Da dieci anni, in tutto il mondo, il 25 novembre si celebra la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Si tratta di un’occasione nobile per stabilire un principio (le donne non vanno toccate), ma, purtroppo, senza nessuna possibilità di risolvere un problema antico e tuttora di larghissima diffusione.
Episodi di violenza di questo genere sono, infatti, così frequenti che è già dimenticato l’episodio accaduto pochi giorni fa a Silvi, un centro balneare in provincia di Teramo. Un pregiudicato, lasciato dalla sua compagna, prima l’ha molestata al punto da guadagnarsi gli arresti domiciliari per stalking, poi ha violato la consegna giudiziaria, raggiungendo la donna, insieme con il suo nuovo amico, e ha ferito entrambi in modo gravissimo.
Le violenze contro le donne sono in realtà molto più diffuse di quanto non sappiamo.
Alessandra Graziottin, sessuologa a Milano, mi dice che il 70 per cento delle vittime non denuncia l’aggressione, temendone i risvolti negativi di due tipi: la vendetta del denunciato (o dei suoi amici) e il sospetto, successivo alla solidarietà dei primi giorni, che sotto sotto la vittima sia andata a cercarsi l’incidente con qualche comportamento allusivo.
Le esperienze più dolorose capitano alle ragazze violentate in compagnia del proprio fidanzato. Nei primi tempi la coppia è unitissima, poi un tarlo comincia a scavare dentro di lui elo allontana da un corpo che egli non sente più completamente suo. Sensazione terribile, ma, purtroppo, molto realistica, con le conseguenze che si possono immaginare sulla psicologia delle donne. ¶ Leggi il resto…

































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