Grazia Perché non puoi aspettare

Coi pensieri spettinati, col sale sulla pelle

Una di quelle cose che non sparisce invecchiando è l’attesa. Come quando si è bambini e non si vede l’ora che arrivi il proprio compleanno, il Natale o le vacanze, col mare, la paletta e il secchiello.
Essere eccitati al pensiero di qualcosa che si aspetta da tanto non ha età: l’aspettativa, di qualunque genere sia, presuppone pensieri liberi, creatività e immagini nitide, manco fossimo registi di un ritorno al futuro.

Ok, vediamola da “grandi”: arriva il ponte, qualche giorno di relax, una fuga d’amore, una mini-vacanza con gli amici o l’occasione per scrivere un post per Grazia (in vacanza con gli amici, ovviamente, giusto per non farsi mancare niente). E non vedi l’ora. Sei lì, in ufficio o a casa – mentre scrivi la tesi – che pensi al momento in cui indosserai il costume dopo mesi di tintarella di Luna, giocherai a racchettoni divertendoti come un ragazzino o semplicemente trascorrerai ore di piacere con gli amici, stravaccato su uno scomodo letto in cui chissà quante persone avran dormito, parlando di storie passate e sorseggiando birra alle 3 di notte.
Momenti in cui le lancette sembrano fermarsi, giorni in cui si perde – letteralmente – la concezione del tempo. Chiunque, almeno una volta, si sarà fermato un attimo chiedendosi il perché.

Attesa, come quella leopardiana che ti snerva e ti distrugge, a volte ti consuma, e risveglia istinti mai sopiti. Attesa, come un continuo accumulo di energia cinetica pronto ad esplodere e dissolversi in un istante, quello del momento tanto sognato. Felicità di un qualcosa che non si fa in tempo a vivere ed è già passato, lasciando spazio a sentimenti umani quali la malinconia e la nostalgia.
Perché la felicità dell’attesa, fino ad un minuto prima del momento tanto agognato, era tutto: e la sentenza, alla fin fine, è sempre spietata. Hai trascorso momenti felici, attimi che non dimenticherai mai? Malinconia e inquietudine. L’aspettativa è stata tradita? Delusione e sconforto.

È quindi questo uno dei paradossi della condizione umana? No, o perlomeno non solo.
Sì perché difficilmente quando si è felici se ne ha la consapevolezza, nonostante l’attesa spasmodica; chi è stato felice poi, vive nel ricordo di essere stato felice, appunto.

Il colmo è che siamo invece abilissimi a percepire la felicità degli altri: quando raggiungiamo la nostra, tendiamo a trasformarla in un obiettivo successivo, passando sopra le speranze e i sentimenti che abbiamo impiegato per raggiungerla. Dimenticandoci quindi di assaporare certi istanti di Infinito.

Ai miei e probabilmente agli occhi di molti, solo gli altri sanno e possono essere felici. In fondo in fondo il sentirci umanamente “vittime di” ci salva dall’idea che forse…ci sia qualcosa che non va persino in noi stessi. Per questo quando siamo felici non ce ne accorgiamo e troviamo un altro punto di partenza verso nuove mete di un piacere in divenire.

A pensarci bene, è una condanna terribile. Siamo felici nell’attesa o nel ricordo di essa e siamo felici per qualcun altro. Il presente non ci basta mai, vogliamo sempre di più e così non sappiamo godere del famoso “attimo fuggente”. Certo, alla lunga l’esperienza ci aiuta, ma l’istinto ci inganna.
Per sicurezza però, io continuo ad attendere.

Non mi piaceMi piace (2 punti, 2 voti)
Loading ... Loading ...

commenti

Ci sono 37 commenti
per "Coi pensieri spettinati, col sale sulla pelle"
  1. Quella consapevolezza arriva, con gli anni. E’ la felicità rugosa e paziente. Un’arte.

  2. Bellissimo testo! Bella introspezione la tua! La chiave non è nell’attesa… Non aspettare troppo la felicità, è vicina a te ma tu per il momenti la cerchi altrove…

    Non penso che la felicità viene con l’età, o ti programmi per essere felice o non lo vuoi essere (quindi si deve essere attivo e non passivo per essere felice). Certo puoi attraversare certi periodi della tua vita e non crederci più, poi il tempo passa e ti aiuta a crederci di nuovo. Non si deve essere golosi con la felicità, è questo la chiave, io l’ho capito da poco tempo pur essendo stata strafelice prima di vivere un periodo molto “nero”.
    Ho una zia (ha 85 anni), lei aveva tutto per essere felice, era programmata invidiosa e invidiava sempre quello che non aveva pure non avendo mancato di niente, anzi. Era una bellissima donna, molto elegante, ha avuto tante attività durante la sua vita eppure era sempre insoddisfatta, non è mai stata felice e ha reso infelici marito e figlio. Eppure non è una persona cattiva. Ma non ha voluto “programmarsi” per essere felice.

