Portatrici sane di indifferenza

Il primo sentimento è stato di pura compassione, nel suo significato più genuino. Moto dell’animo che ci fa sentire dispiacere o dolore dei mali altrui, quasi li soffrissimo noi. Ecco, proprio questo. Mi sono calato nell’animo delle lettrici di Grazia. Non solo iniziano i Mondiali di calcio, ma il loro blog offre un mese di spazio a uno spostato che scrive di calcio dalla sua personalissima postazione fisica e mentale di interista. Mi sono sentito lusingato e nel contempo terribilmente in difetto. La prima domanda è stata: cosa avranno mai fatto di male? Così, per ritagliarmi un posto nel regno dei cieli, ho architettato un piano di straordinaria moralità: passare armi e bagagli al nemico. Nemico è esagerato. Diciamo la controparte.

64 partite in 32 giorni…   Un martellamento abnorme. Passi per i padri e i fratelli, si arrangino cugini e cognati. Ma i mariti, i fidanzati, gli amanti (gli amanti!) mediamente calciofili saranno distratti (eufemismo) per un mese. Assenti, nervosi, ipersensibili. In totale catalessi davanti a uno schermo tv che, specialmente nei primi giorni, trasmetterà anche partite improbabili, che mai nella vita potrebbero interessare un italiano sano di mente. Ma una volta ogni quattro anni la regressione è totale. Siamo gente pronta a vedere tre partite di fila, imparando a orinare a comando nell’intervallo. Siamo gente vagamente rispettabile ma che tra un mese potrebbe ritrovarsi ubriaca e seminuda su un Maggiolone scapottato con un bandierone in mano. Siamo gente che vive tre anni e 11 mesi in modalità standard, per poi inventarsi le scuse più puerili pur di non perdere la diretta di Corea-Togo. E le donne? Le donne subiscono. Sono lontane dallo stereotipo della totale ignoranza calcistica, ma sono portatrici sane di una certa indifferenza. E’ il vero tratto distintivo. Pronte per amor patrio a immolare l’ugola per l’Italia, disposte ad accettare il peso specifico dell’evento e quindi a non sottrarsi al rito della partita importante. Ma senza scendere al nostro livello. Giustamente. Da qui la compassione. E’ un comune patire. Patisco la mia condizione di essere mostruoso che sa trovare un irresistibile appeal in una partita dell’Angola. E patisco nell’immaginare migliaia di donne che vedono i loro uomini davanti a un televisore che rimanda immagini di giocatori angolani e si chiedono il perché

Quindi, per un mese, passo alla controparte. Sdoppiandomi. Il Clark Kent del blog. Perché probabilmente Corea-Togo non me la perderò, lo so, sono un debole. E sul mio blog non tradirò la mia anima buzzurra. Ma qui, qui da voi, voglio pagare il fio (erano almeno sette anni che desideravo scrivere la parola fio in un contesto compiuto) di una così penosa condizione umana. Farò insider trading, bello e buono. Non voglio spiegare alle donne cos’è una diagonale o come si determina una condizione di fuorigioco passivo. Ma chi se ne frega. Farò di meglio. Fornirò alle donne spunti, frasi, pensieri, considerazioni. Tutta roba preconfezionata e pronta all’uso, per stupire gli uomini o provocarli, zittirli o scatenarli.
Chessò, gioca l’Ecuador e vostro marito è incollato allo schermo e non nota nemmeno che siete andate dal parrucchiere? Aprite il blog, imparate a memoria la frasetta giusta, tornate in salotto e provate a stenderlo con un

“Ma scusa, guardi una squadra di pippe che nel girone eliminatorio ha fatto 23 punti su 28 in casa? Fuori dall’Ecuador questi non valgono un tubo”

Io, se una mi dicesse cosi, come minimo la guarderei con occhi diversi. La considererei come un interlocutore di pari dignità. Mi sentirei stimolato ad approfondire un po’ di cose. Le reazioni di un uomo di fronte a una donna informata sull’Ecuador possono essere le più variegate. Non aspettatevi granchè da gente che si programma un quadriennio in funzione di questa orgia di polpacci. Ma l’effetto-sorpresa potrebbe essere determinante. Vi aiuterò a creare varchi e ad eliminare scorze. Vi aiuterò a demolire qualche certezza. Nessuno spegnerà la tv, no, durante i Mondiali siamo delle bestie. Ma nei quindici minuti di intervallo – non mi dite che non lo sapete – si possono fare un sacco di cose. “Scusa amore, cosa dicevi dell’Ecuador?”



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