Grazia Perché non puoi aspettare

Archivio per autore

A priori e senza riserve. Io LO AMO così, sopra ogni cosa… il cinema!

Questa settimana, invece di consigliarvi un film che ho visto, vorrei parlarvi di tre film che ho intenzione di andare a vedere. Vorrei riuscire a convincervi che ne vale la pena…

Premessa: fosse per me andrei al cinema tutti i giorni. E durante il weekend mi concederei anche una doppia porzione pomeriggio/sera. Perché il mio per il cinema è amore vero. Per le storie, prima di tutto: non siete d’accordo con me che la realtà, finta, del grande schermo tocca ed emoziona quasi più di quella vera? E poi nutro per attori e registi un’ammirazione sconfinata perché riescono a creare quella “realtà” e a farla diventare nostra, in tutto il mondo (a proposito, vi invito a leggere l’intervista collettiva di «Grazia» a Gabriele Muccino: un incontro davvero interessante con un uomo che vale la pena di conoscere). Però la verità è che la sera, dopo il lavoro, sono stanca e sogno solo il mio divano con annesso telecomando. E quando, quelle rare volte, riesco a vincere la stanchezza, vengo assalita dai sensi di colpa nei confronti della famiglia. La quale, intendiamoci, vive più che serenamente anche senza di me e, normalmente, dopo cena, si disperde: ognuno per conto suo a gestirsi il proprio televisore, fino alla buonanotte.

¶ Leggi il resto…

Quando i MASCHI ci fanno più tenerezza che sangue…

L’ultima vittoria, se vogliamo chiamarla così, in ordine di tempo è la nomina, da parte del Papa, di una donna come sottosegretario del Pontificio consiglio della giustizia e della pace.

Non era mai successo in tutta la storia della Chiesa e quindi la notizia è degna di una certa attenzione. Insieme alla schiera di nuove ambasciatrici in giro in tutto il mondo, conferma una presenza femminile sempre più massiccia negli ambiti in cui le cose accadono e qualche volta anche si decidono. Se poi aggiungete che uno studio recentissimo ha confermato che negli Stati Uniti stanno aumentando in maniera esponenziale le donne che guadagnano più dei propri mariti, c’è di che essere soddisfatte. O no? No, non tanto. Lo so, siamo proprio antipatiche e nulla ci fa mai contente, ma rifletteteci un attimo: la verità è che il sorpasso è strettamente legato alla crisi e le nostre colleghe oltre oceano si sono guadagnate il record solo perché i loro mariti hanno perso il posto di lavoro. Anche durante la guerra le donne lavoravano, ma perché tutti gli uomini erano al fronte. Una volta tornati in patria, le signore sono tornate a casa, senza neanche tanti ringraziamenti. E così succederà anche questa volta. Con in più una quantità di divorzi e di disagi psicologici legati al capovolgersi dei ruoli e alla fatica per le americane di dover fare il capofamiglia dentro e fuori dalle mura domestiche, mentre lui ovviamente si rifiuta di fare il casalingo frustrato…

¶ Leggi il resto…

L’INFERNO è su questa terra, ma, voglio crederci, anche i miracoli

La prima reazione che abbiamo avuto in tanti, credo, insieme al dolore, è stata: ma perché a loro? Perché proprio Haiti, un paese così provato, così sfortunato? È ingiusto e crudele.

Ovvio, nessun paese e nessun popolo al mondo meritano quello che è accaduto. Ma, in questo caso, viene spontaneo vedere una specie di accanimento. Da parte di chi? Non lo so, del fato, di un destino che gioca con la vita degli uomini. Della natura che è furiosa con noi, che a parole dichiariamo di amarla tanto, ma poi nei fatti la violentiamo e si prende la sua rivincita: quando e come vuole. Ma perché infierire sui più deboli? Haiti era ed è il più povero, e disgraziato, dei paesi del continente americano.
I suoi abitanti vivevano con un dollaro al giorno, al 90 per cento in baracche senza acqua né elettricità e con un’aspettativa di vita di 50 anni…! Dopo dieci devastanti scosse di terremoto, però, lo scenario non è più quello di una tragica, quasi banale, povertà, perché è diventato apocalittico, un inferno sulla terra. Le cronache raccontano di un tappeto di cadaveri, le case accartocciate, la capitale rasa al suolo, centinaia di migliaia di morti, tre milioni di senzatetto e i superstiti che girano senza meta come in uno di quei film catastrofici che ci piacciono tanto perché, dopo averli visti, apprezziamo di più tutti gli agi e i privilegi della nostra bella vita protetta e confortevole. Ma, dall’altra parte del mondo, e le immagini non ci danno tregua, milioni di bambini sono i protagonisti, veri, reali, in carne e ossa di quel film assurdo e mostruoso. E noi vorremmo poter distogliere gli occhi perché troppo è il dolore e il senso di impotenza.

