Ok, ok, ho barato un pochino.
Cioè, ecco, io in realtà qualche mese fa ci sono stata, a un matrimonio.
Solo che ai fini della mia ricerca non conta.
Perché – capirete anche voi – non si può considerare indicativo un matrimonio tipico quello in cui lo sposo arriva col cane al guinzaglio e indossa una camicia fucsia. O dove si comincia in ritardo per aspettare il testimone.
Ma soprattutto perché non può considerarsi tipico un matrimonio organizzato in un tempo inferiore a quello che serve per organizzare, che so, una festa di compleanno o un sabato sera in pizzeria.
E dove sull’invito c’è scritto “si consiglia abbigliamento comodo”.
Ma andiamo con ordine.
Succede che un bel giorno di maggio loro ci dicono che si sposano.
Loro, per chiarirci, sono una meravigliosa coppia di amici, di quelli che quando li conosci non hai nessuna altra scelta, se non quella di adorarli.
Loro sono due seri professionisti, capaci nel loro lavoro, colti, informati.
Faccio queste precisazioni perché da qui in poi potrebbero sembrare, come dire, degli squinternati.
Quattro mesi prima
Insomma a maggio loro ci dicono che si sposano. A settembre.
“Fra quattro mesi?!” diciamo noi, increduli.
“Beh, sì, è qualche mese, poi lavoriamo e ci sono anche le ferie…ma non ci vuole mica tutto ’sto tempo, no?”
“Avete già organizzato qualcosa, quindi?”
“No, perché?”
Due mesi prima
Sposo: Ehi, abbiamo fatto le pubblicazioni
Io: Questo è un grande sollievo: allora vi sposate davvero! E come vanno i preparativi?
Sposo: Quali preparativi?
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Nella mia categoria “Cosa indossare a un matrimonio for dummies” il coefficiente di difficoltà più alto lo raggiungo in previsione del matrimonio della mia amica Alessandra, il prossimo maggio a Milano.
Matrimonio di mattina. Molto semplice, aggiunge lei, la futura sposa.
Ok, molto semplice, questa la so.
Ma come sarà questo matrimonio? La futura sposa mi risponde testualmente “milanese chic”.
Milanese.
Chic.
Lo scambio avviene via email altrimenti la mia faccia tra il perplesso e l’imbarazzato sarebbe stata difficile da gestire.
Chiariamo, non dubito affatto che ci sia una tipologia di abbigliamento nei matrimoni milanesi, e in particolare di mattina. E sono assolutamente sicura che anche la parola chic abbia un corrispettivo concreto.
Che però nella mia testa – figuriamoci – non c’è.
E quindi? E quindi nei giorni che seguono mi lancio in frenetiche conversazioni un po’ con chiunque sia a disposizione, nella speranza di qualche utile indicazione.
Cappello.
La prima questione che viene sollevata è… il cappello!
Ovviamente non mi aveva minimamente sfiorato finché all’improvviso qualcuno me la ricorda. Figuriamoci, a me quando parlano di cappello viene subito in mente Ascot e le signore inglesi con delle robe improponibili in testa.
Su, su, lo so che non è sempre così e che le donne mettono anche dei bei cappelli ai matrimoni. Però insomma ci vuole un certo stile e un contesto.
“Il matrimonio è un contesto, diamine” mi ricordano dalla regia. Ah, vero.
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Mi chiamo Antonella, ho 27 anni e ho un problema.
“Ciao Antonella” dirà qualcuno.
Mettiamola così: ho una certa avversione personale per il “vestirsi eleganti”, soprattutto nelle “occasioni in cui ci si deve vestire eleganti”.
Cioè, se è necessario lo faccio anche, ma con lo stesso entusiasmo con cui ci si alza lunedì mattina con la prospettiva di una lunga giornata di una lunga settimana lavorativa corredata da piacevolezze quali l’appuntamento dal dentista e la fila alla posta per pagare le bollette.
Ma sto migliorando, eh. Uhm, diciamo che solo recentemente è terminata la fase in cui quando si parlava di abbigliamento mia madre alzava gli occhi al cielo dicendo “Credevo di aver avuto una figlia femmina”.
È che fino ad ora ho potuto tenermi l’avversione di cui sopra senza troppi danni, evitando con discrezione le occasioni capitate lungo la via – di solito mai eventi per me troppo interessanti (“E quando hai intenzione di crescere?” dirà qualcuno. Sì, mamma, dico a te, lo so che stai leggendo).
Ma sto divagando - in questo sono piuttosto abile.
Ricomincio.
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