Che cosa ti spaventa? Il solito gruppo di studiosi americani l’ha chiesto a qualche migliaio di persone e ha scoperto che il quadro è molto composito. Perché le paure sono tali e tante che ciascuno può tranquillamente scegliersi la sua. E anzi aggiornarle quotidianamente leggendo i giornali.
Questo, in effetti, è il dato più interessante: le paure sono effettivamente ampie e articolate (e si va dalle paranoie individuali alla fine del mondo), ma la stragrande maggioranza, si è scoperto, varia con il variare dei titoli delle prime pagine dei quotidiani. Ovvero, il giorno in cui si parla di test nucleari in Iran, gli intervistati si dichiarano preoccupati di una possibile terza guerra mondiale, mentre, quando i giornali riportano l’ultimo summit sull’ambiente, tutta l’attenzione è concentrata sulla catastrofe ecologica.
Il che non aggiunge una virgola alla nostra comprensione delle paure del terzo millennio, ma in compenso gratifica, e molto, la mia categoria, perché mai avremmo detto, noi giornalisti, che siamo ancora in grado di influenzare i nostri lettori…
Un altro studio, invece, analizza i timori dei bambini e, ahimè, anche qui le banalità si sprecano: cosa temono i più piccoli? Di perdere i genitori. Ma davvero? Io invece mi ricordo che, da piccola, ero terrorizzata dagli zingari. Qualche genio doveva avermi detto che portavano via i bambini… Fatto sta che un giorno la tata, che si prendeva cura di me quando mia mamma lavorava, trovò per strada una bimba rom, da sola, e la portò a casa. Immagino volesse avvisare i servizi sociali, ma nel frattempo l’aveva accudita, lavandola e dandole da mangiare e costringendo me, all’inizio spaventata, poi un po’ gelosa, infine divertita da questa nuova compagnia, a rendermi conto che non c’era proprio nulla da temere: era una bimba come me, solo molto meno fortunata.
E’ una lezione che non mi sono più dimenticata.
La paura dell’altro però è un evergreen, che trova in Italia continui aggiornamenti, ci spiegano le ricerche, ed è influenzata, in questo momento (scusate il gioco di parole), dalla paura dell’influenza A, che ci obbliga a diffidare di chiunque, visto che i medici ci invitano perfino a evitare una cordiale stretta di mano. Ma non è tristissimo?
I giovani, nell’ultima ricerca che ho letto, hanno paura di non trovare lavoro, e non stiamo parlando del mitico posto fisso, ma molto più banalmente di qualcosa da fare che abbia la giusta remunerazione. Le donne, invece, in ordine: di non poter avere figli, di non essere amate e di non riuscire a conciliare carriera e vita familiare. Tutti poi, maschi e femmine, siamo ossessionati dalla paura di invecchiare, perché la nostra società ha chiarito che non ce lo possiamo permettere.
Ma la paura delle paure - dopo i recenti fatti di cronaca, parecchie mie amiche me l’hanno confermato - è quella di scoprire di non aver capito, non aver “visto”, insomma di non conoscere affatto l’uomo che si ama e con cui si vive.
«Male non fare, paura non avere», dice spesso un saggio “ragazzo” con cui lavoro. Semplicistico? Può darsi, io concordo totalmente.

































Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
In toscana si dice anche: “meglio aver paura che buscanne”.
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La paura, intesa come attenzione agli eventi, fa rimanere svegli e accorti, reattivi e non passivi.
Una piccola dose di timore ci rende meno “pecoroni”, anche nei confronti di mariti e compagni, che in molti casi, l’esperienza e la statistica insegnano, approfittano delle nostre fette di prosciutto per farne quante Carlo in Francia. (detto popolare)
A volte non conosciamo neppure i nostri figli. Insomma, questo timore si può estendere anche agli altri membri della famiglia.
La paura è un baco che scava gallerie. Ad un certo punto mettiamo il piede e ci precipitiamo dentro.
Certo ci sono delle eccezioni ma dai Mel è più facile conoscere il proprio figlio che il marito. Una mamma sente se suo figlio è buono o cattivo.
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Io ho incrociato in passato qualcuno di perverso nel suo modo di gestire le relazioni amorose, ci sono cascata davvero, credevo a tutto quello che mi diceva e l’ho creduto durante anni. Non era di quelli perversi che si mette “nudo” subito, no anzi, era qualcuno che sa farsi innamorare e che apparentemente ha tutto di una persona “normale”. E quando scopri il suo vero viso, non ci credi nemmeno perché non riesci a fare la vedovanza di quello che durante anni hai pensato che fosse. Lo vedi fare il ganzo con le altre ma continui a credere alle sue stupide bugie. Mia sorella psicologa mi aveva messa in guardia tante volte quando mi vedeva triste, ma non credevo lei, credevo lui. Mia sorella mi diceva che non è con l’aceto che si prendono le mosche (espressione francese) quando le dicevo, “ma dai, è sincero, mi ama davvero, è in gamba, perché si divertirebbe a mentirmi?!”.
Quella paura di cui parla Vera non ce l’avevo mai avuta, non pensavo che potessero esistere delle persone programmate cosi’, certo ero molto ingenua.
Comunque la paura non ce l’ho nemmeno dopo di lui. E quando guardo in silenzio il mio compagno mi dico che sono stata fortunatissima di incrociare uno come lui dopo quella esperienza distruggente. E non ho paura, mi fido di lui.
esatto, è una questione di fiducia, quasi un mistico atto di fede. è già tanto se nell’arco di una vita si arriva a conoscere una parte di se stessi, come si può pretendere di conoscere l’altro che dorme con noi? basta farsi un giro per quartieri a luci rosse o andare sulle chat erotiche - a qualsiasi ora - per incontrare uomini di tutte le classi sociali smaniosi. certe abitudini sessuali non hanno in fin dei conti molto a che vedere con il sesso e ognuno ha un lato che altri chiamano oscuro.
Paure…eh si, Vera, voi giornalisti siete in gran parte responsabili delle mie personalissime paure.
Ne cambio una al giorno, le scelgo direttamente dai titoli di apertura dei tg :D
Bianca, allora da qualche giorno nella top ten al numero uno c’è la suina.
Non se ne può più!
Uno stillicidio.
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buonpomeriggio:)
eh…si, caramella, mettici pure che io e mio figlio siamo stati entrambi influenzati…paurapaura!!!
;)