Grazia Perché non puoi aspettare

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Prima vi trovate un uomo SPOSATO. Poi vi stupite se non scappa con voi

Due amiche. «E ora mi trovo in questa stramaledetta situazione da commedia all’italiana, capisci?».«No». «Che cosa?». «Mi hai chiesto: capisci? E io ti ho risposto che non capisco». «Che cosa?». «Allora. Dove hai detto che l’avevi conosciuto? Ce l’aveva la fede al dito?». «Sì». «E ti ha detto delle balle, ti ha nascosto qualcosa?». «Cioè?». «Ti ha detto che era divorziato, che sua moglie era morta?». «No, però non me l’ha detto subito che era sposato». «Però te l’ha detto». «Mi ha detto che voleva comprare un peluche enorme per la sua bambina».

«Ti ha detto subito pure della bambina. E poi?». «E poi ha cominciato a fare il cretino, tutto un teatro, una sceneggiata da intortatore». «Con chi?». «Come con chi? Con me». «Appunto, ti sei fatta intortare. Da uno sposato. Che sapevi che era sposato. Con una bambina. Cioè: me la spieghi ’sta cosa per cui, ogni volta, infili sorridendo la testa nel cappio?». «Ma lui è stato un bastardo, mi ha detto che con la moglie era in crisi».

«Capirai, si chiama matrimonio, questa crisi, e dura più o meno quanto il matrimonio. E dimmi, dove te l’ha detto?».

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Stai leggendo queste righe per sapere la VERITÀ su di me. Ma non l’avrai mai

Devo scrivere anche questa sera, devo spedire questa rubrica entro domattina. Ma le ore passate non hanno cambiato niente, hanno solo acutizzato il mio timore di cedere, il mio terrore di scrivere il vero, scrivere di me.

Tu solo puoi credermi, tu solo puoi capirmi. Tu sai che cosa succeda o non succeda nella mia vita reale e dunque in questa pagina: se io stia cedendo, cioè, o se stia solo replicando l’ennesima e settimanale esercitazione di parole, l’ennesima fiction: perché mi pagano per farlo, giusto?

Tu solo sai se io abbia davvero pensato, per una volta, di prorompere da questa maledetta pagina per annunciare che il momento è giunto, così da annunciare: eccomi, signore e signori, eccezionalmente e solo per questa sera, ecco a voi uno spettacolo inedito: la verità. La verità: non la sua rappresentazione.

L’uomo: non solo l’autore, il giornalista, lo scribacchino, il pagliaccio che se n’è inventata un’altra.

La verità: forse un dolore che mi squarcia e mi consuma fibra per fibra, ciò che sai, quell’immagine, quel volto. Oppure niente, perché non esiste niente, sto bluffando un’altra volta, sto inventando, sto solo portando alcune incaute lettrici in fondo al solito e verboso nulla. La verità.

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Non provare a stravolgermi la vita: sono un uomo, non la tua MISSIONE

E’ difficile che io offenda una persona senza volerlo: mi sembra più facile - come fai tu - trovare un pretesto per offendersi a tutti i costi. È quello che fai se qualcuno non ti ama da suicidarsi entro due minuti, se non vuole sposarti immediatamente. Pazienza.

Ma c’è un passaggio, della tua lettera demenziale, che non posso perdonarti: «Tu ami i tuoi compositori tetri, dormi in una stanza con le pareti blu, i tuoi giorni sono la replica dei precedenti. Ovvio che io ti irriti. Spero che tu sia capace di sapere che cosa farai domani, magari anche dopodomani: si vive meglio, sai. Ti auguro di imparare presto a lasciarti avvicinare da quelli che vogliono darti qualcosa: ne avresti davvero bisogno».

Ecco: io, a differenza tua, non pretendo di stravolgere vite altrui.

Non sempre, forse non ora. Tu invece parli come se avessi la ricetta per rendere felici tutti gli uomini del mondo: tu sapresti come fare, e ogni tanto lo fai, impetuosa, emotivamente invadente. Con me non ha funzionato e adesso non ti dai pace: perché è stata solo una domenica e un’avventura, dici.

