Hai bisogno di lavorare? Ti devi adattare.
Michela Murgia ha un blog che ha fatto nascere un libro, dal quale a sua volta è stato tratto un film (Tutta la vita davanti, di Virzì).
Avevo letto il libro di Michela e lo avevo trovato terribile. I precari sono un folto gruppo di persone che si adattano a un lavoro per necessitĂ . La perdita della dignitĂ della persona e del lavoro, la mancanza di rispetto per le casalinghe ignare vittime di un call center, un meccanismo commerciale che stritola tutti in un vortice di abbrutimento, la fine del sogno del precario in una vita migliore… Lo spettacolo teatrale, tratto dallo stesso romanzo, con la regia di Davide Emmer, è una piccola perla scritta e interpretata con cura… ¶ Leggi il resto…
La vita olfattiva è un piccolo mistero racchiuso nel naso di ogni persona.
Ho notato che ci portiamo addosso l’odore del luogo dove viviamo la maggior parte del tempo. Quando finisco la giornata lavorativa, i miei panni odorano sempre di bambini con cui sto a contatto per molto tempo. La mia amica, che si occupa di pulizie, ha sempre uno strano odore di detergente addosso. La mia musa dagli occhi azzurri, esposta tutto il giorno a tutti i tipi di carta stampata, odora di libro impolverato e custodito in scaffali di legno. Tutti questi odori mi sono familiari e ho piacere di annusarli.
Può capitare di conoscere persone il cui odore mi dĂ noia. Non si parla di puzze ma di una sorta di aroma personale che, nelle narici, dĂ un segnale di fastidio. Per quanto freni, alla fine, istintivamente, non riesco a continuare l’amicizia. Mi sono arresa: cerco sempre, in maniera del tutto naturale, nel luogo, nelle persone, una affinitĂ olfattiva che, per una strana ragione, mi è cara.
Ho preso tutti sufficiente, fa il mio paziente novenne. Mia madre mi ha detto la solita frase ma. Lo ascolto mentre prendo il suo quaderno e tutti gli ausili per la terapia. Lui continua: mi ha detto che tutti hanno un posto nella scuola e io ho il posto di quelli che devono lavorare molto per riuscire. Tua madre ha ragione, faccio: mi sembra che abbia preso bene i tuoi voti. Secondo me, aggiungo, i tuoi voti sono perfetti. Lo sai com’è lei, fa lui, è contenta ma sarebbe piĂą contenta se fossi come il primo della classe. Gli prendo la mano: ti svelo un segreto, mormoro, non ho ancora conosciuto una mamma pienamente contenta di suo figlio. Scommetto che nemmeno la mamma del primo della classe è contenta. PerchĂ©, domanda. Non lo so, rispondo: se divento mamma magari lo scopro. Il mio pazientino ride e si rilassa. Quando mamma mi ha detto che ognuno deve avere un posto nella scuola io avevo pensato a quale posto potessi occupare e starci comodo ma a lei non l’ho detto. Lo guardo di sguincio. Lui è fluido:
Il posto dell’assente.Altre storie di ordinaria sopravvivenza scolastica su
Lo fa anche Baricco.
Io e il paziente dodicenne alle prese con la generalizzazione dello strumento compensativo, leggi metodo per aggirare l’ostacolo, per la comprensione di vari testi e la pianificazione degli stessi. Abbiamo giĂ dato con le materie della scuola e adesso, prima che vada definitivamente in dimissione, abbiamo deciso di dedicarci alla lettura giornalistica, anzi, sportiva. Si sceglie un brano, fa tutte le sue brave manovre e poi passa alla pianificazione scritta. E’ diventato un lettore fedele della pagina di sport di Repubblica. E’ così migliorato che oggi mi ha chiesto se per tutti i lavori c’è bisogno di un italiano ipercorrettissimo come lo vuole la prof. Basta che sia corretto, rispondo: l’italiano ipercorrettissimo ce lo hanno in pochi. Bene, fa lui, allora ho una speranza. Di far cosa, chiedo curiosa.
Di diventare giornalista.
Storie di ordinaria sopravvivenza su http://lofaanchebaricco.splinder.com
La nascita di una bambina, in alcuni luoghi e in tempi nemmeno tanto lontani, significava una futura donna, a sua volta, moglie e madre. Il migliore augurio che le si potesse dare era l’inizio della dote e il primo capo di corredo. La maggior parte dei gesti per questa tradizione si portava dietro aneddoti e piccole storie familiari. Le donne di cittĂ saranno forse estranee, quelle delle province avranno sentito qualcosa in merito, ma, a scanso di equivoci, è bene spiegare la differenza delle due cose. La dote è una cifra in denaro che la madre della bimba conserverĂ fino al momento in cui la figlia converrĂ a giuste nozze; il corredo è tutta la biancheria di cui avrĂ bisogno una giovane sposa… ¶ Leggi il resto…
Un titolo che fa sensazione si fa leggere ma l’informazione, a volte, è altrove.
