Grazia Perché non puoi aspettare

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Sadici, insicuri o animali da branco. E tutti pronti alla violenza. Sono questi, oggi, gli UOMINI che odiano le donne

Da dieci anni, in tutto il mondo, il 25 novembre si celebra la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Si tratta di un’occasione nobile per stabilire un principio (le donne non vanno toccate), ma, purtroppo, senza nessuna possibilità di risolvere un problema antico e tuttora di larghissima diffusione.

Episodi di violenza di questo genere sono, infatti, così frequenti che è già dimenticato l’episodio accaduto pochi giorni fa a Silvi, un centro balneare in provincia di Teramo. Un pregiudicato, lasciato dalla sua compagna, prima l’ha molestata al punto da guadagnarsi gli arresti domiciliari per stalking, poi ha violato la consegna giudiziaria, raggiungendo la donna, insieme con il suo nuovo amico, e ha ferito entrambi in modo gravissimo.

Le violenze contro le donne sono in realtà molto più diffuse di quanto non sappiamo.

Alessandra Graziottin, sessuologa a Milano, mi dice che il 70 per cento delle vittime non denuncia l’aggressione, temendone i risvolti negativi di due tipi: la vendetta del denunciato (o dei suoi amici) e il sospetto, successivo alla solidarietà dei primi giorni, che sotto sotto la vittima sia andata a cercarsi l’incidente con qualche comportamento allusivo.

Le esperienze più dolorose capitano alle ragazze violentate in compagnia del proprio fidanzato. Nei primi tempi la coppia è unitissima, poi un tarlo comincia a scavare dentro di lui elo allontana da un corpo che egli non sente più completamente suo. Sensazione terribile, ma, purtroppo, molto realistica, con le conseguenze che si possono immaginare sulla psicologia delle donne. ¶ Leggi il resto…

Se il POSTO FISSO è un aiuto per programmare il futuro, perché non incentivarlo?

Nel 1969 vinsi un concorso alla Rai e fui assunto con un contratto a tempo indeterminato. Avevo il posto fisso, così fisso che feci la sciocchezza di non riscattare gli anni di laurea. «Tanto», mi dissi, «andrò via col massimo della pensione».

Erano tempi in cui era impensabile che un’assunzione dovesse interrompersi.

Valeva per le aziende pubbliche, ma anche per quasi tutte le aziende private. Quando, pochi giorni fa, Giulio Tremonti ha esaltato le virtù del posto fisso, Annalena Benini, in un divertente articolo sul Foglio, ha scritto che questi sono discorsi da adulti e che i ragazzi non possono sedersi alla loro età su un posto fisso, come feci io nel ’69. Temo di doverla deludere.

Alcuni anni fa, Renato Mannheimer identificò per Porta a porta un campione statistico di giovani sotto i trent’anni rappresentativi dell’universo nazionale: un terzo aveva votato per il centrodestra, un terzo per il centrosinistra, un terzo si era astenuto. Erano 30 persone. Chiesi quanti di loro avrebbero voluto intraprendere un’attività imprenditoriale e quanti, invece, volevano un posto fisso. Un solo aspirante imprenditore alzò la mano. Restai senza parole.

Da genitore di due ragazzi che hanno appena cominciato un’attività lavorativa, o stanno per iniziarla, mi sono da tempo convinto di due cose: essi appartengono a una generazione che sarà fatalmente più povera della nostra e difficilmente faranno per tutta la vita lo stesso lavoro. ¶ Leggi il resto…

Nella vita bisogna imparare a NUOTARE da soli. Più tardi s’inizia, più è difficile

Era un bambino più piccolo di me ed era stato molto desiderato. Arrivò quando la mamma non era più giovane e fu trattato subito come fosse di vetro soffiato. Abitavamo a un passo di distanza e volevamo tutti un gran bene a quel piccino iperprotetto. Accettammo che ogni possibile passaggio pericoloso sulle scale fosse coperto da reti protettive, mentre in casa sua finestre e balconi diventarono come le aperture di un supercarcere.

D’inverno non usciva mai, se non per andare a scuola imbacuccato come Babbo Natale. L’estate era insidiosissima per le correnti d’aria. Ricordo che, tornando dal mare, una domestica doveva inseguirlo sempre con un cardigan di lana e imporglielo a una certa curva. Per timore di dimenticarsene, la povera donna glielo infilava sulla spiaggia. Così, oltre al tormento per il caldo torrido, raffreddori e influenze fuori stagione non si contavano. Sulla spiaggia era pericoloso andare scalzi: c’era il rischio che qualcosa danneggiasse i piedini del bimbo (che erano ormai piedoni). Quando per un gesto pietoso, la spericolata operazione veniva compiuta, invariabilmente il piccino si trovava una spina ficcata nell’alluce.