    E’ un dono quello della felicità e te lo dice una atea (non credo in niente, ma vedi credo nella felicità). Appunto si deve fare quella tua bella introspezione per conoscerla, imparare ad essere meno cieco con lei. Io ho dovuto fare una depressione e vedere mio figlio attraversare un problema grave per capire che la felicità me la portano delle piccolissime cose. E me ne accontento ormai. Ecco, il periodo nero mi ha permesso di essere meno golosa con la felicità.
    —-
    ps: Ho aspettato questo tuo secondo post! Sono molto felice (sono in tema, vedi ;) di rileggerti di nuovo sul blog!

  3. “Non si deve essere golosi con la felicità”.Questa è una bella frase. La felicità va assaporata lentamente…
    Ci sono persone che non imparano ad essere felici perché non ascoltano il tempo. Il passo felpato del tempo che ci precede.
    Ma il tempo lascia dei segni. Scrive sui nostri corpi le risposte. Si porta via il superfluo e ci lascia l’essenziale. E la felicità è nell’essenziale.
    La zia di cui parli è un’ergastolana. Reclusa per tutta la vita dietro a sbarre che lei stessa sembra aver forgiato.

  4. Ciao Alessandro,
    le tue riflessioni mi hanno ricordato un brano di Pascal già citato in un’altra occasione.
    Ripropongo:
    Non ci accontentiamo mai del presente. Anticipiamo il futuro perché tarda a venire, come per affrettarne il corso, o richiamiamo il passato per fermarlo, come fosse troppo veloce, così, imprudentemente, ci perdiamo in tempi che non ci appartengono, e non pensiamo al solo che è nostro, e siamo tanto vani da occuparci di quelli che non sono nulla, fuggendo senza riflettere il solo che esiste. Ciò dipende dal fatto che di solito il presente ci ferisce. Lo nascondiamo alla nostra vista perché ci affligge, e quando è piacevole temiamo di vederlo scappare. Tentiamo di sostenerlo con il futuro, e ci impegniamo a disporre di cose che non sono in nostro potere, per un tempo a cui non siamo affatto certi di arrivare. Ciascuno esamini i propri pensieri. Troverà che sono tutti concentrati nel passato o nell’avvenire. Non pensiamo quasi per niente al presente, e se ci pensiamo è solo in funzione di predisporre il futuro. Il presente non costituisce mai il nostro fine. Passato e presente sono mezzi, solo l’avvenire è il nostro fine. Così non viviamo mai, ma speriamo di vivere, e preparandoci sempre a essere felici è inevitabile che non lo siamo mai..
    -
    buonaserata:)

  5. leopardiana, no, per carità.
    mai, è poi mai.

  6. solo pascoliana potrebbe essere peggio.

  7. …che hai contro Giovannino?
    Trovami in una antologia del ‘900 una poesia più bella de “La mia sera”.

    “Il giorno fu pieno di lampi…”…

  8. ἀταραξία (atarassia)… ecco l’antidoto a Pascal.

  9. il distacco dalle passioni come soluzione?
    Ma desiderare l’imperturbabilità non è già un desiderio?
    -
    p.s. mel, hai ragione…questo tema è nell’aria.
    -
    buonanotte:)

  10. >…che hai contro Giovannino?
    mel, io sono anche più drastica di limo.
    ho un’allergia che, che fatto salvo il riconoscimento di alcune perle artistiche come quella citata, ingloba in toto la triade Pascoli, Carducci, D’Annunzio :D.
    in compenso come caramella sono pascaliana, leopardiana e per buon peso kierkegaardiana……

  11. @Melania
    …dici? Speriamo venga anche con l’età, è che non credo sia una cosa proprio “automatica” ;-)

    @Cktc
    Grazie ancora per il tuo commento :)
    Forse hai ragione tu, una delle chiavi sta nel crearsi troppa aspettativa per poi non soddisfarla mai appieno. È che ho paura…che siamo fatti proprio per non fermarci un attimo e andare sempre alla ricerca di un altro traguardo di felicità.

    @Caramella
    Grazie per il brano di Pascal. In effetti nel mio post ci sono vari elementi di cui parla, specialmente la parte sul “presente”. Se ci pensi bene per noi è davvero arduo godersi i momenti del presente.
    Distacco dalle passioni però non è realizzabile…almeno per me :P

    @Anne67
    Sai che ho i tuoi stessi “gusti”? Nel senso che anche io prediligo Kierkegaard e qualcuno degli altri che hai citato. Aggiungerei Schopenhauer quando parla di condizione umana e appagamento.
    Sarà la vena di pessimismo che spesso mi contraddistingue, ma tant’è…

  12. “He who binds to himself a joy
    Does the winged life destroy;
    But he who kisses the joy as it flies
    Lives in eternity’s sun rise”

    William Blake

  13. Chiusa maldestra.
    Non qualcosa di piu’, ma qualcosa di meglio.
    Peccato.
    6-

  14. Mi ricordi la mia professoressa di Lettere e Latino alle superiori, Minna.
    Tra l’altro il tuo avatar ha una straordinaria riminescenza, a parte la sua capigliatura milviana.