E io in effetti non manderò a quel paese i miei compositori e le mie pareti blu, e neanche i miei giorni «replica dei precedenti», povera ragazzetta insolente. Non ascolterò i tuoi dischi new age, non appenderò stampe colorate da studentessa del liceo artistico.

Io sono un uomo, non la tua missione.

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Quella NOTTE volevo sorprenderti, ma l’ho passata chiedendomi dove fossi andata

Notte tra il 17 e il 18 gennaio 1991. Forse, leggendo, non capirai subito. Sarai troppo stravolta e travolta dagli strascichi della tua nottata. È mattina prestissimo e sono qui dalle 23. Non avevo fisicamente potuto telefonarti per avvertirti delle mie intenzioni: passare qualche oretta con te, di ritorno da Salerno, prima di essere incorporato alla benedetta caserma Perrucchetti di Milano.

L’idea era quella di andarci stamattina prestissimo raccontando una balla per giustificare il ritardo. «Invece non ci sei. Ho lentissimamente compreso che stanotte non tornerai. Ho sofferto molto in vita mia, ma non ricordo una notte come questa. Grondo lacrime sincere, bambine, vere. Tutto, in quest’appartamento, mi si rivolta contro. La tua agenda non c’è. Non c’è neppure la pelliccia con cui mi piaci tanto; l’avrai indossata per piacere ad altri, altrove. È inconfutabile.

«Questa notte segna un punto di non ritorno. Non ho la forza di soffrire così. Non posso. Qualcosa si rompe. Troppe le ore, troppa l’impazienza di vederti. Tra poco entrerò in questa caserma operativa, in stato di allarme. Significa che non potrò uscire sinché l’allarme non cessa. Ora è semivuota: sono stati quasi tutti trasferiti a Genova in “pronta partenza†per il Golfo. E, con ogni probabilità, dovrò seguirli. ¶ Leggi il resto…

Ero pazzo di lei. Com’ero GIOVANE, com’ero diverso, com’ero io

Un vecchio diarietto dell’agosto 1989, ritrovato classicamente in cantina. Dio com’ero giovane, com’ero diverso. Com’ero. Raccontava di me a Formentera, innamorato perso; una cosa da contare i giorni e le ore aspettando di tornare.

Il momento migliore era prima di addormentarmi, perché un’altra giornata era passata. Non volevo uscire né vedere nessuno, trattavo male la gente, volevo solo lei che però all’ultimo mi aveva detto al telefono: non vengo più, vado in vacanza coi miei in Croazia. Io allora prendevo il motorino e andavo da solo a Capo de Barberia, un posto isolato in fondo a una strada scoscesa. C’era solo un faro e uno strapiombo. Lo dipingevano come un posto magico, cazzate, ma io ero così, innamorato. E allora pensavo che lei avrebbe dovuto vederlo, come tutto il resto del mondo che passava dai miei occhi.

Temevo che il problema potesse essere un altro, che quando uno si innamora così è perché qualcosa non quadra, forse avevo altri problemi: ero già bravissimo a scovare o escogitare queste cose. Ma tutto mi sembrava a posto. Alla fine la questione era una sola: mi mancava. Temevo di perderla, di non averla mai avuta, di averla oppressa, che le piacesse un altro, che non fosse andata in vacanza coi suoi, di espormi troppo, di poterla spaventare. Avrei scavato gallerie nella roccia, pur di vederla.

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Pensate di essere vittime, invece siete solo MONOGAME, con un uomo alla volta

Siete spettacolari, siete dei capolavori rococò che viste dall’alto si rivelano razionalismo puro, delle irresistibili casinare che a freddo si rivelano delle calcolatrici atomiche.

Il bello è che sembra davvero che neanche lo sappiate, quello che siete: recitate come attrici del teatro di Stanislavskij, recitate la realtà, vi convincete di essere vittime anche se ottenete, poi, tutto quello che volete, salvo liberarvene quando non vi serve più.

