Grazia Perché non puoi aspettare

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Mini contro-corso di genitorialità per primipare inconsapevoli. #5: conclusioni

Prima di tutto una riflessione personale: scrivere su questo blog è stato molto più difficile che scrivere sul mio. Sul mio sono a casa mia, e se qualcuno non gradisce gira i tacchi e bon. Qui, invece, sono un’ospite: ospite, fra l’altro, di una community molto coesa. Insomma, è stata una bella prova. Grazie. Perciò restituisco alla community le sensazioni che mi sono pervenute dai commenti, così da chiudere il cerchio.

Il giudizio
Le mamme affrontano in continuazione il giudizio degli altri, e soprattutto quello delle altre mamme. In un certo senso Lei e l’Altra sono nate per essere esposte a giudizi. Lei è stordita, l’Altra è snaturata, Lei è saggia, l’Altra è pessimista. Alzi la mano chi non si è sentita qualche volta un po’ Lei e qualche volta un po’ l’Altra. Il fatto è che non c’è proprio niente di male. Quando lo capiremo avremo una vita migliore. Ah, naturalmente nessuna di noi è felice di essere sempre giudicata.

Il silenzio
Nei commenti qualcuno ha parlato di solitudine, e la solitudine può essere combattuta anche rompendo il silenzio e guardando in faccia la realtà. Che a volte non è idilliaca come quella che ci propone l’establishment: le riviste di settore, la pubblicità, ma anche in alcuni casi i pediatri, i ginecologi, i corsi preparto. Possiamo anche pensare che passare dal mohito al biberon sia piacevole, ma siamo sicure che non sia, più che altro, un dovere? E, quel che è peggio, un dovere che ci deve piacere.

Che cosa si può fare
A guardare bene, Lei è una donna fortunata, più che altro: ha un marito maturo e responsabile, non ha avuto problemi con il lavoro, ha avuto una rete di solidarietà che le ha permesso di prendersi cura di sé. Ma quante volte queste condizioni si verificano veramente?

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Mini contro-corso di genitorialità per primipare inconsapevoli. #4: la coppia

Lei è quello che vi hanno raccontato. L’Altra è più vicina alla realtà. Potete scegliere di leggere solo quello che riguarda Lei, e ne sarete rassicurate. Oppure anche quello che riguarda L’Altra, e tutto quello che arriverà in più sarà grasso che cola.

Lei
Il ruolo di padre gli calza a pennello, a Lui. Sembra nato per occuparsi di un bambino. C’è da dire che l’esperienza della “paternità” (il congedo parentale per i padri) è stata determinante. Lui è diventato del tutto intercambiabile rispetto a Lei, per quanto riguarda gli aspetti “funzionali” della cura, senza che però la sua identità di padre ne venisse scalfita in termini di ruolo. Insomma, è stata una scelta matura. Non si è mai sentito escluso dal rapporto madre-figlio, ha avuto modo di riflettere a lungo sulla sue esperienza di figlio per poter proporre una figura paterna adeguata al ruolo e ai tempi. E quindi Lei è più innamorata che mai.

L’Altra
“I figli si fanno in due”, si sono detti l’Altra e l’Altro. Quindi pari responsabilità. Certo, quando una parte della coppia perde le sue prospettive di carriera, c’è poco da fare: l’altra parte va incoraggiata e sostenuta. Per cui non si dà che sia il papà ad andare dal pediatra, né che chiami la babysitter, o metta a letto il bambino: il papà lavora. È la risposta che l’Altra dà al Mostro ogni volta che si sente fare la fatidica domanda: “Ma papà dov’è?”. Che poi, a ben guardare, questa risposta crea un pericoloso precedente per il futuro approccio al lavoro del pargolo: il lavoro è cattivo, gli porta via il papà, che non c’è neanche per la festa di Natale all’asilo. Però il papà ha promesso che gli insegnerà ad andare in bici, quando sarà più grande: del resto, i figli si fanno in due.

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Mini contro-corso di genitorialità per primipare inconsapevoli. #3: il rientro al lavoro

Lei è quello che vi hanno raccontato. L’Altra è più vicina alla realtà. Potete scegliere di leggere solo quello che riguarda Lei, e ne sarete rassicurate. Oppure anche quello che riguarda L’Altra, e tutto quello che arriverà in più sarà grasso che cola.

Lei
“Devo fare un annuncio”, ha detto arrossendo un po’. E poi giù congratulazioni e raccomandazioni a prendela comoda, a non esagerare con il lavoro, che qui sono tutti solidali e felici. Il suo capo le ha detto quanto consideri sacra la maternità, e di come l’azienda sia felice di questa sua novità. Avrà tutto il tempo per decidere quando tornare, dopo la maternità, che tanto il suo posto è qui e nessuno lo toccherà. E in effetti è andata così. Lei è rimasta a casa fino a che il Principe non ha compiuto i 9 mesi (“prima, i bambini devono stare con la mamma”, le ha detto il pediatra), e poi, perfettamente organizzata tra nido e nonni, è tornata alla sua scrivania, dove non una carta è stata spostata.

