Prima di tutto una riflessione personale: scrivere su questo blog è stato molto più difficile che scrivere sul mio. Sul mio sono a casa mia, e se qualcuno non gradisce gira i tacchi e bon. Qui, invece, sono un’ospite: ospite, fra l’altro, di una community molto coesa. Insomma, è stata una bella prova. Grazie. Perciò restituisco alla community le sensazioni che mi sono pervenute dai commenti, così da chiudere il cerchio.
Il giudizio
Le mamme affrontano in continuazione il giudizio degli altri, e soprattutto quello delle altre mamme. In un certo senso Lei e l’Altra sono nate per essere esposte a giudizi. Lei è stordita, l’Altra è snaturata, Lei è saggia, l’Altra è pessimista. Alzi la mano chi non si è sentita qualche volta un po’ Lei e qualche volta un po’ l’Altra. Il fatto è che non c’è proprio niente di male. Quando lo capiremo avremo una vita migliore. Ah, naturalmente nessuna di noi è felice di essere sempre giudicata.
Il silenzio
Nei commenti qualcuno ha parlato di solitudine, e la solitudine può essere combattuta anche rompendo il silenzio e guardando in faccia la realtà. Che a volte non è idilliaca come quella che ci propone l’establishment: le riviste di settore, la pubblicità, ma anche in alcuni casi i pediatri, i ginecologi, i corsi preparto. Possiamo anche pensare che passare dal mohito al biberon sia piacevole, ma siamo sicure che non sia, più che altro, un dovere? E, quel che è peggio, un dovere che ci deve piacere.
Che cosa si può fare
A guardare bene, Lei è una donna fortunata, più che altro: ha un marito maturo e responsabile, non ha avuto problemi con il lavoro, ha avuto una rete di solidarietà che le ha permesso di prendersi cura di sé. Ma quante volte queste condizioni si verificano veramente?































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