Prima che nascesse Beatrice, durante la gravidanza di Nives, ero contento. Normalmente contento, della contentezza che si suppone debba avere un futuro padre, quella lì. C’è stato tutto il rituale: supporta tua moglie, gira per ginecologi ed esami, offri da bere a amici e colleghi, pacche sulle spalle, cerca un nome che ti piaccia, fai il totosesso, guarda la pancia che cresce e ascolta con l’orecchio sull’ombelico.
Le avvisaglie le ho avute con la prima ecografia: son rimasto lì per 10 minuti come un cretino a guardare una specie di fagiolo sfuocato e mi sentivo come se qualcuno mi prendesse il cuore a calci. E perché stavo piangendo? Cosa stava succedendo? Scioccamente, non ho dato molto peso e non sono riuscito a decodificare i messaggi che mi stavano arrivando.
A questo punto il colpo di scena: la mattina della nascita mi presento all’ospedale contento, sempre di quella normale gioia che uno prova e immagina sia tutta lì e sia quella giusta che arriva nel momento in cui si diventa padri. Poi, da quel momento, da quell’esatto momento nel quale Nives mi ha preso la mano per stritolarmela e non l’ha più lasciata per tutto il parto, la mia vita è cambiata.
Se uno non è un padre e pensa di aver fatto cose emozionanti e emotivamente forti nella vita, aspetti di vedere nascere il proprio figlio. Io non è che abbia avuto una vita avventurosa, ma la mia dose di emozioni le ho avute, come quella volta che ho girato sulla pista di Imola con la mia moto e ho scoperto che a 230 chilometri orari non è affatto semplice convincere il mezzo a cambiare traiettoria abbastanza velocemente per non finire lunghi nella sabbia, oppure quella volta che ho creduto di aver perso i dati con il lavoro di un anno di 60 persone.
Ci son cose che ti spompano emotivamente e ti fanno provare delle tempeste di emozioni, nel bene e nel male.
Bene, anche se siete paracadutisti, B.A.S.E. jumper, gente che scappa dai tori a Pamplona o pilota di jet, non c’è nulla, ma nulla, che vi sconvolgerà come vedere vostro figlio che nasce, e la parte curiosa è che nessuno ve lo dice. O se ve lo dice non lo capite mica, tipo che ora io lo sto dicendo, ma so che il messaggio non arriverà ai non padri che mi leggessero.
E da quell’istante nulla sarà più come prima: oltre alla gioia che si prova e non ci si aspettava così forte, essere padri è una figata incredibile, e, ancora, nessuno ve lo aveva detto, o non lo avevate capito.
L’odore, ad esempio. Non l’odore buono che hanno tutti i neonati, ma il profumo incredibile che ha vostro figlio è la cosa più bella che abbiate mai annusato. Da un lato vi ispira tenerezza e amore, dall’altra vi infonde un istinto di protezione tale che il solo pensiero che qualcuno possa fare del male a quei 4 chili scarsi che tenete in braccio vi trasforma un un incrocio tra Wolverine e l’incredibile Hulk, solo un po’ più incazzati.
Per tutto questo, e per tutta una serie di altre ragioni, essere padre è una delle cose più belle che possano capitare ad un uomo, e le PR della paternità fanno schifo, perché uno lo deve scoprire da solo.

































Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
Avere un padre imbranato cronico in fondo è davvero divertente.
Molto bello, mi hai fatto venire la pelle d’oca Andrea! Beatrice è fortunata di avere un padre come te! Perché purtroppo non tutti gli uomini e neanche tutte le donne provano quella stupenda emozione di cui hai saputo parlarci tu con delle parole cosi’ belle!
Beatrice e sua mamma sono fortunate di porter leggere un testo cosi’ carino!
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“so che il messaggio non arriverà ai non padri che mi leggessero”
Io gli auguro di si!
C’era anche il papà del piccolo Lorenzo nato scorso luglio che ci aveva scritto delle cose carine sulla paternità qua sul blog.
>>E da quell’istante nulla sarà più come prima: oltre alla gioia che si prova e non ci si aspettava così forte, essere padri è una figata incredibile, e, ancora, nessuno ve lo aveva detto, o non lo avevate capito>>.
Non è soltanto così. La gioia pazzesca e la paura-che-ti-fotte sono due moto sulla pista di Imola che ti sorpassano (a “te” che resti come un fesso in mezzo con la bandierina)… Il cervello non fa in tempo… Prima arriva una e romba, poi l’altra di seguito e ti travolge. Mica se ne possono fare tanti di figli. Sono anni e anni di vita risucchiati in curva. ;-D
p.s. posso aggiungere una cosa da rompicoglioni? La paternità non è mai consapevole. Nemmeno la maternità. Uh, quanto siamo inconsapevoli!!
Se fossimo davvero consapevoli fino in fondo, non faremmo figli.
la combinazione padre/figlia femmina è notoriamente una delle più pericolose in natura.
riesco già a immaginarti mentre acquisti il fucile a canne mozze con cui accogliere i futuri corteggiatori di beatrice ;D!
>le PR della paternità fanno schifo, perché uno lo deve scoprire da solo.
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verissimo.
