Adesso non è che sto sempre davanti al televisore a guardare competizioni sportive, però, mentre ero davanti al televisore a guardare una competizione sportiva, inquadrano per un istante Jenson Button, il pilota di F1, e nel mentre che io penso che somiglia alla versione maschile e lanuginosa di Julianne Moore, la mia ragazza commenta con distratto entusiasmo: “Che figo!” (la mia ragazza tiene a precisare che in questo post la faccio sembrare una decerebrata, e si dissocia).
La cosa mi indigna, naturalmente. Prima di tutto perché se io, al passaggio di – che ne so – Manuela Arcuri, dicessi “che figa!”, mi arriverebbe una ciabatta in faccia. E poi perché Jenson Button sarà anche un bellissimo ragazzo, ma secondo me le donne si lasciano ingannare troppo facilmente dalla distorsione estetica di cui godono i personaggi pubblici. Lei controbatte dicendo che la distorsione non c’entra, che se vede Button sorridere pensa che è un figo, mentre se vede sorridere Ibrahimovic pensa solo che ha fatto gol. Io le rispondo che, tesoro, non sto dicendo che tutti i personaggi pubblici o gli atleti ricchi sembrano belli. Sto dicendo che tutti i personaggi pubblici o gli atleti ricchi sembrano più belli. Ibrahimovic evidentemente è talmente brutto che anche con il bonus distorsivo non arriva a essere bello, tutto qui.
Il fenomeno mi incuriosisce e mi disturba. Non che sia geloso, è chiaro. Ma com’è che io che sono alto un metro e novanta e non ho un filo di grasso non godo dello stesso trattamento?
- Prendi Materazzi, ad esempio.
- Mmm… bello!
- Ma come! Ha la faccia che sembra l’urlo di Munch! Ha le guance incavate storte e il mento a proboscide. Sembra uno che si è addormentato tre notti con la faccia sull’aspirapolvere…
- Non so… è che hanno questi fisici statuari…
- Anch’io ho il fisico statuario!
- Tu sei Pippi Calzelunghe.
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Visti gli argomenti che tratto, non vorrei qualcuno pensasse che ho una visione stereotipata della donna, perché non è così. Non vedo tutte le donne come persone che vogliono avere figli, che odiano il calcio, che amano i reality e che hanno forti e inspiegabili e incontrollabili emozioni. So bene che molte donne non hanno neanche una di queste caratteristiche, anzi ne conosco a decine e sono tutte tra loro felicemente sposate. La scelta degli argomenti dipende dal fatto che, oltre a essere cliché e forse proprio per il fatto di esserlo, si ripresentano ogni giorno nella vita di ogni uomo senza che sembri anche solo lontanamente possibile venirne mai a capo.
Ad esempio, si sa, alle donne non piace il calcio. “Anche a me piace”, “luogo comune”, “piace pure a me”, “non è che non mi piaccia…”. Ok. Ma per quelle tre o quattro donne che tutto sommato il calcio non è neanche la morte, ce ne sono però un paio di bilioni che, è inutile star lì, il calcio fa vomitare. E poi, anche quando a una donna piace, in realtà non le piace veramente, e questo perché lei e un uomo, quando guardano la stessa partita, vedono due cose diverse: lei magari pensa che quello che prova sia piacere, ma in realtà è solo un conato di grado inferiore. Per dire: Anche alla mia ragazza piace il calcio, ma poi, quando mi trova lì a guardare Chelsea-Liverpool con lo stesso entusiasmo e interesse come se fosse Milan-Juventus (come sarebbe a dire “che differenza c’è?”), dice “siete tutti uguali” e si sente trascurata e io sinceramente non riesco a immaginare quello che prova.
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Anni fa, mentre facevo il servizio civile e stavo amabilmente prendendo il caffè con una mezza dozzina di infermiere (il mio servizio civile è consistito nel fare compagnia alle infermiere di una casa di riposo per anziani, se ho capito bene), discorrendo del fatto che io non avrei mai voluto avere figli e loro invece sì, ho ingenuamente pronunciato l’espressione “istinto di maternità”, e come se fosse una cosa ovvia, per giunta. Meno male che erano infermiere e che, dopo avermi risposto, mi hanno saputo anche medicare.
Il concetto di istinto di maternità non gode di buona reputazione, evidentemente, e in ogni caso sembra proprio inaccettabile che possa esistere un istinto di maternità senza il suo corrispettivo maschile. Se così fosse, ne risulterebbe che l’uomo che dice di non volere figli è uno snaturato e qui seguono tutte le possibili spiegazioni più o meno psicologiche sul perché sarebbe avvenuto lo snaturamento. La mia preferita è:
l’uomo che non vuole figli è immaturo ed è immaturo perché non ancora disposto a smettere di essere a sua volta un figlio.
Come a dire che non intende rinunciare a essere il centro del mondo, se ho afferrato il punto. Be’, dico io, chiamalo stupido: essere il centro del mondo è uno spasso, ve lo garantisco. Come si può biasimare un uomo per la sua riluttanza a rinunciare a essere il centro e la scaturigine di tutto?
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