E pensare che una volta avevo anche tentato il suicidio per te.
Sì, va bene, con trenta gocce di Valium forse non volevo proprio suicidarmi, ma mentre attendevo la morte vestita solo con la guepiere di pizzo bianco che mi avevi regalato tu, già ti immaginavo in lacrime ai piedi del mio letto di ospedale. Lì, come Cathy in Cime Tempestose, ti avrei concesso il mio perdono, prima che un giovane e brillante medico follemente innamorato di me mi portasse via per farmi una lavanda gastrica.
Sì, va bene - lo so, con trenta gocce di Valium avrei potuto sperare tutt’al più di dormire qualche ora di troppo ma se tu fossi passato a prendermi e io non avessi sentito il campanello, forse avresti chiamato i pompieri e prima che un giovane e aitante pompiere follemente innamorato di me mi prendesse tra le sue braccia per caricarmi su un’ambulanza, come Mimì ti avrei teso la mia gelida manina… ¶ Leggi il resto…
Archivio per autore
Ti ho amato per questo ti ho sedato
Senza grazia, ma con letizia (party post)
Stivali bianchi, Milano grigia, luoghi comuni e tranch per tutte (che a Firenze invece non è poi così di moda). Viscontessa! - l’urlo arriva da dentro
All’inizio mi era piaciuta Haudry Hepburn, forse per i capelli raccolti che porto ultimamente tanto che me ne ero andata in giro pensando a come mettere una gamba davanti all’altra e a come tenere ben allineato il baricentro - che da quando c’è la Wii Fit pare che tutta la vita, compresa quella relazionale, debba girare intorno a questo benedetto baricentro!… ¶ Leggi il resto…
La mia mamma
Si allunga tutta verso l’albero e cerca di cogliere qualche frutto acerbo che si nasconde tra le foglie. Le parlo ma non mi sente. Se io non fossi qui prenderebbe quella scala appoggiata al muro di recinzione e andrebbe in cerca dei rami più alti. Oppure si accontenterebbe di una sedia o del tavolinetto in midollino abbandonato in un angolo del giardino… ¶ Leggi il resto…
Il gatto con gli stivali e gli occhi azzurri
Se sono nata in una nazione a forma di stivale
un motivo ci deve pur essere
Per questo sono stata costretta a sfidare le intemperie per procurarmi dal casotto in fondo al giardino la scala più pesante che essere umano abbia mai potuto concepire, e per questo con quello scaleo enorme e in piena notte mi sono fiondata sul soppalco per cercare un paio di stivali. Naturalmente non si tratta di un paio di stivali qualunque, ma degli stivali che l’anno scorso, fulminata dalla loro bellezza in una vetrina del centro, avevo comprato con vero sprezzo per la mia carta di credito. Quando faccio “la cazzata del mese” (simpatica consuetudine che poi ripago con “il mese con una cazzata” - ovvero quello nel quale mi chiama la banca e io mi ritrovo a mendicare perfino gli spiccioli da mia figlia), poi mi ritrovo a metterli poco. Pochissimo, in attesa che il dolore causato da “il mese della cazzata” si attenui abbastanza da farmeli apprezzare.
D’altra parte quella notte lì, sono stata fulminata sulla via di Costanzo e ho capito che il mio errore, nella puntata precedente, era stato quello di pensare all’abito invece che agli stivali. «Cielo! Costanzo e non ho lo stivale giusto da mettermi»… ¶ Leggi il resto…
Amici Miei
E’ colpa tua che mi hai sempre fatto sentire in colpa.
Se tu non mi avessi fatto sentire in colpa le cose sarebbero andate ugualmente come sono andate, ma adesso che non ci sei più non mi sentirei in colpa anche per la tua morte.
Mi hai fatto sentire in colpa anche la penultima volta che ci siamo visti quando mi hai detto che il giorno prima di avevano diagnosticato un tumore e io ti ho risposto che non c’era bisogno di una diagnosi perché il tumore si vedeva ad occhio nudo dalle condizioni in cui eri ridotto. Mi hai fatto sentire in colpa perché eri brutto e sciupato e ho pensato che così ridotto non mi attiravi più come un tempo. Anzi mi hai fatto un effetto tale che da allora penso al mio pancreas e anche a tutti i miei organi interni e mi chiedo quanto siano vecchi e brutti anche loro… ¶ Leggi il resto…
Maurizio Costanzo «Cosa c’è che non va? Lei mi sembra così infelice…»
Tra Maurizio Costanzo e mio padre c’è sempre stata un’impressionante somiglianza fisica. Lo avevo quasi dimenticato anche perché mio padre, a causa delle sue condizioni, negli ultimi anni è molto cambiato. Quando oggi mi sono trovata davanti Costanzo, mi è quasi venuto un colpo. Papà! - ho esclamato a voce non abbastanza bassa perché l’assistente di redazione non mi sentisse. Ho dovuto poi spiegarle dell’imbarazzante somiglianza e quando, cinque minuti prima della trasmissione, me lo hanno presentato, manca poco che gli butto le braccia al collo e gli dico “bentornato”.