    (Oggi parlo troppo forbito)

  15. gattonero, parli epanalettico, non forbito.

  16. seiunprecario, non è automatico. E’ un’arte. Bisogna provare, provare, provare, provare, provare…

    http://www.youtube.com/watch?v=1OtK7uKKYrs

  17. sonounprecario, seiunprecario… il primo nick coniugabile.
    saraiunprecario!
    ahahhahhah

  18. …coniugare fa sempre bene… se solo sapessi…
    ;-)

  19. mi capita più spesso di divorziare, gli altri.
    :)

  20. :) Io coniugo un sacco… Si parte dall’indicativo (8 tempi, 4 semplici e 4 composti)… ;-D

  21. molto indicativo. :)

  22. In verità in verità ti dico, caro limone.

  23. Detto questo: anche a me piacerebbe coniugare un sacco, specie in questo periodo primaverile che gli ormoni sono quelli che sono.

  24. …da quando i gatti dicono la verità?…:-)

  25. Ho aspettato un uomo che mi rendesse un gatto onesto.
    (In realtà aspetto ancora)

  26. io invece…declino;-)
    -
    ‘notte

  27. @Miao…Io ho un amico caro fiorentino che di nome fa GattoMatto. Anche lui a cantare alla luna aspettando di diventar ordinariamente rispettabile e cheto. Ma è più forte di lui cedere alla tentazione del contrario.

    Trovo il Post buono, un pò trito ma nobile il pensiero di fondo. Molto bello l’Io Continuo Ad Attendere.

  28. @ sonoun precario
    >Sai che ho i tuoi stessi “gusti”? ……Sarà la vena di pessimismo che spesso mi contraddistingue, ma tant’è…
    ok per la vena di pessimismo, ma che sia giusto una vena ;).
    per affrontare la vita alla tua età urgono anche una buona dose di spensieratezza e di incoscienza ( e un po’ di sana e propedeutica stupidera come si dice da queste parti).

  29. >Ho aspettato un uomo che mi rendesse un gatto onesto.
    (In realtà aspetto ancora)
    non è questione di moralità, ma di addomesticamento….reciproco proprio come con i gatti :)!

  30. Addomesticare…Come la rosa del Petit Prince…

  31. oui :).
    ma l’addomesticamento è la fase propedeutica, poi arriva la convivenza quotidiana.
    forse dovrei adottare un gatto….per tenermi in esercizio ;).

  32. Bonjour GattoN… chi ha detto che i gatti non dicono la verità?! Non siamo mica come la volpe e il gatto noi due! ;)
    —-
    Alessandro, “sonounprecario” io al futuro te lo coniugo “avraiunpostodilavorointeressantissimofrapoco” ;)

  33. Vero,
    prossimamente ti auguro un:
    “fuiprecario”;-)
    -
    p.s. per quanto riguarda il godere il presente, stai parlando con chi dell’attesa ne ha fatto quasi una personale filosofia.
    Nell’attesa l’aria resta sospesa……popolata di fantasmi bellissimi che l’immaginazione disegna.
    Poi c’è il momento reale che per quanto bello non sarà mai all’altezza dei sogni, nel sogno non ci sono rumori, nè fastidi esterni, è tutto ovattato e anche i gesti dell’altro sono in sintonia con il nostro sentire. Ne siamo noi i registi.
    Nella realtà c’è il caldo, il freddo, il traffico, lo scorrere delle lancette….nel sogno il tempo non passa mai.
    Anche il ricordo è un momento piacevole, quando culli nel pensiero le immagini, quando ripensi a palpebre chiuse agli attimi vissuti.
    A me piace accumulare momenti di realtà per riviverli dopo nella mente e colorarli con le sfumature dell’anima.
    -
    buonpomeriggio:)

  34. non ho mai amato (anzi, eheh..) Foscolo, Leopardi e affini…odio quel pessimismo costante ed esistenziale, mi da proprio i nervi!! :-P
    sono la classica persona a cui se gli chiedi “come stai?” risponderà sempre “bene, grazie”!
    non lamentarsi è il primo grande passo verso la felicità…

  35. @Anne… colpo al cuore. Pascoli, Carducci e D’Annunzio non possono essere una triade. Sono Pascoli… Carducci…. D’Annunzio.

    @Maldi, non sai l’emozione che provo ogni volta. Ogni singola volta che li ri-leggo.
    Il poeta non si lamenta. Raccoglie tutte le lacrime del mondo e piange.

  36. Questo pezzo, rileggendolo, sa dell’ultimo di Raf, “BALLO”…

  37. mel: de gustibus…! ;o) …sono una convinta fan di Dante, Petrarca, Manzoni…direi un’altro genere…per quanto riguarda la poetica parlavo di pessimismo…comunque Leopardi si lamentava della sua vita eccome…! ;-P

Scrivi un commento

Devi essere registrat* per commentare.