Leggo che un gruppo di docenti e alcuni collettivi studenteschi contestano l’invito al Papa per esporre le sue idee all’universitĂ “La sapienza” di Roma. Approfondisco la lettura: mi sembra ben strano che degli scienziati non vogliano dialogare col Papa. Ebbene, leggo che il Papa è invitato alla cerimonia dell’apertura dell’anno accademico universitario. Proseguo nella lettura e comprendo la protesta: il Papa avrebbe fatto un magnifico discorso ma non ci sarebbe stata la possibilitĂ di un confronto tra il Sommo Pontefice e gli studenti e l’occasione sarebbe andata sprecata.
L’informazione dei titoli che fanno sensazione ha creato uno scompiglio. Il Papa ha deciso di non andare all’inaugurazione e è stato trasformato in vittima degli scienziati e studenti dissidenti. Niente di tutto questo: nessuno ha detto che non si voleva dialogare col papa… ¶ Leggi il resto…
Leggo sulla cartella del nuovo novenne, mi sta di fronte, che soffre d’insonnia da quando ha iniziato la scuola elementare. Leggo qui che non dormi, chiedo. Non è vero, fa: dormo solo con la pilloletta, risponde pallido e magro che si agita sulla sedia come se fosse seduto sui carboni ardenti. Chi te l’ha data, indago curiosa. Un dottore vecchio, fa , mi pare che fosse psichiatra e dice che sono emotivo. Tu sei d’accordo, domando placida. Non lo so, fa alzando le spalle, quello che so è che la maestra detta troppo veloce e io mi confondo e succede solo a me e ci penso sempre. Capisco, replico. E’ possibile pensare e non accorgersi di farlo, chiede curioso e interessato. Può capitare, faccio possibilista.”Magari ci penso anche la notte.”
Qui, altre storie di ordinaria dislessia.
Quando asciugava i capelli era migliore di una donna. Nel suo borsello c’erano due spazzole differenti, un pettine, gli elastici. I suoi capelli erano ondulati ma lui di quei cosi nè ricci, nè lisci, non ne voleva sapere. Allo specchio, uno di quelli con le lampadine, si pettinava per districarli da bagnati. Prendeva il phon professionale col beccuccio e, con la spazzola tonda, li phonava per tutta la lunghezza, fino alla spalla, ciocca per ciocca. Alla fine si sistemava i capelli sulla fronte infilando le mani sui due lati delle tempie. I capelli erano perfettamente phonati e lisci su tutta la lunghezza. Fissava qualche ciocca in disordine con il pettine. prendeva un elastico dal borsello e legava la lunghezza in direzione della nuca: non un centimetro di piĂą, nè uno di meno.
Era pronto. Erano passati, dal momento dello shampoo, quarantacinque minuti.
La mia larga casa nel limoneto quest’anno ospiterĂ la vigilia di Natale della famiglia. Siamo uno sproposito di gente come al solito. Vado da mia nonna a prendere disposizioni. La tradizione vuole una serie di portate e ci vogliono piĂą donne per prepararlo. La nonna decreta le spartizioni delle ricette. L’insalata di rinforzo, con cavolfiore e papaccelle, la fa mia ziadue. La cassata tradizionale la fa mia ziatre. Gli struffoli li fa mia ziatre in seconda con la figlia. Il baccalĂ fritto lo fa mia madre. Lo spaghetto con i pinoli lo fa mio zio sposato con ziatre. E io farò quello che faccio ogni anno: la lotta con il capitone. Il capitone è una specie di anguillona viscida che arriva viva, in un secchio, dal pescatore di fiducia… ¶ Leggi il resto…
Bimbetto nove anni sveglissimo, prima terapia, gli chiedo il motivo per cui l’hanno mandato a fare logopedia. Lui mi risponde che la maestra dice, la mamma dice, la nonna dice, il papĂ dice, la zia dice, il dottore dice, la vicina di casa dice, la mamma del mio amico dice, la cugina di papĂ dice, il mio amico di banco dice, mia sorella grande dice. E tu cosa dici, domando. Cosa devo dire, fa. E poi continua.
“Dimmi qualcosa tu per non farli parlare.”
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