Il Tunnel dell’Amore
L’estate scorsa io ero molto preoccupato per i miei amici. Li vedevo tutti alla deriva nei loro personali Tunnel dell’Amore. Se hai pazienza ti spiego cos’è il Tunnel dell’Amore.
Non c’entra il Luna Park, ma l’adolescenza. Il Tunnel dell’Amore è la fase senile dell’adolescenza. Sarò più chiaro: il Tunnel dell’Amore è quella storia importante che tra i venticinque e i trenta non riesci a levarti di dosso.
Il Tunnel dell’Amore è il modo in cui la mia generazione ha risolto un problema (si potrebbe discutere se la soluzione non sia peggio del problema), e cioè: se è stabilito che siamo sessualmente maturi a sedici anni, ma che metteremo famiglia solo sulla trentina, cosa dovremmo fare in tutto quel Frattempo?
Scartata l’ipotesi parrocchiale del fidanzamento “lungo” (per quanto lungo, stiamo parlando di 15 anni di fertilità); scartata anche quella non meno ingenua del baccanale, gran parte di quelli che conosco io si è regolata così: dopo una prima fase più rock’n'roll e sperimentale (dove si sperimentano anche molte stronzate), verso la metà dei venti ci si infila nel Tunnel con una ragazza/o che ci piace veramente. È la storia seria. È anche la prima avvisaglia di una certa stanchezza: non si ha più voglia di fluttuare nel libero mercato dei corpi, le fronti si alzano e la cellulite incalza. Il Tunnel dell’Amore è una soluzione confortevole. Anche troppo.
Molta gente non si accorge di entrare. Per questo gli anniversari non dovrebbero essere sottovalutati. Gli anniversari sono squilli d’allarme. Nel Tunnel tutto è tranquillo, eppure gli anni iniziano a sfrecciare come schegge. “Siamo insieme già da quattro-cinque-sei anni? Ci credi?” No, non crederci. Attenta. È molto scuro in fondo al Tunnel.
La fase senile dell’adolescenza, dicevo. Si ingrassa, si diventa abitudinari. Si esce tutti i mercoledì. Torniamo in quella trattoria che ci era piaciuta tanto. Attenta. Attenta. Non sai mai cosa c’è alla fine del Tunnel.
Il problema dei Tunnel è che riducendo l’attrito col mondo circostante amplificano la spinta propulsiva della coppia – insomma, l’inerzia. È possibile andare avanti per inerzia per cinque, sei, sette anni? È possibile. Quando vi eravate messi assieme non pensavate a una casa e ai bambini, piuttosto a che facoltà scegliere. Già, ma prima o poi dovrai toccare l’argomento. Ecco, per una curiosa alchimia il tuo partner diventa l’ultima persona al mondo con cui affronteresti l’argomento. È un pezzo dei tuoi vent’anni che non combacia più coi tuoi trenta. Per un po’ ti fa sentire ancora giovane. Poi comincia a farti sentire troppo vecchio. Ma tu non sei né giovane né vecchio. Sei in un Tunnel e devi uscirne, punto.
Io ce l’ho un po’ con questi Tunnel, non si è capito? Forse è invidia, perché non l’ho mai avuto un Tunnel tutto mio, o forse è stato molto breve. Gli amici mi accusavano di buttarmi su ogni oggetto in movimento e non capivano. Fuori dal Tunnel la legge è ancora quella della jungla.
Fino ai trent’anni. Adesso ho un rapporto stabile, che non è un Tunnel. Come faccio a esserne sicuro? Beh, mi stira i calzini. Non è una cosa da Tunnel. Il calzino stirato è una fase successiva. La fase infantile della maturità.
I miei amici però mi preoccupavano. Tutti ancora alle prese coi loro rispettivi Tunnel. Tutto bene, salvo che dal Tunnel devi uscire prima o poi – e così è stato.
Sono stati mesi assurdi. Un sacco di trentenni si sono re-immessi nel libero mercato. Io all’inizio ero preoccupato, poi ho smesso di preoccuparmi, e adesso forse sto incazzandomi un po’.
Perché si vede che al libero mercato dei corpi il trentenne reduce dal Tunnel tira. Un sacco. Adesso escono tutti con delle ventenni. E io, coi miei calzini stirati, mi sento vagamente un coglione.

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