Lei è quello che vi hanno raccontato. L’Altra è più vicina alla realtà. Potete scegliere di leggere solo quello che riguarda Lei, e ne sarete rassicurate. Oppure anche quello che riguarda L’Altra, e tutto quello che arriverà in più sarà grasso che cola.
Lei
“Devo fare un annuncio”, ha detto arrossendo un po’. E poi giù congratulazioni e raccomandazioni a prendela comoda, a non esagerare con il lavoro, che qui sono tutti solidali e felici. Il suo capo le ha detto quanto consideri sacra la maternità, e di come l’azienda sia felice di questa sua novità. Avrà tutto il tempo per decidere quando tornare, dopo la maternità, che tanto il suo posto è qui e nessuno lo toccherà. E in effetti è andata così. Lei è rimasta a casa fino a che il Principe non ha compiuto i 9 mesi (“prima, i bambini devono stare con la mamma”, le ha detto il pediatra), e poi, perfettamente organizzata tra nido e nonni, è tornata alla sua scrivania, dove non una carta è stata spostata.
L’Altra
“Devo fare un annuncio”, ha detto arrossendo un po’. Quello dipinto sulla faccia dei colleghi non era un sorriso, era un rictus. La domanda principale è: “E chi farà il tuo lavoro? Come ti sei organizzata?”. Il suo capo le ha detto quanto consideri sacra la maternità, e come sia essenziale per l’azienda che decida al più presto se tornerà subito al lavoro o invece preferirà fare la mamma per un po’. Bella domanda. E che ne sa? Intanto, per evitare brutte soprese, ce l’ha messa tutta per organizzare il lavoro. Il che non le risparmia uno sgradevole colloquio con la responsabile del personale, al suo rientro. “Vedi, è che tu adesso sei una mamma!” “E allora?” “E allora le tue priorità sono cambiate”. Non serve spiegare che le priorità una se le organizza da sola. Il giorno del colloquio ha un orzaiolo e le emorroidi. Fuor di metefora. Quantunque, ad una lettura psicanalitica dei sintomi… No, è che la cosa che l’ha fatta andare proprio fuori di testa è che non ha trovato la sua scrivania. Spostata. Ops!
Lei
Il nido privato è stato un colpo di fortuna. Il Principe ha fatto un inserimento da manuale: solo una settimana. E Lei si sente le spalle coperte: se il bimbo dovesse star male, la nonna correrà a recuperarlo, e intanto lei potrà dedicarsi al lavoro come si deve. Ha in programma una promozione in capo a tre mesi, e la otterrà – il suo capo trova che adesso che è mamma è ancora più efficiente ed efficace di prima. Del resto, potrà lavorare da casa due giorni la settimana, una bella comodità. E col marito si danno il cambio: alle 18 uno dei due è a casa, così saranno loro ad educarlo, non le maestre dell’asilo e neanche le nonne. La vita potrebbe essere più bella?
L’Altra
Ore 6.30: sveglia. Doccia e caffé. Ore 7.00: il Mostro reclama cibo. Cambio, colazione, preparazione per la giornata di nido. Ore 7.45: vestizione e trucco per coprire le occhiaie. Ore 8.00: si esce. Il Mostro recalcitra, nel seggiolino dell’auto proprio non ci vuole stare. Per caricarlo ci vogliono 10 minuti, sotto gli occhi della portinaia che assiste alla scena con riprovazione. Ore 8.30: il pupo entra al nido. Ore 9.00: al lavoro. Ore 14.00: colloquio con il capo: le tue priorità sono cambiate, com’è che sei così demotivata? Ore 18.00: a casa. Il pupo è stato ritirato dalla babysitter, che però ieri ha annunciato che dalla prossima settimana non sarà più disponibile. Seguono quindi incontri con altre aspiranti: una signora di 60 anni che, signora mia, a causa dell’osteoporosi non potrà fargli il bagnetto; una studentessa di 21 preoccupata di poter portare a casa il suo fidanzato; una 40enne che sostiene che i bambini non vanno mai presi in braccio; una signora molto carina che non parla una parola di italiano, per cui è difficile dire cosa ci sia che non va (ma anche che va). Ore 20.00: pappa. Ore 21–23: operazione nanna. Ore 23: butta giù un boccone e stramazza sul divano.
Nella prossima puntata: la coppia
































Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
Vi diro’, piu’ si va avanti e piu’ mi viene da piangere.
E’ imbarazzante tutto questo proprio perche’ questo “divertissement” nasconde molte verita’.