¶ Leggi il resto…

L’ossessione del giro vita e la dieta dei RAGGI X

Come non bastassero le sollecitazioni che già subiamo tutti i giorni, adesso saremo costrette a dimagrire giocoforza. Per non fare brutte figure con i body scanner degli aeroporti…

Ma guardate che la vita per noi donne è davvero durissima. E non sto parlando del doppio lavoro, della disparità di ruoli e di poteri, di discriminazioni, “tetti di cristallo” e tutte quelle amenità con cui siamo costrette a fare i conti quotidianamente. No, sto, molto più banalmente, parlando del problema dei problemi, quello che toglie il sonno e la serenità anche alla più solida e realizzata di noi: gli odiati chili di troppo. E quel “troppo” non siamo mai noi a determinarlo liberamente, perché è un dogma, esiste sempre e comunque, a prescindere dal nostro peso.

Certo, un po’ è colpa nostra che ci facciamo tiranneggiare dalla moda e dagli stilisti che si intestardiscono a proporci, stagione dopo stagione, modelli irraggiungibili di donne sempre più esili ed esangui, le Victoria Beckham che noi non siamo e non saremo mai, e francamente neppure vorremmo essere. Però, poi, anche medici e scienziati rincarano la dose spiegandoci che la magrezza è salute e longevità e che dal nostro giro vita dipende il nostro futuro.
Mai, per nessun motivo, deve superare gli 85 centimetri: non so voi ma io, per precauzione, non me lo misuro dall’ultimo vestito fatto con una sarta quando ancora i vestiti si facevano con le sarte… Eroica resisto anche alle, pesanti, pressioni psicologiche di mio marito che, ogni mattina, quando faccio colazione con pane, burro e miele, mi squadra con uno sguardo che è un misto di disapprovazione/apprensione, come di fronte a un’aspirante suicida, e per contenere il mio entusiasmo per dolci, fritti e tutti i cibi proibiti, mi ripete, come un frate trappista, «controllati, reprimiti, rinuncia…».

¶ Leggi il resto…

Non sarà il migliore dei mondi… ma BENVENUTI, bambini 2010!

Sta per arrivare un nuovo anno. Tutto sarà come prima, sentenziano i soliti scettici. No, le cose miglioreranno, è la tesi degli inveterati ottimisti. Mentre per i pessimisti… non c’è fine al peggio!

La lezione, tristissima, mi è stata impartita, qualche giorno fa, da un taxista. Chiacchierando del fatto che manca poco a Capodanno mi ha citato un proverbio del suo paese che, tradotto dal pugliese stretto, significa sinteticamente: cambiare è peggiorare! In qualche modo rimanda al più famoso “chi lascia la strada vecchia per la nuova ecc. ecc.”, ma con un’aggravante. Quella era una tesi razionale, realista, che si limitava a constatare quello che tutti sappiamo e cioè che effettivamente “si sa quello che si lascia, ma non quello che si trova”: okay, e allora? È un azzardo, ma può funzionare. Ma che la saggezza popolare sancisca che, per definizione, ogni cambiamento peggiora solo la situazione precedente è orribile, deprimente. È la negazione di ogni progresso, andrebbe vietato di dirlo ai bambini…

¶ Leggi il resto…

Altro che Gesù Bambino, qui ci vuole NOÈ!

Al vertice di Copenaghen si discute del futuro del nostro pianeta, e lo dico senza la minima retorica. Però questa urgenza non garantirà affatto, a quanto pare, risultati concreti e positivi. Se cominciassimo a preparare l’arca…

So di correre il rischio di sembrare semplicistica e quindi superficiale, se non peggio, però non riesco a impedirmi di pensare che, anche in questo caso, una buona dose di sano pragmatismo femminile potrebbe aiutare. Per esempio, a scegliere la politica dei piccoli passi, mini progetti realistici, circostanziati, per luogo e tempo, che però affrontino, e magari anche risolvano, concretamente qualche problema. Ma i grandi della Terra non ragionano così e, infatti, il quindicesimo incontro sull’ambiente, sostengono praticamente tutti gli addetti ai lavori, finirà come quelli precedenti: grandi discorsi, pomposi accordi internazionali e nessun impegno reale. Ovvero un fallimento annunciato.

