Grazia Perché non puoi aspettare

Non capisco chi viene lasciato e dice di volere COMUNQUE il bene dell’altro

Nella scia di sofferenze inenarrabili, quando stavamo insieme, ti dissi che con te avevo avuto una fortuna incredibile: avevo imparato ad amare e soprattutto avevo capito che potevo farlo. È la ragione per cui ti dissi che forse io andrò in paradiso. Vedi: in genere, quando si ama davvero, si dice che si vuole “comunque” il bene dell’altro, che gli si augura “comunque” felicità, non importa come e con chi; tante belle cose a prescindere dalle proprie, senza calcoli di tornaconto.

Ecco, io non sono del tutto d’accordo. Forse questa cosa vale per i bambini, per gli animali e per gli scemi. Alla gente che si ama, forse, bisogna augurare di riuscire a esprimere la potenzialità meravigliosa che il nostro amore ha intravisto in loro. Nessuno può cambiarti il temperamento, e chi ci prova è un cretino o un megalomane. Forse io avrei potuto in qualche misura incidere sul tuo carattere, perché tutto sommato credo di essere una persona interessante e poliedrica: ma la personalità, alla fine, è roba tua, è merito o demerito tuo. Siamo noi a sintetizzarla. Il nostro contributo - di volontà, soprattutto di coraggio - glielo diamo noi. Glielo dai tu.

Insomma, io non ci penso neanche ad augurarti una serie di “comunque”. Io ti auguro di poter esprimere tutta la potenzialità che hai e che io ho intravisto: ma se non lo farai te ne devi andare al diavolo, perché avrai sprecato la tua vita, sarai colpevole e non meriterai amore vero da nessuno. Oh, sì, magari un amore lenitivo, ricreativo, condividente, scaccia solitudine, quella tomba che è il tradizionale matrimonio, quella forma di riposo serale e di rallentamento interiore che è solo ristoro rispetto a una vita non-vita, frenetica e deficiente come lo sono tutte le nostre.

Quando ti ho conosciuta avevi gli occhi fumati, occhi che non chiedevano niente ma pretendevano tutto. Per il resto mi è impossibile non pensarti come una persona a cui ho offerto il mio amore, ma che non l’ha voluto. Ecco: fa niente. Ma se non ne troverai un altro, un amore vero e degno di essere vissuto, io lo so, tu finirai all’inferno. Non mi troverai, perché io come detto sarò in paradiso da un pezzo. Perché ti amavo. Tu mi hai lasciato, ma fidati: sei nei guai sino al collo.

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commenti

Ci sono 8 commenti
per "Non capisco chi viene lasciato e dice di volere COMUNQUE il bene dell’altro"
  1. comunque vada, sarà un successo.
    Di chi molla, che avrà i suoi buoni motivi.
    Chi viene mollato rimane, comunque, uno sventurato tanto più quando finge una nobiltà d’animo (qulla del comunque, appunto) tesa a dimostrare le proprie nobili qualità.
    Meglio un sano, liberatorio e veritiero vaffa che se non altro restituisce un po’ di dignità.

  2. In fondo sei scemo quanto gli altri, ne convengo.
    Perchè quello che proferisci a chi hai amato fumata non è altro che un elenco di cose buone che per lei vuoi ed hai intravisto come potenzialità. Di diverso da chi lo esprime semplicemente è quel tuo accento sull’amorProprio che ti contraddistingue laddove scarichi su lei la colpa del non essere in grado di sviluppare il potenzial suo come tu saresti invece stato capace di fare.
    Immagino lei starà benissimo. Tu anche. E’ questione di tempo e d’altri corpi da amare, anime da sfiorare, menti cui intrecciarsi in un rebus che più tardi finisce megl’è.

    Buone vacanze, Phil.

  3. Il titolo mi ha sviata, perché poi proseguendo ho capito sempre meno.
    Se non che questo santo (che è tale in quanto ha amato) sta augurando alla donna che non l’ha ricambiato di riuscire a esprimere le potenzialità per le quali lui l’ha amata. Potenzialità che, da un lato lui non ha contribuito a sviluppare perché mica è così cretino da pretendere di cambiare la persona che ama; e dall’altro, chissà se lei proprio perché non amandolo, non ha espresso.
    E’ lei che deve fare tutto da sola, eventualmente.
    Poi mi sono persa.
    Se non che una persona che non riesce a trovare un amore talmente degno di essere vissuto da decidere da sola di tirar fuori tutto della propria personalità va all’inferno.
    Per caso, stamattina:
    http://www.youtube.com/watch?v=Q1QDverPGbM

