e magari c’è birra e patatine, e forse anche una tv al plasma in un angolo che manda bagliori smeraldini. Ma sia chiaro che è un pretesto. Un pretesto per stare tra maschi, scherzare e ruttare.
Proprio come quando ti prendi un sabato libero, e ufficialmente è per fare shopping. Shopping. Nel 2006. E lui ci crede – ma va là. Ce ne vuole, di fantasia.



Abbonati

52 numeri a solo 26€

1 anno con il 76% di sconto se ti abboni o regali un abbonamento sul nostro sito