Gli ottimisti (noi ci collochiamo volentieri tra questi, e poi è Natale, bisogna per forza essere buoni) continuano a pensare positivo e sono convinti che qualche decisione, anche significativa, sarà presa, però tutte le notizie che arrivano non fanno ben sperare. E non sto parlando solo di Copenaghen, ma proprio di come viene affrontata la questione ecologica nel mondo.

¶ Leggi il resto…

Adoro il NATALE ma detesto un sacco di altre cose. Ad esempio…

Sono stata accusata di “buonismo” e mai critica mi è sembrata più ingiusta. Primo, perché è falsa. Secondo, perché mi piacerebbe tanto fosse vera… Ma, nonostante l’atmosfera natalizia, proprio non è il mio genere.

Tutto è cominciato con l’editoriale di settimana scorsa, in cui dicevo che mi piace il Natale. Esattamente come avevo scritto, i due “partiti”, a favore e contro, hanno reagito applaudendo e raccontandomi i loro Natali dall’infanzia a oggi (!) o cercando di convertirmi con l’elenco dettagliato delle nefandezze delle festività. Che vanno dall’orribile “rito della famiglia, peggio se allargata, intorno al tavolo imbandito per l’ingrasso” all’“assurdità dello shopping a comando”.
Ma la critica più pesante è venuta da un uomo (e ti pareva), “compagno di una lettrice acritica di Grazia”, che mi ha accusato di buonismo, e cioè di non essere una buona vera (quale io vorrei, giuro, essere), ma “una versione edulcorata e fasulla, una finta buona che si adegua ai tempi, non parla male di nessuno, men che meno delle donne e osanna il Natale, meglio se consumista”. Va bene, lo ammetto, sono una femminista e ho ricevuto una tangente da Babbo Natale… Però buonista no! Proprio io che devo quotidianamente difendermi dall’accusa di essere una dura da parte della mia redazione, da mio marito che, per i miei modi un po’ bruschi, mi chiama “il camionista”, da mio figlio che, piccolissimo, dopo un mio intervento un po’ autoritario, appese sulla porta di camera un foglio con su scritto: “Mia madre è come Hitler”. Bei ricordi di un tempo andato, adesso sono diventata una mammoletta disposta a tutto, pur di compiacere le mie lettrici e, quel che è peggio, il comune sentire.

¶ Leggi il resto…

REGALI: gli eroi dell’ultimo minuto e i saggi “accumulatori”

È dicembre, quindi siamo ufficialmente a Natale. Dite quello che vi pare, io sono contenta. Mi piacciono gli addobbi di negozi e strade, sto già pensando al menu del pranzo. E sono entusiasta di fare e ricevere doni.

Il tema, lo so, è di quelli che dividono drasticamente: favorevoli da una parte, contrari dall’altra. Sì, è vero, c’è anche qualche agnostico, che non sa o non vuole prendere posizione. Però il Natale, e più in generale tutte le feste costituite, ha i suoi fedeli fan e i detrattori ufficiali. Faccio quasi fatica a capire le ragioni degli “altri”, anche se qualcuno lo conosco: mi sembrano degli individualisti, con il terrore di sembrare banali e che rifiutano l’idea del regalo/ricorrenza perché la considerano una costrizione, di più, un limite insopportabile per la loro creatività di uomini liberi, ma liberi veramente. Loro preferirebbero stupirci nei momenti più inaspettati, invece che adeguarsi a quel banale rito borghese (borghese?) del regalino di Natale…
Per quella che è la mia esperienza, e anche quella di qualche mia amica, dietro alle teorizzazioni di questo tipo, si nasconde una sostanziale pigrizia, pratica e sentimentale, che sfocerà nel fatto che le feste ufficiali saranno cancellate e quelle “personali” non arriveranno mai per i motivi più vari… Quindi non cadete nella trappola.

¶ Leggi il resto…

Questa pagina non è per voi, ma per i vostri MARITI

Questa volta, care lettrici, non mi rivolgo a voi, ma agli uomini della vostra vita. Cari fidanzati, sposi, figli o padri, che ci amate e vivete con noi, potreste per favore darci una mano? Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza alle donne: vogliamo parlarne?

Lo so, voi non c’entrate niente, mai alzato neanche un fiore contro una donna, figuratevi un pugno… Vi credo sulla parola, però i dati trasmessi dal ministero delle Pari opportunità sono inquietanti e non li snocciolo solo per non turbare nessuno. Vi basti sapere che, in Italia, una donna su tre ha subito, nella sua vita, violenza e che l’Onu ha calcolato che, nel mondo, capita ogni 8 minuti…

Se volete documentarvi meglio, internet è, come sempre, una fonte infinita di informazioni e YouTube anche di video che raccontano, per immagini e quindi per emozioni, una situazione inimmaginabile per i più sani tra voi. Se siete dei ragazzi sensibili, e noi sappiamo che lo siete, evitate quelli più crudi, però ve ne racconto uno, che vi consiglio. È una sorta di spot che inizia con una domanda semplice semplice: quale è la principale causa di violenza nel mondo?