Crescendo, quel ragazzo, protetto in gioventù come nell’infanzia, non ha mai avuto una fidanzata. Di grande intelligenza e bontà, di studi scientifici scrupolosi, alla morte dei genitori è entrato in convento. Queste drammatiche circostanze - di cui sono stato testimone diretto e alle quali non ho aggiunto (purtroppo) una sola parola frutto della mia fantasia - dimostrano che l’eccesso di affetto può essere rovinoso. ¶ Leggi il resto…

Le ultime notizie sull’INFLUENZA non devono ingannarci. Ci sono vaccini e cure per tutti

Quando si cominciò a parlare di influenza A, incrociai Gianni Letta, braccio destro di Berlusconi al governo, insieme con il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e il viceministro della Salute Ferruccio Fazio. Erano i giorni in cui l’influenza sembrava più cattiva di quanto si sarebbe rivelata in seguito e gli scienziati ragionavano con la freddezza delle cifre, senza minimamente scomporsi.

La previsione era di 12 milioni di italiani ammalati, di un morto ogni 1.000 ammalati, cioè di 12 mila morti. Vedendomi impallidire, Fazio mi venne in soccorso: «Lei sa che, ogni anno, poco meno di 20 mila persone anziane se ne vanno in conseguenza dell’influenza stagionale?». Già, risposi.

Basta far capire alla gente che questa non è una nuova peste e che il panico non ha nessuna ragion d’essere.

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Il migliore indice per capire se la ripresa è cominciata non sono i cellulari, ma le SCARPE

Come spenderemo quando sarà arrivata la ripresa? La gran parte degli italiani vive a reddito fisso: 18 milioni di lavoratori dipendenti e 15 milioni di pensionati. I lavoratori autonomi di vario tipo sono circa sei milioni, ma è ovvio che i dipendenti privati (14 milioni) risentono, di dritto o di rovescio, dell’andamento della loro azienda. Perciò, pur non avendo in larga parte un beneficio immediato sulla loro busta paga, saranno psicologicamente più tranquilli sulla stabilità del loro incarico e saranno perciò più invogliati a spendere.

Come? L’estate che ci stiamo lasciando alle spalle ha dimostrato che, anche in periodi di crisi, sono pochi quelli costretti a rinunciare del tutto alle vacanze. I partenti sono stati il dieci per cento in più dell’anno scorso, ma le permanenze sono state più brevi. In ogni caso, già l’anno scorso la spesa per vacanze “tutto compreso” è aumentata del tre per cento rispetto al 2007.

A certe cose perciò non si rinuncia. Una recente indagine della Confcommercio sostiene che, tra il 2002 e il 2008, la nostra spesa per parrucchieri e barbieri è scesa quasi del sette per cento, ma l’acquisto dei prodotti per la cura della persona è aumentata dell’otto. Questo conferma quanto mi ha detto il presidente delle aziende che producono cosmetici e che aderiscono a Confindustria: anche nel momento peggiore della crisi le donne (ma anche gli uomini, sempre più attenti alla cura di se stessi) non hanno rinunciato a una crema o a un profumo. Meglio fare a meno di una seduta dal parrucchiere, inoltre, che all’iscrizione a una palestra. ¶ Leggi il resto…

Vacanze: è già tempo di bilanci. L’estate 2009 anticipa le grandi sfide della RIPRESA

Che estate è stata? Superato il Ferragosto, anche se manca ancora un po’ alla fine delle “vacanze di massa”, è già tempo di bilanci. Nessuno quasi ricorda più l’angoscia da “influenza suina”, l’ansia per ragazzi che vanno in Inghilterra a far bisboccia con la scusa d’imparare la lingua, la prospettiva - subito rientrata - di un ritardo nell’apertura del prossimo anno scolastico. Eppure sappiamo che, a settembre, i contagiati, seppure in maniera prevedibilmente innocua, sono destinati a crescere.

Scomparsa fatalmente dai giornali anche la sofferenza dei terremotati dell’Aquila che hanno trascorso l’estate in tenda: agosto dalle mie parti è un mese più fresco e gradevole e l’ansia semmai è sul numero di quanti avranno una casa per l’inverno. Abbiamo volato peggio degli anni scorsi: pazienza, prima o poi la nottata passerà anche per l’Alitalia.

Ma l’estate del 2009 era attesa soprattutto per la crisi: gli italiani avrebbero stretto la cinghia fino al punto di rinunciare alle vacanze?