  4. Perfettamente d’accordo con te, su tutto. Mi chiedo solo: ma solo i maschi che vanno su sti blog pensano che il matrimonio sia la tomba dell’amore? Che fare i pantofolai che si rifugiano in un rapporto per non stare soli fa schifo? Dal direttore in giù elogiate sempre chi si sposa e resiste in matrimoni inesistenti, mah. Io tempo fa ho raccontato la mia vicenda, sposato con una amica, innamorato di un’altra, che non posso avere. Ora penso di avere risolto: non mi faccio più domande o problemi. Sto con mia moglie e le garantisco tutto, ma la mia testa è libera di pensare ciò che vuole, e continua a pensare a un’altra. Non ci posso fare nulla. A lei non auguro che si trovi un altro. Non le auguro di essere felice senza di me. Proprio non ce la faccio. Perché la amo. Se fosse mia moglie a dirmi che vuole andarsene con un altro, invece, penso che potrei farglieli davvero gli auguri. Farebbe ciò che io non riesco a fare, mandare all’aria questa facciata che piace tanto ai nostri amici e parenti e che io spero faccia bene ai nostri figli. Scusate l’ennesimo sfogo. Comunque grazie filippo, meno male che ci sei qui…

  5. Bellissimo questo altruismo sentimentale, tanto bello quanto impossibile.
    Esisteranno creature tanto magnanime? Ne dubito.
    Solo io ho sentito dire “meglio se era morto”?
    E di donne che si vendicano nei modi più feroci dopo esser state lasciate mentre magari in pubblico dicono “spero sia felice”.
    Tommaso Campanella(ehilà,un altro figlio del Sud) che voleva “debellar” oltre a tirannide e sofismi, anche l’ipocrisia.
    Poveraccio, dovette fingersi pazzo per aver salva la vita, ma fu condannato al carcere per 27 anni.
    Quindi, occhio, quando volete smascherare l’ipocrisia.
    Mai augurato ai miei ex di essere infelici, ma nemmeno di essere felici, anzi, ho sempre sperato mi rimpiangessero.
    Trovo che sia ‘innaturale’ desiderare il piacere dell’altro, certo, non la sua rovina, ma che un po’ di nostalgia per me facesse ogni tanto capolino.
    Tanto la felicità non appartiene a nessuno, non si fa “possedere” da nessuno…lusinga ma poi scappa, la felicità è avere la scarpetta del “principe azzurro” tra le mani e sognare un giorno di raggiungerlo.
    E perchè no un “amore ricreativo”? Sarebbe l’ideale mentre lei “lavora” per esprimere le proprie potenzialità.
    -
    buon ferragosto

  6. Siamo noi, il trampolino e un quadrato turchese sotto, perpendicolare allo sguardo. Il quadrato turchese è il paradiso. E per una volta, in questa metafora qui, il paradiso sta sotto. Sotto i piedi del tuffatore. Sopra la sua testa quando troverà il coraggio di capovolgersi.
    Il tuffo viene bene da bambini. Perché, quando sei bambino, non ci pensi al quadrato turchese. Pensi solo al tuffo. Ti tuffi solo per il tuffo e per uno scintillio che hai intravisto sul pelo dell’acqua. I bambini sono gazze ladre.
    L’amore è una cosa strana e non sempre viene bene. Soprattutto non viene sempre uguale. Uguale a quello degli altri, uguale alle frasi dei cioccolatini, uguale ai manifesti pubblicitari. Ci disorienta, ci delude e anche ci inganna. E siamo tutti ingenui. Un po’ scemi e un po’ bambini, un po’ animali, attori delle nostre giornate deficienti.
    E la clessidra si svuota. Qualche granello si incastra nella strozzatura e rallenta gli altri. Ognuno questo giochetto lo impara presto. Impariamo a incastrare i granelli. Per un po’, periodicamente funziona.
    Della felicità possiamo anche fare a meno. Saremo capaci di essere felici anche senza felicità. La felicità è roba per chi si tuffa solo per il tuffo.

  7. Lei non è nei guai…semplicemente non ti ha voluto.
    Vorrà qualcun’altro, c’è SEMPRE qualcun’altro.
    ciao Caramella :)
    bentornata Melania! :)
    ‘giorno blog

  8. Mi ha toccato il descrivere di Mel, come spesso succede, del resto…Anch’io ho sempre sentito l’amare come un tuffo carpiato a testa all’ingiù e mano nella mano. Per il gusto di quel brivido di vita e morte cui non ci si voglia sottrarre. Per quella paura che eccita e toglie il fiato che è vivere qualcuno da sentire che poco importerebbe morirne. Perchè non se ne faccia a meno mai, di voler vivere a mezz’aria, là dove il cielo è più blu…

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