C’è una frase che mi ronza in testa da giorni, una sintesi banale e diabolica: gli uomini sono poligami, le donne sono monogame con un uomo alla volta.

Cioè: noi siamo quelli che tradiscono con allegria e disinvoltura, capaci di gestire scuderie di donnine, ciascuna ovviamente ignara dell’altra, capaci di vedere due donne in un giorno e intanto pensare alla terza o alla quarta. Vi vorremmo tutte nell’harem, è noto.

Voi manco per idea. Ciascun uomo è l’unico, non ne esistono altri, non sareste in grado di gestirne più d’uno, orrore. Se il giorno dopo ne vedete un altro, è perché il precedente, nella vostra testa, l’avete lasciato. Non esiste più. Siete con un altro che è l’unico. ¶ Leggi il resto…

Un uomo non-uomo ti trasforma in una MAMMA BIS alla prima difficoltà

Ma dove siete, uomini? Che fine avete fatto? Maledette le vostre madri e i vostri padri, i loro e i vostri soldi, l’eterna e tarda adolescenza che vi si incancrenisce addosso, la bambagia che mammina e papino hanno frapposto tra voi e la realtà. E sfido che ogni tanto torni da me, che ti riaffacci alla ricerca delle asperità che appartengono a chi è cresciuto come è cresciuto - senz’altro - ma almeno di nerbo proprio, in piedi dopo pochi minuti come i cuccioli degli animali che eravamo.

Ora invece è un’eterna incubatrice, è un morbido maglioncino di lana teneramente appoggiato sulle spalle: anche in agosto. Guarda che io non mi sono mai accodato alla superficiale condanna dei bamboccioni: forse perché ho studiato, forse perché so che in questo Paese il 90 per cento dei lavoratori ha da 35 a 54 anni; è da loro che si preleva la maggior parte dei soldi che mantengono gli altri, è dai loro contributi che vengono impinguate le pensioni di chi, viceversa, non lavora e magari giudica.

I contributi estorti dagli stipendi dei figli, che spesso a trent’anni vivono ancora a casa, in altre parole mantengono i padri che li ospitano e che spesso li mantengono a loro volta. Lo so. Quindi no, non ne faccio una questione generazionale, e non voglio sembrare uno degli imbecilli che maltratta i 30enni solo perché ha passato i 40. ¶ Leggi il resto…

Passeremo insieme 25 ANNI, ma non saremo mai così uniti come nei primi due

La prima fase dura uno o due anni: simbiosi perfetta, eccitazione, compiacimento, non abbiamo bisogno di nessuno, ti amo, anch’io, faremo e disferemo, voglio solo te, restiamo in casa anche stasera, silenzi che superano i dialoghi, e ciò che non si comprende non ha importanza.

La seconda fase può durare un paio d’anni, dipende: più dolcemente appiccicati che erotici, senso di protezione, film spalmati sul divano ma anche qualche uscita, amici miei, amici tuoi, simpatica tua madre, tuo padre invece è uno stronzo, andiamo a vivere insieme?, questa sera sono stanchissimo, anch’io.

La terza fase coincide col quarto e quinto anno: la coppia è un pilastro, un basamento, ognuno la utilizza anche per non pensare troppo, quindi lavorare, sgomitare, l’io che ogni tanto folleggia nella consapevolezza di un porto sempre accogliente.

La quarta fase può durare sino all’undicesimo anno: meccanismi collaudati, riflessi condizionati, equilibri consolidati, lui c’è, lei pure, niente potrebbe impedirlo, una macchina, un’impresa a due - magari con minuscoli dipendenti - e separazione netta tra le dimensioni personale e di coppia, la vita da separati in casa è in agguato, l’indipendenza/separatezza pure, occhio che i matrimoni finiscono spesso in questa fase qui, senza quasi accorgersene, c’è il rischio che si asciughi ogni curiosità l’uno dell’altra.