Delle molte verita’ c’e’ quella che mi addolora di piu’ ed e’ quello della solitudine della donna.
E tutto cio’ diventa un muro insormontabile se sopraggiungono delle sofferenze.
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Oggi un giovane collaboratore che e’ venuto in missione dalla Romania per portare via, infine, il lavoro a casa sua mi ha raccontato alcune cose.
Lui e’ qui con la moglie e la figlioletta che ha fatto un anno, mi a fatto vedere le foto dei festeggiamenti e alla domanda, tua moglie ha studiato? lavora?
Lui mi ha risposto, si certo e’ laureata e ha un lavoro, ma noi in Romania abbiamo la maternita’ fino ai due anni del piccolo.
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Nulla da dire.
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Mi disinnesco che e’ meglio
Giuliana, ho letto tutti i tuoi interventi. Adesso dicci qualcosa che non sappiamo!
Minna, se capisco bene il tuo commento, invidi i Rumeni per il fatto che possono occuparsi dei loro figli i due primi anni? Se non fraintendo, io no, sono felice di essere nata nei nostri anni di questa parte dell’Europa. Perché se hanno quel pregio, hanno purtroppo tanti altri problemi da gestire, tra l’altro quello degli stipendi orribilmente bassi.
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Beati i paesi che hanno i 9 primi mesi liberi per il benessere di entrambi (bebè e mamma). Io sogno a una generalizzazione degli asili nidi sul luogo del lavoro.
Ck stipendi bassi si, ma costo della vita molto ma molto piu’ basso del nostro.
Comunque continuo a non invidiarli Minna. Qualche anno fa ho lavorato anche io con dei colleghi rumani, vengono qua in Francia e sempre ci dicono che siamo fortunati e non lo dicono gratuitamente, è un leitmotiv (e quelli che vengono nelle nostre parti, per il momenti, sono dei privilegiati del sistema…). I diritti del lavoro li’ sono troppo pochi e in tanti managers possono imporre delle cadenze tremende di lavoro con uno stipendio di 300€ al mese. Non sogno di tornare nel sistema lavorativo dei miei nonni che lavoravano come dei cani.
E per “sofferenze”, di che cosa parlavi Minna, scusami ma non ho capito.
sofferenza=patimento fisico o morale.
Certo (tu per piacere non pensare che sia cosi’ tonta, je t’en prie!), a che cosa ti riferivi? Non ho capito la prima parte del tuo commento, tutto li’
Questi post dovrebbero far ridere e invece incitano alla riflessione dolorosa perche’ scherzando mettono in luce quanta difficolta’ devono affrontare le donne e soprattutto quanta “solitudine”.
Sono sole di fronte a tutti e nel turbine dei cambiamenti devoono essere veloci all’adattamento perche’ altrimenti l’architettura degli equillibri si sfascia e tutto gioca a loro sfavore perche’ sono le donne a pratorire,ad allattare, a crescere, a fisicamentesopportare i cataclismi della gravidanza e del puerperio.
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Questo quindi che dovrebbe essere il teatrino (banale perche’ lo conosciamo tutte) dell’ironica maternita’ e’ di una tristezza infinita.
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Solo questo.
A me non mette tristezza affatto, ma tutto quello che hai scritto è vero, ci rimanda a tanti pensieri legati alla nostra esperienza. Io ho dimenticato certe mie sofferenze, poffff se ne sono andate e le guardo ormai sorridendo tanto perché quelle sono riuscita a domarle.
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Io ne ho avuto solo uno, ammiro le mamme che ne avevano 14 a una certa epoca (anche se erano i maggiori a fare crescere i più piccoli). Ammiro pure quelle che ne hanno 2 o 3 e che sono all’altezza del ruolo. E che riescono a gestire lavoro e doveri per i figli. Certo non parlo di quelle che hanno la baby-sitter
Questo post è spettacolare. Manca solo lo spostamento dalla segreteria al magazzino, e il rifiuto del part-time anche se se ne ha diritto a termini di contratta (successe entrambe le cose a una mia amica).
@minna: io di romeni ne conosco e hanno un passato recente e un presente tali che c’è poco da invidiare. Poi per me la soluzione non sono due anni di maternità, ma cinque mesi alla mamma e cinque al papà. Obbligatori. E dai dieci mesi, asili nido aperti negli orari in cui i genitori lavorano.
@cktc: quando i figli sono più di uno è faticoso all’inizio, ma diventa molto più facile dopo. In compenso all’inizio anche la babysitter aiuta ben poco (non tutti i bebé accettano il biberon e le babysitter non allattano).
