Qualche giorno fa ho scritto un post in cui dicevo a mia figlia “se mai da grande passerai di qui sappi che non riesco ad immaginare di poterti amare più di quanto io non stia già facendo.”
Ma da grande lei passerà davvero a cercare quello che ho scritto?
Tra dieci o quindici anni esisterà ancora la rete così come la stiamo vivendo ora?
In genere non mi pongo problemi, ammesso che di problemi si tratti, così distanti nel tempo poiché non so se questi si presenteranno o meno.
Tuttavia mi pongo spesso la domanda “cosa penserà mia figlia del diario di sua madre?” pur riconoscendo l’attuale inutilità di un quesito del genere.
Per esempio da figlia sento tutt’ora un forte distacco con mia madre. Siamo due persone estremamente diverse e facciamo fatica a trovare qualcosa in comune.
Se avessi tra le mani il diario dei suoi vent’anni forse, e dico forse, potrei trovarci quei punti di contatto che per ora non ho.
Mi piace immaginare mia figlia che sbircia tra i miei pensieri di ventenne/trentenne.
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In metropolitana gli uomini si suddividono in tre categorie.
Non due. Non quattro. Tre.
Categoria numero uno: il molesto.
Ammazza che cozza. Scusa, potresti spostarti un po’ più in là? Devo flirtare con la morettina dietro di te.
Oh, eccoti, sì. Ti vedo. Sei decisamente carina. Ti sorrido. Lo vedi come ti sorrido?
Se mi sorridi anche tu ti lascio il posto, dai. O ti lascio sedere sulle mie ginocchia.
O mi lasci il tuo numero di cellulare, dai dai.
Come? Non mi sorridi? Ma rimani pure in piedi stronza!
Categoria numero due: l’insensibile.
Io non mi alzo. E’ inutile che mi guardi così. Non mi importa se hai le tue cose, se senti caldo, se ti si sciupa quell’orrenda messa in piega e se i tacchi ti fanno male.
Avresti potuto non metterteli, non te l’ha mica ordinato il dottore!
Nel mentre la ragazza sviene.
No, signora. Non m’importa se ha 78 anni, se ha la sciatica, se soffre di una qualsiasi patologia senile e se non ha più sedici denti. Lo so che in fondo è soltanto un modo per convincermi a lasciarle il posto. E ringrazi il cielo ché le do del “lei”.
Nel mentre la vecchina muore.
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Sei una donna. Punto.
A capo.
Fino ai 10 anni ti è concesso tutto tranne l’alcolismo, le droghe pesanti e la piromania. Subito dopo inizia un periodo in cui sarai sicuramente troppo bassa, troppo alta, troppo magra, troppo piatta, troppo grassa, troppo riccia, troppo poco bionda, troppo di qualsiasi altra cosa possa mai esistere.
Sei “troppo”, ma sopravvivi.
Arrivi ai 20 e provi a goderteli nonostante quel miliardo e mezzo di complessi che la società, i conoscenti, i ragazzi sbagliati, gli amici e anche i tuoi genitori (non ci facciamo mancare niente) ti hanno fatto venire.
Goditeli tutti i 20 perché i 30 si avvicinano e da quel momento in poi non solo sarai “troppo” ma sarai anche sbagliata.
Proviamo ad analizzare le varie opzioni:
- sei single e senza lo straccio di un flirt: sei una sfigata.Vuoi forse morire zitella? La possibilità che tu abbia deliberatamente scelto di rimanere da sola non verrà nemmeno presa in considerazione. Oppure sei tremendamente brutta e non hai via di scampo. Potevi dircelo prima però.
- sei single e ti concedi più relazioni: meretrice.
- sei fidanzata: quando ti sposi?
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