Grazia Perché non puoi aspettare

Under the Dome


Vi ho già detto che non sopporto Stephen King? Sì, vero? Non sopporto neppure quelli che lo pronunciano “Stifen King”, o “Stepen”, che è anche peggio. Però è vero che, pur nella sua prolissità e nel suo approccio sempre un po’ infanticentrico alla caratterizzazione narrativa, ogni tanto sforna quello che si può dire un libro davvero notevole.

E’ il caso dell’ultimo, corposo The Dome (parto non facile per lo scrittore, che pensa a questo romanzo da molti anni e ne ha curato personalmente la copertina che vedete sopra), che è uno di quei libri che compri solo per la premessa geniale: in una tiepida mattina d’autunno a Chester’s Mill, nel Maine, una specie di cupola trasparente cala sulla cittadina, tranciando in due tutto quello che si trova lungo il suo perimetro: cose, animali, persone - una ghigliottina invisibile. Gli aerei si schiantano contro la misteriosa, impenetrabile lastra di vetro ed esplodono in mille pezzi, l’intera area - con i suoi duemila abitanti - resta intrappolata all’interno, isolata dal resto del mondo.

Chi è dentro è dentro, chi è fuori, resta fuori.

Come ogni volta che si rinchiude una comunità di persone entro un recinto di sorta, nel giro di pochi giorni Chester’s Mill diventa un girone infernale di paura, corruzione, violenza e disperazione. E nel giro di poche decine di pagine, il romanzo diventa una sorta di studio della psicologia umana, un ritratto di come siamo l’unico animale che sa dare il peggio di sé quando è costretto alla clausura stretta tra i suoi simili.
Tra richiami a dittature e climi di repressioni degni della Germania nazista o della Russia di Stalin, la vicenda di The Dome parte subito nella marcia più alta: niente lunghi preamboli, niente infinite digressioni psicologiche, niente aperta-parentesi che durano duecento pagine: la tensione è costante per quasi tutto il romanzo. E considerato che dure oltre 1000 pagine, non è facile. Un King insolito, quindi, cattivo, duro, concreto, misurato.

Tanto che The Dome risulta un lavoro molto poco kinghiano (ma uno dei migliori insieme agli osannatissimi The Stand o IT), che piacerà anche ai suoi fan più accaniti. Atmosfera claustrofobica, narrazione veloce, sceneggiatura cinematografica, persino un cameo di Jack Reacher…c’è proprio tutto per blindarsi in casa per un intero weekend (o le prossime vacanze di Natale). E’ un King da prendere, questo.

Non mi piaceMi piace (-1 punti, 1 voti)
Loading ... Loading ...

commenti

Ci sono 2 commenti
per "Under the Dome"
  1. eheh…
    guy abbassati (tanto, in tutti i sensi) ci sei?
    Ti bacio in fronte!
    :)

  2. >la premessa geniale: in una tiepida mattina d’autunno a Chester’s Mill, nel Maine, una specie di cupola trasparente cala sulla cittadina, tranciando in due tutto quello che si trova lungo il suo perimetro
    >Chi è dentro è dentro, chi è fuori, resta fuori
    Ma non era già successo a Springfield, Vermont?

Scrivi un commento

Devi essere registrat* per commentare.