Pensavo ti interessasse davvero sapere come sto. Come vanno le cose. La casa. Il lavoro. Ti ho risposto presupponendo tu mi stessi ascoltando. Come va già lo immagini, credo. Questa estate, invece di sdraiarmi al sole ad abbronzarmi, ho trovato un secondo lavoro.
Ebbene sì, sto pagando l’anno sabbatico che tanto mi hai contestato. Ti ricordi, mi spedivi mail su mail, continuando a chiedermi se non fosse il caso che abbandonassi il progetto del ristorante per trovarmi un impiego stipendiato.
Proprio non ti andava giù che mi godessi le giornate senza preoccuparmi del futuro.
Ora gestisco un locale che sta cominciando a funzionare, ma ancora fa fatica. Sono stanca, stressata, preoccupata, parlo sempre di soldi e non ho più una vita sociale. Sì, hai ragione, non ho quel tono rilassato con cui ti rispondevo un anno fa. Ma tu saresti rilassato, se fossi al mio posto?
Sento nel tuo rispondermi una vena di soddisfazione. Finalmente mi puoi apostrofare col più classico dei “te l’avevo detto”. Mi avevi detto che i soldi sarebbero finiti, mi avevi detto che non era il momento giusto per avviare un’attività, mi avevi detto che il mio stile di vita non era adatto alla cittadina in cui mi sono trasferita. Mi avevi detto che mi sareste mancati tutti.
Pensavo ti interessasse davvero sapere come sto. Invece da quasi due anni stavi solo aspettando questo momento. Abbandonare tutto è stato un rischio enorme, hai visto che non si può impacchettare e partire senza poi pagarne il prezzo?
Hai ragione, ma perché continui a non farmi la domanda giusta? Chiedimi se sono felice. E poi chiediti se tu, che non hai il coraggio di svoltare nonostante siano anni che fai colloqui di lavoro e progetti la tua vita altrove, chiediti se sei felice.
E’ sempre facile fare i conti in tasca alla felicità degli altri, ma siamo capaci di contabilizzare la nostra? (Io no)






























Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
che strano…il titolo di questo post, che poi è il titolo di un film, era anche il mio status dell’altro giorno su FB.
Si perchè sempre più spesso le persone si sfiorano, si incontrano, magari si scontrano e si abbordano con un formale “come stai” che pare più un riempitivo che il frutto di un interesse reale.
E’ come se si avesse pudore di questo stato d’animo.
In fondo non si può ammettere di essere felici perchè pare che invetiabilmente si debba finire col veder mutare in peggio le proprie condizioni.
E non si può chiedere dell’altrui felicità per timore di doverne provare invidia.
Eppure, eiste gioia più grande del condividere la felicità di qualcuno che si ama?
Utopia, il difficile è trovare qualcuno che ti ami tanto da essere felice di una tua gioia.
E’ più facile condividere un dolore.
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comunque io non chiedo mai a nessuno se è felice.
Mi è sempre sembrata una domanda “crudele”.
Perchè la felicità non è di questo mondo.
(se non a rarissimi sprazzi)
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buonpomeriggio:)
quasi tutti i nostri incontri iniziano con un tanto generico quanto disinteressato “come stai?”. che la risposta non conti nulla e’ la scoperta dell’acqua calda, non voglio certo prendermene il merito. ma quanto e’ difficile accettare la felicita’ degli altri, che sopravvive *nonostante* le difficolta’? ci risulta molto piu’ semplice focalizzarci su cio’ che non va, come dice utopia, per non ritrovarci invidiosi?
caramella, forse per l’eta’, forse per le scelte fatte, ultimamente a me la domanda invece piace tanto. anche per la sua crudelta’ di fondo. mi piace farla e mi piace risponder… (risponderla?? come si dice??), insomma rispondere se qualcuno me lo chiede ;)
cerco di rispondere con sincerita’, si vede subito negli occhi di chi ho di fronte se la mia risposta non era necessaria.
Scusatemi ma siete veramente complicate :)
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Saro’ tonta… Abissi io non ho capito a chi parli nel tuo testo. A un ex? A un moroso? Alla mamma? A papà? A chi? Perché certo che il tuo testo dipende se di fronte hai qualcuno che ti ama (non puo’ che essere felice della tua felicità e preoccuparsi se non lo sei) o che si frega di te (in questo caso se ne frega di sapere se sei felice e peggio certe persone sono pure contente dall’infelicità degli altri, queste persone io le evito e non mi aspetto di loro quella domanda tua).
