Grazia Perché non puoi aspettare

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Le 101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita

E’ uscito per Newton & Compton il mio libro su Milano. Centouno storie che sono più di un anno di scoperte, di incontri, di occhi e di cuore aperto. Di capire un sacco di cose, che a starla a sentire Milano non fa che parlarti e insegnarti. E io non parlo mai di lavoro, ma questo è un caso speciale. E almeno l’intro vorrei farvelo leggere. Poi fosse per me manderei a tutti quanti il file di word, che tanto di royalties non prenderò una lira. Ma se vi capita di passare in libreria, sfogliatelo. Che ci sono le illustrazioni di Thomas Bires. E sono bellissime.

Non sono in molti ad apprezzare davvero Milano. Fate una prova su strada: attaccate bottone con qualcuno e cominciate a lamentarvi. L’ottanta per cento si dirà d’accordo e aumenterà il carico. Il dieci per cento sacramenterà. L’ultimo dieci per cento, pur senza fare assolutamente nulla per convicervi del contrario, vi guarderà con una strana luce negli occhi. ¶ Leggi il resto…

I primi trent’anni: cosa abbiamo imparato

L’altro giorno ho compiuto trent’anni. Ne dimostro diciotto secondo il maschio medio americano, venti secondo le vecchiette italiane, grosso modo venticinque secondo tutto il resto del mondo e trenta portati male secondo quelli a cui non l’ho data. Di mestiere faccio la scrittrice, il che non solo è ridicolo di suo ma al momento è redditizio come allevare ippopotami in giardino.

Su quattro libri già pubblicati o da pubblicare entro il prossimo anno, uno è una raccolta di racconti scurrili, l’altro è una specie di guida su Milano, l’altro ancora è una favola e l’ultimo, per la gioia del mio capo che me l’ha commissionato e sta ancora ridendo, è Il Piccolo Libro Dei Cuori Solitari.

Per arrotondare traduco fumetti sugli zombi e bestselleroni in stile Die Hard da seicento e passa pagine (ora sapete perché tutti i nomi delle pistole erano sbagliati, o voi appassionati del genere). Forse, tanto per perderci un cicinin di più la faccia, scriverò una graphic novel a quattro mani con un pornoattore di grido. Sceneggiata dal mio ex fidanzato, di mestiere fumettista Disney.

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È inutile piangere sul latte macchiato

Al telefono con un’amica salta fuori l’argomento lacrime. Piango in continuazione, dico. Di quel che capita, rabbia, gioia, tristezza. A volte persino speranza. Magari mi risolvesse la ritenzione idrica. Lei non solo comprende, ma ha pure lo stesso problema di feedback. Dio benedica le amiche. Procedo a spiegare.

Nel mondo dei normopiangenti il pianto raramente è preso bene. Chi non ne è toccato tende a demonizzarlo. Vade retro, ricattus moralis. Ora, non dico che non succeda di imbattersi in femmine che piazzano lacrime come puntate all’ippodromo. In un certo senso hanno tutta la mia comprensione. Di solito funziona pure.

Disgraziatamente una che piange non è necessariamente una palchista. A volte è solo una cretina che ha avuto la sfiga di sentire più degli altri… ¶ Leggi il resto…

Cara Micol ti scrivo

scritto da Lella, la mamma di Micol Beltramini

Che dire? Ti ho aspettata sei anni e mezzo. A tuo padre dicevo che prendevo ancora la pillola. Ha! Alla fine ti ho avuta. E amata, adorata. Pure un po’ viziata, forse. Però qualche soddisfazione me l’hai data, via. Anche la laurea in lettere, centodieci e lode. Mica bau bau micio micio, come dici tu.

È che poi te ne sei andata. Sì, sì, lo so. Il lavoro, la storia di otto anni finita, e tutto il resto… ¶ Leggi il resto…

Uno come te, io non lo troverò mai più, uno come te

È la pioggia, lo sai che è la pioggia. Non può essere altro. Ti ritrovi a dire cose che di solito non diresti, o a guardarti in faccia in momenti in cui proprio non sarebbe il caso. Tipo quando un’amica ti dice che sta male per Tizio, meglio noto come la Merda. Trent’anni, belloccio, la Merda appartiene alla categoria Parassiti: si attacca alle tue insicurezze e succhia. Finché tu, la Donna Di Un Certo Livello, ringiovanisci. Nel senso che torni a avere tredici anni. Di testa, purtroppo.