Lui mi da la mano, guarda il titolo del mio libro, quel titolo imbarazzante (più della somiglianza con mio padre), e poi in tono giust’appunto paternalistico mi fa:
- E lei sarebbe la massaia?
Sono terribilmente a disagio, un tuffo nel passato e mi sembra di sentire mio padre quando mi diceva - E questo sarebbe un disegno? Tuttavia, gli prendo la mano nelle mie e balbetto qualcosa scusandomi per l’inadeguatezza tra il mio ruolo e il mio aspetto o tra le mie intenzioni e il mio disegno. Mi rendo perfettamente conto che mi sto comportando come se mi trovassi di fronte al fantasma di una persona cara e anche lui è evidente che percepisce qualcosa.
Un attimo dopo siamo in studio, inizia la diretta ma io mi sento a disagio, un disagio che mi attorciglia le budella e che non supero nel corso di tutta la puntata…
Cielo! Costanzo, e non ho nulla da mettermi!
Sky Life, Stella, martedì 1 aprile, dalle 11.00 alle 13.00
All’inizio doveva essere una puntata di Costanzo sui “diversamente nobili”, anche se dalla redazione non l’avevano definita proprio così. L’appuntamento era fissato per Pasquetta. Una puntata registrata di due ore in compagnia di un paio di personaggi alla Costanzo e la mia Viscontessa stordita, quella che si commuove fino alle lacrime di fronte ad una vetrina di stivali. L’idea non mi dispiaceva affatto, la Viscontessa era da un po’ che non si faceva sentire e cominciavo a sentirne una certa mancanza anche perché il mio reparto stivali quest’anno non si era rinnovato come avrei voluto e questo per la Viscontessa era stato davvero un duro colpo. D’altra parte la poverina aveva lasciato il suo cuore in Camargue, e per la precisione dentro ad un paio di stivali talmente belli da confondere. E infatti mi ero confusa sul prezzo che non era di € 150 ma bensì € 550.
Fatto sta che i diversamente nobili non si fanno più ma stamattina mi hanno richiamato dalla redazione per informarmi che però si farebbe lo stesso qualcosa e precisamente una puntata sulle donne che ultimamente, diciamocelo, la donna tira, è diventata un must, un oggetto cult, un esemplare di gran moda assolutamente indispensabile per le trasmissioni più chic… ¶ Leggi il resto…
Oggi c’è una novità: oggi sei “donna”
Essere donna oggi è un po’ come essere pollo ai tempi dell’aviaria: tutti ti si preoccupano di te ma tutti alla fine ti si mangiano…
Meglio soli che mal accompagnati
In questa nostra società così aperta: che imperdonabile debolezza ammettere di volersi ricostruire una vita a cinquant’anni e darsi da fare perché ciò avvenga!
“Ma voi come vi siete conosciuti?”. La domanda arriva nel bel mezzo di una cena tra amici. L’occasione è quella di un fine settimana alle terme, l’età media dai cinquant’anni in su, la compagnia si conosce superficialmente e a fine giornata dopo saune, massaggi e piscine termali, si riunisce di fronte ad un tavolo per approfondire la conoscenza e parlare del più del meno… ¶ Leggi il resto…
Il suo “rifiuto”

Non ho mai nutrito grosse speranze sulle capacità maschili di gestire i rifiuti.
Già l’acquisto della pattumiera, tanto per dirne una, è una specie di tradizione tutta femminile che si tramanda immutata di madre in figlia e che trova le sue lievissime differenze generazionali solo nei designer più moderni che lasciano tuttavia invariata la funzionalità dell’oggetto.
Se all’acquisto della cucina il novello sposo di solito partecipa con tenero entusiasmo, di fronte all’acquisto della pattumiera ideale il tapino si ritira inorridito, spaesato dalla necessità della sposa di procurarsi l’oggetto migliore. “Ma perchè” lo senti sussurrare al futuro suocero “non si può usare un sacchetto appeso alla finestra?” e mentre anche il vecchio resta ammutolito di fronte a questa dubbio esistenziale, la sposa è già partita in compagnia della madre e delle sorelle alla ricerca della pattumiera della sua infanzia.
Son momenti toccanti, a dire il vero, momenti che suggelleranno per sempre il rapporto tra madre e figlia e che segneranno per sempre il futuro sposo molto più della prima notte di nozze…

































Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.