Peraltro non ha senso farne di PR, perchè affrontare la paeternità come tu hai fatto, implica averla desiderata, essersi affezionato all’idea del fagiolo che cresce e agognare la conoscenza di quei 4 kg scarsi di carne e ossicine e profumo di figlio.
ALcun racconto varrebbe quelle sensazioni.
Delizioso. Tenero.
Sembra di sentire mio marito…UGUALE IDENTICO!
:D
la scoperta della paternità è un fenomeno davvero strano. Magari per una gran parte della tua vita non ci pensi, più probabilmente ne prendi le distanze. Poi ti vengono alla mente una serie di cose che ti dicevano i tuoi vecchi che tu neanche provavi ad ascoltare e.. perbacco ! avevano ragione.
Hai ragione Andrea, in ciò che dici. A me piace pensare che il fatto che le PR della paternità facciano schifo ci consente ancora di vivere una delle poche, belle, reali sorprese che la vita ci ha riservato.
sono con melania: inconsapevolezza e anni e anni di vita risucchiati. E purtroppo, non è che di padri come Andrea sia pieno il mondo.
>non è che di padri come Andrea sia pieno il mondo
credo onestamente che siano però molti di più di quanto comunemente si pensi.
e non dovremmo dimenticarci di quelli che padri vorrebbero essere a pieno titolo e a cui viene negato nei fatti questo diritto.
Bonjour Blimunda,
Per l’inconsapevolezza siamo tutti più o meno d’accordo (ho letto il tuo libro scorsa estate, mi hai fatto passare un momento delizioso!), ma per “anni e anni di vita risucchiati” cosa intendete?!
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ps: Hey, Zena’s Power oggi sul blog! ;)
Zena’s Power?
AHAH…ckkina!!!
;)
Si: tu, il pesciolino; Andrea, Beatrice; Blimunda, la Blimundetta… se questo non è la Zena Power, allora che cos’è Bianca? ;)
…un Zena party?
:D
>>ma per “anni e anni di vita risucchiati” cosa intendete?!
Intanto… che il tempo con i figli subisce un’accelerazione pazzesca. Si corre, si corre… Ma, soprattutto, mi riferivo ad un modo di dire per il quale ogni volta che i figli fanno cose per cui proviamo, ad esempio, spavento o preoccupazione noi “perdiamo” appunto anni di vita.
Es. “Ieri al parco ho perso di vista mio figlio. Per alcuni interminabili minuti non riuscivo a trovarlo. Ho perso anni di vita”…
Come ti capisco Mel…certi spaventi incrinano il cuore. :(
Ahhh si Mel, in questo senso certo, vi quoto allora al 100%!
Comunque i padri premurosissimi non si preoccupano quanto a noi le mamme (almeno lo vedo cosi’ per quanto mi riguarda e intorno a me con i miei cognati e i miei amici, ricordo pure mio padre che non si lasciava mai andare al panico), sono più zen per gestire situazioni come quella del tuo esempio (noi in tale caso non ragioniamo più, mentre a loro rimane il cervello connesso, meno male ;) Quindi l’accelerazione del tempo è meno pazzesca per loro mi pare
Mel, ti faccio sentire in compagnia:
agosto 2007, esterno spiaggia.
Personaggi: io, Camilla di 4 anni e 1/2 e Anna (mia carissima amica).
Camilla non la tiri fuori dall’acqua neanche a schiopettate.
Non sa nuotare, ma si muove nell’acqua come se fosse il suo elemento naturale.
La spiagggia è affollata. Il mare di più.
C’è molta corrente quel giorno..io non le tolgo gli occhi di dosso e lo stesso fa la mia amica.
Poi accade che squilla il telefono di Anna e io infilo la testa nella borsa da mare alla ricerca della protezione solare da ripassare sulla sua pelle candida.
Rialzo lo sguardo e lei non c’è più.
Sparita.
mi precipito in acqua ma non la trovo.
La splendida acqua del mio adorato adriatico è all’improvviso diventata una trappola infernale.
Grido. Chiedo a chiunque se abbiano visto una bimba con un costumino rosso, i capelli castani e gli occhi azzurri.
Mi guardano con sguardo compassionevole e mi rispondono no.
Poi mentre arranco nell’acqua non sapendo dove guardare, vedo Anna correre sulla batttigia che mi indica la strada.
La corrente aveva spostato Camilla di almeno 20 metri.
Per fortuna lungo la costa e non verso il largo.
Lei piangeva ed era spaventata.
Io no.
Io ero morta e fingevo di respirare.
>> Io no.
Io ero morta e fingevo di respirare.
E’ proprio così. Arresto cardiaco.
A me è successo a Sorrento. Perso tra i vicoli, dietro un sacchetto di patatine avvistate nella vetrina di un bar. L’ha ritrovato mia sorella. Io stavo impazzendo.
Ri-commento perché lo Zena-Power mi ha fatto molto ridere. Sugli anni di vita risucchiati, sì, esattamente quello che hanno scritto: paure, ansie, preoccupazioni, la testa sempre da un’altra parte, l’impossibilità a concentrarsi al 100% su una cosa, come succedeva prima, perché un angolo della tua testa è sempre lì a pensare a cosa farà lei, se starà bene, se non è che per caso è successo qualcosa…
Ma quanto è bello pensare al nostro tesoro Blimunda!
Lo sponsor di questi giorni è perfetto per il clima di questo post, saranno contenti ;-)