Mentre sullo schermo scorrono le immagini più ovvie e tristi, arrivano le risposte: la guerra, il razzismo, gli estremismi… o semplicemente il fatto di nascere donna. E poi inesorabile c’è la sequenza delle infamie a cui sono sottoposte troppe donne, in tutto il mondo: stupri, compravendita di corpi, mutilazioni genitali, violenze domestiche… Chi sarà la prossima? È la crudele domanda finale. Tua madre? Tua sorella? Tua figlia?

¶ Leggi il resto…

Meglio un GENTILE finto che uno scortese autentico!

Il 13 novembre è stata celebrata la giornata mondiale della gentilezza. Quando ne avevo parlato, tempo fa, in questa pagina ero stata coperta di lettere e mail. Il tema toccava evidentemente un punto cruciale della nostra convivenza. Ma si può imparare a diventare gentili?

Qualche giorno fa, tornando da un weekend con mio marito, abbiamo preso un taxi. Il taxista, un giovane uomo, era molto gentile: appena saliti in macchina, ci ha chiesto se la temperatura ci andava bene. Poi ci ha rivolto la parola un paio di volte, sempre cortesissimo e così attento a ogni nostra esigenza da farmi quasi, lo ammetto, insospettire. Velocemente, da malfidente, ho pensato: o non è normalissimo o è un po’ fasullo.

Mi vergogno delle mie reazioni, ma siamo così disabituati alla vera gentilezza che può sconcertarci e confonderci. Durante il tragitto ho chiamato mia sorella per avvisarla che eravamo rientrati in anticipo perché Emanuele, nostro figlio che era rimasto a Milano, aveva la febbre alta. Sotto casa, il taxista, mentre ci aiutava a prendere le valigie, ci ha pregato di salutarlo e fargli gli auguri: «L’ho accompagnato una volta», ci ha spiegato «e abbiamo chiacchierato a lungo di musica. È un ragazzo davvero simpatico e gentile». Basiti, sia io che mio marito ci siamo subito ricordati che Emanuele aveva usato esattamente le stesse parole e la stessa enfasi per raccontarci l’episodio, avvenuto peraltro almeno tre anni prima, quando lui era un ragazzino di 13 anni. L’incontro di due “gentili” doc aveva creato il cortocircuito positivo.

Mi piacerebbe attribuirmi il merito dell’educazione di mio figlio, ma in lui, l’ho già scritto, la gentilezza è un dato caratteriale, una predisposizione dell’anima, adesso, ahimè, un po’ mitigata dal fatto che è diventato un adolescente e questo pare lo costringa a modelli di comportamento più virili e un po’ più ruvidi, e quindi meno attenti agli altri e ai loro sentimenti. Ma sono certa gli passerà, insieme al bilanciamento degli ormoni, e lui, mi auguro, tornerà a essere lo spirito gentile che è sempre stato.

Ma la domanda era: se non lo si nasce, si può imparare a essere più gentili?

Secondo me, sì: basta pensarci, applicarsi, osservare i propri comportamenti e quelli altrui e copiare, letteralmente, quelli che ci sembrano più adeguati. ¶ Leggi il resto…

 Page 1 of 15  1  2  3  4  5 » ...  Last » 

I più commentati

  1. Dietro ai colori... Bianca (814)
  2. Asili, scuole materne e altri locali di aggregazione per noi papà (615)
  3. Padre in stand-by (299)
  4. Aperitivo di Grazia, l'aperitivo più esclusivo dell’anno! (288)
  5. Spiaggia: il problema del cambio costume “on the fly” (281)

I più amati

  1. Aperitivo di Grazia, l'aperitivo più esclusivo dell’anno!
  2. Meglio non farsi illusioni su quelli abituati a dire: «Adesso vedo»
  3. Anatomia di un tormentone estivo. A cura di Matrix, live and direct
  4. Attento Obama, l’America non si rimette in piedi con i colletti rosa
  5. Il momento dei saluti
  6. Mi chiami? Ma quanto mi chiami?
  7. L'aperitivo del blog di Grazia: quel che devi sapere
  8. A Parigi è di moda l'Urban Training
  9. Le foto dell'aperitivo del blog di Grazia
  10. In AMORE (e in guerra) i conti non si pareggiano mai