Qui è accaduto un fenomeno strano: il numero di chi è partito è stato strepitosamente più alto dell’anno scorso, 37 milioni contro 33. Eppure, difficilmente gli alberghi hanno fatto il tutto esaurito, tant’è vero che, in pieno agosto, molte catene o i consorzi di località turistiche (da Riccione a quelle alpine) hanno promosso campagne sui giornali per offrire prezzi speciali.

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La fretta non è mai una buona consigliera. Specie quando si tratta dei vostri RISPARMI

Che fare dei (pochi) risparmi che è possibile mettere via in tempo di crisi? Il danno maggiore determinato dallo tsunami finanziario verificatosi a cavallo tra l’anno scorso e il primo trimestre dell’attuale è la crisi di credibilità delle banche. Poiché nessuno regala niente a nessuno, una regola primaria di buonsenso è che, se aumentano i rendimenti di un investimento, parallelamente ne aumentano i rischi.

Chi ha affidato i soldi a Madoff, lo spregiudicato finanziere americano condannato a 150 anni di carcere, lo ha fatto con intenti speculativi. La maggior parte dei suoi clienti era molto ricca, ma ci ha rimesso l’osso del collo anche qualche medio risparmiatore e s’è visto più di un suicidio. In Italia, per fortuna, le banche sono state più caute, ma anche qui abbiamo visto puniti investimenti spregiudicati.

Mi ha tuttavia lasciato di sale la constatazione che molti impiegati di banca - obbedendo evidentemente a ordini superiori - hanno trascinato in operazioni speculative ad altissimo rischio anche chi si presentava con 10 mila euro da investire. Tutto questo ha avuto un effetto-contagio terribile e - come dicevo all’inizio - ha incrinato profondamente il rapporto di fiducia tra i cittadini e la banca che è essenziale in una società bene ordinata.

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Una Repubblica fondata sulle RACCOMANDAZIONI? Forse, ma gli incapaci non vanno mai lontano

Adesso mi sarà più difficile discutere con i miei figli di raccomandazioni. Secondo un’inchiesta della Luiss, l’università romana di Confindustria, l’84,7% della classe dirigente italiana ritiene che la raccomandazione conti più del merito. Spalmato sull’intera popolazione, il giudizio è condiviso dall’80,6% del campione. La gente comune è, in effetti, convinta che ci sia bisogno di una “spinta” per andare avanti. Il fatto che sia sopravanzata dalla classe dirigente è sorprendente e, soprattutto, allarmante. Nonostante abbiano due genitori entrati nelle loro professioni dopo aver vinto un concorso pubblico privo di trucchi, i miei figli (e i loro amici) sono convinti che la spintarella sia indispensabile.

Quando vediamo un nuovo volto femminile che conduce una trasmissione minore, la domanda che mi viene rivolta è sempre la stessa: «Con chi è andata a letto quella lì?». Non è sempre una domanda infondata, ma la mia risposta è sempre la stessa: «Se non valesse niente, non sarebbe arrivata in video». E cito i casi di raccomandazioni autorevolissime rimaste senza esito. Loro ribattono: «D’accordo, ma hanno avuto un’opportunità che altre non hanno». E mi mettono a tacere. ¶ Leggi il resto…

Alitalia, avviso ai sindacati: o si sale sulle scialuppe, o si rischia l’effetto Titanic

Ho avuto la fortuna, all’inizio degli Anni 90, di compiere alcuni degli ultimi viaggi nella gloriosa prima classe dell’Alitalia. Il maître era un maître, la cucina era grande cucina italiana, i vini grandi vini italiani. L’Italia è tutt’ora un marchio meraviglioso e Alitalia era il suo biglietto da visita.

Nel nido di Vespa, la rubrica di Bruno Vespa su Grazia

Da allora le compagnie aeree si sono divise in tre gruppi. Alcune, soprattutto americane, ma anche la belga Sabena e la svizzera Swiss, sono fallite e rinate con altro nome. Altre - British, Air France, Lufthansa - si sono duramente ristrutturate e rafforzate. Altre ancora - le orientali, Emirates innanzitutto - hanno conquistato fasce crescenti di mercato con aerei nuovi e un servizio spesso leggendario. Alitalia è l’unica a essersi comportata come un ammalato che ha rifiutato le cure, illudendosi che il passar del tempo avrebbe guarito la malattia. Solo un matto può ragionare così. E infatti Alitalia si trova dove si trova grazie ad amministratori deboli o incapaci, a governi inetti di qualunque colore e, soprattutto, dinanzi a sindacati che lo Stato e gli stessi lavoratori dovrebbero trascinare in tribunale per il risarcimento del danno. ¶ Leggi il resto…

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