L’Altra
“Devo fare un annuncio”, ha detto arrossendo un po’. Quello dipinto sulla faccia dei colleghi non era un sorriso, era un rictus. La domanda principale è: “E chi farà il tuo lavoro? Come ti sei organizzata?”. Il suo capo le ha detto quanto consideri sacra la maternità, e come sia essenziale per l’azienda che decida al più presto se tornerà subito al lavoro o invece preferirà fare la mamma per un po’. Bella domanda. E che ne sa? Intanto, per evitare brutte soprese, ce l’ha messa tutta per organizzare il lavoro. Il che non le risparmia uno sgradevole colloquio con la responsabile del personale, al suo rientro. “Vedi, è che tu adesso sei una mamma!” “E allora?” “E allora le tue priorità sono cambiate”. Non serve spiegare che le priorità una se le organizza da sola. Il giorno del colloquio ha un orzaiolo e le emorroidi. Fuor di metefora. Quantunque, ad una lettura psicanalitica dei sintomi… No, è che la cosa che l’ha fatta andare proprio fuori di testa è che non ha trovato la sua scrivania. Spostata. Ops!

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Mini contro-corso di genitorialità per primipare inconsapevoli. #2 Lo svezzamento

Lei è quello che vi hanno raccontato. L’Altra è più vicina alla realtà. Potete scegliere di leggere solo quello che riguarda Lei, e ne sarete rassicurate. Oppure anche quello che riguarda L’Altra, e tutto quello che arriverà in più sarà grasso che cola.

Lei
Lei ha trovato la sua mamma ad aspettarla a casa. Una presenza discreta, che le darà modo di riprendersi e di avere un po’ di tempo per sé. Ci sarà anche il marito, che ha preso tre mesi di congedo parentale per abituarsi alla vita in tre (i suoi capi sono stati orgogliosi di lui per questa scelta così responsabile). Lei presenta al Principe la sua cameretta nuova (colori pastello e nuvole alle pareti, dipinte da lei), lo cambia, lo allatta, gli fa fare il ruttino e lo mette nella sua culla. Intanto Lei si fa una doccia e approfitta per fare un sonnellino prima di pranzo. A stendere il bucato, preparare da mangiare, rimettere a posto la roba portata in ospedale e lavare i pannolini del pupo – hanno scelto quelli lavabili per non inquinare - ci penseranno nonna e papà. E domani andrà dal parrucchiere. E in palestra: ha qualche chilo da buttare giù e la silhouette da riassestare.

L’Altra
L’Altra trova a casa la sua mamma e la suocera. Le neononne stanno discutendo sull’annosa diatriba “ma nella carbonara ci va la cipolla?”, ma appena il Mostro fa la sua apparizione si precipitano ad accoglierlo, lasciando la mamma libera di farsi una doccia. Ma, appena aperta l’acqua, la chiamano: il piccolo strilla. Vuole mangiare. Addio doccia. Prepara il biberon sotto gli occhi severi della suocera, che le fa notare che con il latte artificiale il bimbo sarà più debole e il loro rapporto sarà carente. Certo, c’è di buono che non si rovinerà il seno. L’Altra sa che l’aspettano tempi duri. Ma ora chiacchierano tutti e di dormire non se ne parla nemmeno. Suo marito la guarda con dolcezza, le stampa un bacio sulla fronte e va in ufficio.

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Mini contro-corso di genitorialità per primipare inconsapevoli. #1: la nascita

Lei è quello che vi hanno raccontato. L’Altra è più vicina alla realtà. Potete scegliere di leggere solo quello che riguarda Lei, e ne sarete rassicurate. Oppure anche quello che riguarda L’Altra, e tutto quello che arriverà in più sarà grasso che cola.

Lei
Lei è uscita dalla sala parto sorridendo. Ha partorito in mezz’ora – certo, prima ci sono state due ore di travaglio. Non ha voluto l’epidurale per godersi fino in fondo questa esperienza unica. Suo marito è stato con lei: l’ha aiutata nella respirazione, l’ha massaggiata, le ha sussurrato parole di incoraggiamento. Poi ha accolto il neonato, gli ha tagliato il cordone ombelicale (dietro invito dell’ostetrica) e gli ha fatto il primo bagnetto. Ora è lì che guarda lei, la Madre, con occhi innamorati.

L’Altra
L’altra è stravolta, grondante sudore. Ma felice. Vuole solo dormire. Ma felice. Che sia finita. Le otto ore di travaglio l’hanno stroncata. Non ha avuto l’epidurale, in questo ospedale non è prevista: il dolore fa parte integrante dell’esperienza del parto. È incazzata nera. Sebbene felice. Si sente come dopo un week end con Jack Lo Squartatore. Ma felice. Che stia iniziando un viaggio bellissimo, così le hanno detto. Suo marito a un certo punto l’ha mollata lì. Hanno dovuto allontanarlo. È svenuto. Ma si può?

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