La quinta fase va sino al venticinquesimo anno: adattamento a tutti i cambiamenti sopraggiunti, invecchiamento, figli che crescono e se ne vanno, ricrearsi inedito della coppia. ¶ Leggi il resto…

Se pensi di non poter CAMBIARE, io non ti servo. E io non ti voglio

Tu mi parli dell’energia che metti nel nostro rapporto, delle ore di sonno perse o non lavorate, delle serate non dedicate a te stessa e ad altri. Mi parli delle cose che non hai fatto - o che hai fatto - in quanto esisto io, perché da un certo punto in poi sono esistito io. Mi sbatti in faccia la tua ipotetica vita senza di me e mi spieghi che è cambiata perché ci sono io. Ma certo che è cambiata perché ci sono io: puoi giurarci. Per questo esisto: per cambiarti la vita.

Siamo rudimentali. Può accadere che i nostri apparati difensivi vadano in cortocircuito ed ecco che ci si ritrova incredibilmente liberi, veri, felici, persi uno negli occhi dell’altro. Oppure può succedere che ciascuno rimanga intrappolato dentro se stesso e che scatti un sistema di allarmi pazzesco, che respinge ogni intrusione, ogni tentativo di modifica della nostra cosiddetta personalità. È da quando siamo nati, in mancanza d’altro, che riempiamo la nostra vita solo di noi stessi: nessuno potrà entrare, se non facciamo un po’ di spazio.

Tu pensi che il problema sia solo quello d’incastrare due persone che rimangano identiche a com’erano prima. Ma una coppia serve a crescere, a crescere insieme e - sì - a cambiare. Se il problema fosse solo quello di incastrarci sulla base di affinità, sappi che il mondo ridonda di donne anche migliori di te e di uomini migliori di me. Tu mi dici sempre che sei la risultanza di vari periodi della tua vita: ma questi periodi non sono pietre granitiche, non sono il tuo codice genetico, non puoi dirmi «io sono così» ogni volta che non hai la forza di essere altro. Non puoi dirmi che «nessuno può cambiare» come se tu fossi la stessa identica persona che ho conosciuto: non lo sei. Anche per colpa mia, per merito mio. ¶ Leggi il resto…

Noi maschi saremo pure ANIMALI, ma voi siete delle vere oche

Voi, certo, li denuncereste. Dalle loro parti capita abbastanza spesso che i maschi sfondino il cranio della partner durante il rapporto sessuale. Quando le femmine si mostrano troppo disponibili, poi, è successo che gang di altri maschi in fregola le violentino a morte. A un altro tizio invece riservereste tutto il vostro disprezzo. È timido e pacifico, vegetariano: ma si è fatto una specie di harem in cui vive assieme a una decina di femmine più giovani; lo circondano e sono tutte ai suoi ordini perché non chiedono di meglio che un maschio possente con un home range di buona qualità, anche se lui è minidotato: ha il pene di tre o quattro centimetri.

I primi, quelli che denuncereste, sono i maschi dell’elefante marino. I secondi, quelli delle gang, sono foche hawaiane. Quello con l’harem è il gorilla. Noi, invece, passiamo la vita a temere le leonesse: che zoccole. Quando vanno in calore, al maschio toccano praticamente quattro o cinque giorni di sesso no stop: fino a 50 volte al giorno. Per ogni cucciolo che sopravviva un anno, i genitori fanno mediamente 3.000 scopate.

Le femmine di ogni branco sono parenti strette, mentre a servirle è una piccola coalizione di maschi non imparentati: coalizioni che sono messe regolarmente alla prova da estranei - perlopiù giovani maschi che non vedono l’ora - e infatti capita regolarmente che qualche leonessa se ne vada quatta quatta a farsi una tresca illecita con uno di questi vagabondi. Ne escono conflitti terrificanti. La prima cosa che fa la nuova squadra vincitrice, infatti, è uccidere e divorare i cuccioli dei perdenti. ¶ Leggi il resto…

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