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E ho capito bene? Sei felice nella tua nuova vita anche se durissima paragonata a quando facevi l’anno sabatico. E a te piacerebbe che la persona a chi chiedi si accorge del suo errore passata quando pensava che la tua scelta di cambiare vita sarebbe un disastro.
Non ho capito nulla, vero?
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Io penso che non credere alla felicità è essere troppo esigente o troppo goloso con lei. Lo sono stata in passato io, allora posso capire.
…ma abissi, ha chiesto al suo interlocutore, qualunque esso sia, se è felice?
cktc, semplicemente un amico, convinto oggi come allora che io abbia fatto scelte sbagliate. hai capito benissimo il significato del testo :)
mi piacerebbe, come dici tu, che si accorgesse del mio essere felice nonostante tutto.
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Mi piace la tua interpretazione, “non credere alla felicita’ e’ essere troppo esigente”. Verissimo.
biancadenni, giusta domanda, la tua.
Si, piu’ volte. E sempre sperando di ottenere una risposta sincera, invece delle solite stereotipate.
Che poi, anche il concetto di felicita’ andrebbe analizzato.
Essere felici, nonostante le cose non vadano come previsto? Essere felici anche se manca completamente il tempo per se stessi? Essere felici anche se lo stato del portafoglio impedisce il semplice acquisto di caffe’&cornetto? Essere felici anche quando ci si ritrova in situazioni impreviste?
Quando siamo felici?
[scusami Abissi ti ho parlato come una muca li' in alto, quando un soggetto è serio sul blog sono molto frustrata di non trovare le parole giuste in italiano]
Questo tuo amico deve essere molto importante nel tuo cuore! Se no, anche tu ti fregheresti del suo parere. Ti auguro che ti leggerà, se è un amico sincero, ammetterà che si è sbagliato e sarà felice della tua scelta
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Io da quando ho messo il piede in fondo ma veramente in fondo fondo, so cos’è la felicità. Forse si deve conoscere qualcosa di brutto per poi riconoscerla? Fartenico sul blog quando se ne parla, io dico che delle piccolissime cose rendono strafelice. Anche io ho delle cose dure da affrontare, la mia vita non è sempre facile, eppure non mi sono mai sentita cosi’ tanto felice che da qualche anno, appunto da quando la mia vita è diventata più complicata. Prima avevo troppo tempo per guardarmi l’ombellico, mi bussava alla porta ma non la volevo vedere: volevo sempre di più (in questo ero troppo golosa). Ero troppo materialista con lei.
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Certo è subjectif (come si dice in italiano?) il concetto, una cosa che mi rende strafelice forse non rende felice te e vice versa.
“La felicità è un cucciolo caldo.” (Peanuts)
guy, felicita’ sono i due gattini che stanno ronfando sulla mia pancia, in questo momento.
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ctck, anche quando “parli come una mucca” (lol) le tue parole riescono ad esprimere bene quel che pensi, leggerti e’ un piacere.
“troppo tempo per guardarmi l’ombelico”. forse questo e’ uno dei motivi per cui ci fissiamo sugli altri e “tagliamo e cuciamo” con leggerezza e facilita’ giudizi a volte lapidari.
forse l’incomprensione di fondo nasce dal credere che la felicità possa concentrarsi solo in un risultato e non nel sentirsi vivi comunque quando si fa qualcosa in cui si crede e si spera….
“Saremo capaci di essere felici anche senza la felicità” (cit.).
La grande felicità chiama il grande l’oblio. La piccola felicità si accontenterà di qualche piccola distrazione.
ops… il grande oblio
abissi, se vogliamo inabissarci nel tema ‘felicità’ penso dovremmo far scorta di bombole…perchè non si riemerge velocemente.
E’ una fossa delle Marianne…
La felicità per me è un orizzonte…verso il quale ci muoviamo, non lo raggiungeremo mai….ma dà senso al nostro navigare.
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ciao:)
anne67, saggia osservazione. sia considerare che la felicita’ si esprima in un solo risultato, sia che il risultato per noi importante debba esserlo anche per gli altri puo’ fuorviare il nostro giudizio.
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melania, quindi dovremmo cercare le piccole soddisfazioni quotidiane?
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caramella, in quanto Abissi, mi immergo volentieri ;)
non ricordo dove, ma da ragazza lessi che la “giusta ricetta” per una vita serena e’ che sia composta dal 75% di felicita’ e dal 25% di dolore. Al di la’ delle percentuali, ovviamente insignificanti, l’idea che si sia felici solo se anche un po’ tristi mi ha sempre colpita. (mi lascio colpire con poco? puo’ essere…)
Abissi, penso di sì. Ma siamo felici davvero soltanto quando siamo distratti. ;-D
Quello che dici, Abissi, mi ha fatto ripensare ad una cosa che lessi tempo fa: i nostri occhi non vedrebbero nulla se ci fosse piena luce, riusciamo a vedere solo se la luce è mescolata con un po’ di buio.