Al cellulare fai scenate fenomenali. In macchina, la radio accesa, scopri con terrore che ti piace Tiziano Ferro. Il colpo basso diventa la tua arma segreta, il ricatto morale la moneta di scambio preferita. E ogni volta, alla fine, il bassoventre cede. Perché la Merda, ovviamente, a letto ci sa fare… ¶ Leggi il resto…

Anche l’occhio vuole la sua parte (o, figure di merda d’antologia)

Incontro un’amica per pranzo. Il suo compleanno è passato da giorni e io non le ho ancora fatto un regalo. Lei nota il mio ombrellino a forma di papera. Carino, dice. L’occhio mi cade sul suo, gigantesco e a quadroni scozzesi. Gli dèi dei regali mi vogliono bene, penso.

Entro nel primo negozio di borse che trovo per strada. Su uno scaffale ci sono tre ombrelli a forma di papera. Sono un po’ diversi dal mio, hanno la testa colorata e gli occhietti sporgenti. Ne tiro su uno con la diffidenza della sciura del Dash di fronte ai due fustini di un altro detersivo.

La proprietaria mi chiede se può essermi utile.

Guardi, sentenzio, mi piace questo qui viola ma ha un occhio che sporge molto più dell’altro.

Lei alza gli occhi.
Il sinistro, a palla, mi guarda con odio.
Il destro farebbe lo stesso non fosse che è strabico.

Per qualche secondo la monumentale figura di merda mi impietrisce. La proprietaria mi fissa da un baratro di cinquant’anni di cattiverie ingoiate e mal digerite. Le passano dietro gli occhi paludi stigie di insulti, tra cui sceglie con cura le undici sillabe per annientarmi: noi quelle cose lì non le guardiamo.

Delibero seduta stante di tirar su un ombrello a caso e battermela. A quattro chilometri dal negozio comincio a sentirmi relativamente in salvo. Mi fermo, apro il sacchetto e tiro fuori la papera del mio destino. Sorpresa, sorpresa: è verde e con gli occhietti normali. Di sicuro finisco all’inferno, ma almeno il mio senso estetico è salvo.

Ex fidanzate, amori d’altri tempi e dentisti papabili

Sto seduta nella sala d’attesa del mio dentista impegnata nello sport da anticamera per eccellenza: lo zapping tra riviste. Tra tette e culi che non hanno più nulla di umano, suggerimenti modaioli poco praticabili e oroscopi cinesi, cingalesi e salesiani, finisco con l’imbattermi nel seguente stralcio di posta del cuore. Abelarda Pincopallo, neosposina trentenne, lamenta l’eccessiva presenza dell’ex di lui nella propria vita coniugale. Per una quindicina di righe ricama intorno all’intramontabile concetto: due maròni. Sul finire però si pone delle domande: Ma sarà giusto lamentarsi? O sbaglio io? E qui accade l’insospettabile. L’esperto del caso, che ipotizzo psicologo ma che per quel che ne so potrebbe essere pure macellaio, dà una risposta non solo relativamente equanime, non solo corretta per forma e sostanza, ma anche - cuor mio non tremare - estremamente puntuale, brillante e sensata. Novello Socrate, argomenta grosso modo così:

Cara Abelarda,

trent’anni fa avresti avuto tutta la ragione del mondo. Ci si sposava, si giurava di restare insieme per sempre, e tutto sommato in gran parte dei casi ce la si faceva. Non si sentivano storie di ex fidanzate o amichette del cuore; la regina del focolare era una e una sola; alla peggio poteva pure essere cornuta, ma normalmente non doveva dividere la sua posizione con uno stuolo di più o meno sfacciate pretendenti al trono… ¶ Leggi il resto…

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