Caro, ti poliamo

Sul newsgroup alt.polyamory Ben descrive alla perfezione quella particolare situazione in cui stai per complicarti enormemente la vita con qualcuno: sai che lo farai anche se non dovresti, soprattutto se sei già impegnato. Scrive Ben: “I am wandering happily down a train track picking flowers, looking at a freight train heading in my direction from the distance, and thinking “train. heh. Oooh, flowers”.

The rest of the time it’s just the “Ooh, flowers” part.”

Ben non ha scelto a caso il gruppo di discussione che ospita la sua richiesta di consigli: è il posto giusto dove parlare di poliamore, cioè dell’amore multiplo, dell’avere relazioni amorose con più di un amante alla volta (senza far male a nessuno e senza farsi spaccare la faccia dal partner che si considera “ufficiale”, perchè consenziente e anche lui/lei praticante). Una variante moderna della coppia aperta, che sì, lo sappiamo già che non ha funzionato. Il punto è capire perché e se è davvero impossibile gestire senza danni più partner alla volta.

In teoria è tutto semplice. Se abbiamo abbastanza amore per più figli, almeno due genitori, quattro nonni, fratelli, parenti e amici, perché non possiamo amare due uomini? Nasciamo e sappiamo subito come cavarcela con due genitori: la nostra prima relazione non è certo monogama, gestiamo bene fratelli, cugini, compagni dell’asilo e crescendo siamo incoraggiati ad avere più amici possibile. Anzi, avere un solo amico del cuore è considerato una roba da sfigati, un comportamento deviante da non incoraggiare. Fino all’adolescenza siamo perfettamente in grado di avere relazioni amorose – ma non erotiche – con decine di persone alla volta, poi arriva il primo bacio e ZOT!, dobbiamo accontentarci di un essere umano solo. Non è naturale, infatti non viene naturale, infatti facciamo casino. Qui non è in discussione la fedeltà o la lealtà, mattoncini di base di qualunque relazione: sto mettendo in discussione l’idea che una relazione debba necessariamente essere esclusiva per avere valore e funzionare, nonostante le continue prove del contrario :)

Tutto congiura per convincerci che l’unica relazione giusta è la relazione monogama: basti pensare alla brutta fine che fanno le eroine della nostra cultura quando hanno la cattiva idea di arraparsi per più uomini contemporaneamente: dalla Catherine di Jules et Jim alla Marie Jo dell’omonimo film di Guedigian, per tacere di Anna Karenina e di Madame Bovary. Tutte morte: non sfigate o sofferenti o abbandonate, i loro autori – tutti maschi – le fanno proprio crepare. Non c’è altra via di uscita: se una donna è innamorata di due uomini, muore. Si salva solo Kate Wheeler in Bandits, ma perché è una commedia e si vede che è una pezza a colori per chiudere bene il film e per salvarla la fanno restare incinta e tagliano corto su come funzionerà l’inedita coppia a tre.

Siete a cena con gli amici e la serata butta male? Provate a sostenere che, in fondo, il poliamore non è un’idea malvagia: vi scontrerete contro un muro di abitudini e di consuetudini e di convinzioni tale da far pensare che la fedeltà abbia quasi basi biologiche. D’altra parte, in una coppia aperta è impossibile attribuire con certezza la paternità dei figli; non a caso i musulmani ammettono la poliginia (un uomo con più donne), ma non la poliandria (una donna con più uomini) nonostante sessualmente la biologia consiglierebbe semmai il contrario. Insomma, se Ben si ferma a raccogliere i fiori sul binario, magari la sfanga con una litigata con il macchinista: se mi ci fermo io è garantito che il treno mi centra in pieno.

Eppure è un peccato: donne e uomini innamorati e/o con un sano rimescolamento ormonale sono più belli per tutti, partner ufficiali compresi. Chiunque sappia cosa vuol dire vivere una relazione di lunga durata non può onestamente sostenere che il sesso rimane per molto tempo la sua componente principale: andare a letto con un altro mette in pericolo la coppia solo a causa di questo set di regole che ci siamo dati. Certo, quando si è in piena fase “raccolta dei fiori” si tende a fare un po’ di confusione e a dare un’eccessiva importanza al nuovo esemplare, ma quella sensazione inebriante dura poco e se questa sbandata fosse socialmente e umanamente accettabile sarebbe meglio per tutti.

Io sono la prima a soffrire di gelosia e di acuta paura dell’abbandono, ma è la seconda parte a essere accettabile e comprensibile, mentre la prima è uno dei peggiori portati culturali della nostra natura di animali non monogami. Continueremo quindi a soffrire atrocemente al più piccolo sguardo che il nostro amato bene dedica a terzi esemplari, andando in pezzi alla minima attenzione dedicata a una possibile concorrente, standogli addosso come arpie mentre lui – se è onesto – soffre per evitare di indulgere a una banalissima cotta della durata fisiologica di poche settimane. Lo sforzo necessario per resistere lo convincerà sicuramente che non ci sopporta più e che solo l’altra potrà renderlo felice, quindi dopo aver sofferto le acute pene della gelosia soffriremo quelle croniche dell’abbandono: niente mi toglierà dalla testa che tutto questo potrebbe essere evitato, ma che nessuno di noi (o quasi) è abbastanza evoluto e civile per poterlo gestire in modo diverso.



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