Forse rimarremmo “fulminati” se ci fosse piena felicità, così come rimarremmo abbagliati se non ci fosse anche un pizzico di tenebra.
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Mi ha colpito la frase che una bambina della V elementare (Corriere della sera)ha detto dopo aver assistito al film Pinocchio:”Geppetto prova tante emozioni e Pinocchio prova le cose opposte perchè ancora non ha capito il senso di tristezza nella vita…”.
La consapevolezza dei bambini di oggi mi spaventa.
Esiste infanzia senza ingenuità e spensieratezza?
E’ come se questa bambina avesse già compreso il senso del tragico.
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A qualcuno che mi chiedesse se sono felice risponderei: perchè, tu lo sei?
Preferisco parlare di contentezza.
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buonanotte:)
Già…Lo STATO di Face di UTO lo avevo notato anch’io e non avevo interagito perchè chieder a qualcuno che se lo vuol far domandare se è felice presuppone quasi sempre una risposta negativa o di stallo, e non tutti i giorni riesco a sopportarne una di questo tipo…
Non so, credo che la felicità sia un’ATTITUDE (non lo so tradurre come vorrei in italiano, mi spiace…), dipenda molto dal carattere natio e dall’educazione, l’infanzia, il clima soprattutto vissuto entro le mura domestiche. A volte si esprime in espiazione cercandola dopo averla tanto anelata e ribellandosi a quanto vissuto fino a quel momento, altre si dimentica esista per sempre perchè così va il mondo, perchè così è giusto, perchè così fan tutti.
Non ho mai preso anni sabbatici, mai fatto cose troppo fuori dalla norma, mai sfidato cielo o destino da aver paura del volo pindarico all’indietro e testa in giù. Eppure tutto quanto potessi realizzare per rendere onore ad una migliore e maggior felicità l’ho intrapreso senza calcoli di rischi o rospi. E allora, adesso, in ogni momento o istante, sarò per la elevatissima capacità di adattamento alle contingenze e situazioni basta non mi si levi quei due perni che fanno la mia sostanza, io sono stata, sono, sono certa continuerò ad essere MOLTO FELICE. Mai distratta, mai stonata, mai in stand-by, ma di quel sentore pieno e rotondo che sà di bicchiere di vino rosso da degustazione: c’è sempre più di un buon motivo per sceglierlo all’acqua dissetante che depura e fa bene ma non lascia in bocca niente.
Un bellissimo pezzo, Abissi. Ti dirò di più: se mi dici che quel ristorante non è frutto di immaginazione poetica ci vengo a cena. Il vino lo porto io, arrivo a chiusura e stiamo tutta la notte a parlare della felicità, e inizio con il chiedertelo, se sei felice. E non abbasso lo sguardo finchè non sento il tuo essere nuda e cruda me anvanti.
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Ah, che i maestri di vita, quelli che stanno a chiederti come stai quando già conoscono la risposta esser negativa, quelli de “te l’avevo detto” e compagnia bella si fottano alla grande senza godere. L’un l’altro possibilmente, per lasciare in pace il resto del mondo che a tratti scopa per gusto e per il resto fa l’amore ed è felice.
Un errore di battitura…Succede quando si pubblica senza misurarsi nè rileggersi…Ecco il paragrafo con correzione:
“…E allora, adesso, in ogni momento o istante, SARA’ per la elevatissima capacità di adattamento alle contingenze e situazioni basta non mi si levi quei due perni che fanno la mia sostanza, io sono stata, sono, sono certa continuerò ad essere MOLTO FELICE…”
:)
justcla, mi e’ piaciuto molto il tuo commento, se passi da qui (il ristorante esiste davvero) ci beviamo il vino e ci mangiamo il tortino al cioccolato, discutendo di felicita’ e affini :)
Attitude in questo caso lo tradurrei con predisposizione o inclinazione, se ho ben inteso quel che intendevi dire.
Inclinazione direi, ma ha anche un che di mistico nell’accezione ENGLISH…Ora mi documento per bene e vedo come coordinare una serata, di corsa!
Immagino di voler aggiungere che oltre a quanto ho proferito in tutta quella lungaggine che fa venire l’orticaria, la felicità bisogna anche saperla e volerla trovare. Aldilà di mancanze, esperienze, malattie e dipartite che non si possono decidere o modulare.
Adoro il tortino al cioccolato e so bene che vino abbinare.
A presto.