Il discorso e’ che…..
Italia ultima per l’aiuto alla madre lavoratrice e all’infanzia.
Siamo dietro anche ai Rumeni, che a loro modo creano situazioni pro madri lavoratrici.
Non puoi fornire asili nido, metti a disposizione la mamma!
(solo questo)
Non invidio nessuno.
Sono qui e mi sbatto come tutte voi.
Ora Minna capisco la metafora quando paragoni Romania e Italia a quel livello (a quel livello solo).
Lontanissima, non ottenendo un posto all’asilo nido per mio figlio mentre dovevo riprendere il lavoro e mentre era iscritto sulle liste di attesa da mesi (nelle grandi nostre città, devi iscrivere il bebè quasi prima di concepirlo per aver un posto, una roba da matti), ho avuto la più favolosa delle baby-sitter: mia mamma (eppure una Signora molto anziana). Il biberon tra lui e lei era un piece of cake. Mi considero molto fortunata di aver una mamma come lei, mi ha aiutata tanto nei momenti durissimi. E lui di avere una nonna cosi’ premurosa
perché tristezza? spesso è la realtà.
per quanto riguarda la maternità, credo che le leggi italiane siano sufficienti a tutelare le mamme. il problema, semmai, è che non sempre vengono rispettate, e mi riferisco soprattutto al rientro al lavoro.
invece sui nidi aziendali ho avuto un’esperienza diretta, mettendone in piedi uno poco prima di rientrare al lavoro. non è stato facile, e in pratica funzionava in questo modo: le famiglie gestivano il nido attraverso un’associazione, e l’azienda (che ovviamente se ne prendeva il merito) metteva a disposizione un locale idoneo e una dipendente (preesistente per uno strano giro precedente) come responsabile. purtroppo, tra qualche mese l’azienda cambierà sede e non è previsto portarsi dietro il nido. ma nei sei anni per i quali è durato, è stato una vera manna.
Ecco, era quello che intendo Giuliana per i nidi aziendali (ma tu l’hai detto meglio di me ;)
c’è una cosa da dire. il nido aziendale è un bell’impegno per l’azienda, sia in termini economici che di gestione dei fornitori (che, gioco forza, sono sempre esterni). sarebbe molto bello se in tanti si riuscisse a fare pressione sulle aziende (medio-grandi, se no non ha senso) per offrire questo servizio, però, vero?
Si ed è anche stupefacente che certe grandi ditte (le piccole non hanno né i locali, né i mezzi per organizzarlo) non lo hanno ancora capito che integrando quel nido, scelgono un management più efficiente
minna, non riesco a spegarmi come mai ci siano quasi più romeni in Italia che in Romania.
O comunque, che vengono a fare frotte di romeni qui?
Giusto per capire.
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Che poi tra romeni,rumeni e rom bravo chi ci capisce qualcosa.
perchè qui è più facile delinquere.
E soprattutto le pene sono meno severe e altamente disapplicate.
E infatti della romania noi abbiamo pressochè solo la fecia umana.
vengono qui a delinquere rinunciando all’Eden del welfare romeno?
Sono Pazzi Questi Rumeni!
:)
La Romania e’ una nazione che ha una stroia molto piu’ travagliata della nostra.
Il suo popola ho sofferto una dittatura crudele.
Esce fuori da una politica sociale ed economica che inserita ora all’interrno delle dinamiche europee crea l’emigrazione di frange della popolazione misere e ignorante.
Vivono attualmente una delle piu’ grandi piaghe sociali che impattano soprattuto l’infanzia, con un numero di orfani enorme e soprattutto malati di AIDS.
Cio nonostante in Romania esiste una realta’ sociale in evoluzione, sana, seppur impressonante perche’ cozza con il baratro sociale presente in questo paese.
Molte Worldtrade investono in Romania, (come fecero in India), per impiatare delle factory, perche’ li’ il costo del lavoro e’ molto piu’ basso.
I ragazzi laureati (una elite evidentemente) che guadagnano circa 400 euro al mese, possono metter su famiglia, comprare case e fare progetti per il futuro.
Pur essendo contro ai cancelli nei mercati di beni e servizi credo che questa politica del lavoro sia errata poiche’ si creano meccanismi di procacciamento del lavoro che non insitono sulle economie reali locali e possono, per volere di qualche chief manager chissa’ dove, venire a mancare con la velocita’ con cui sono arrivate.
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Non ho detto che la Romania e’ un Eden, ho evidenziato un fatto che invece doveva far riflettere perche’ istituzionalizzato in una nazione che molti, e anche tu limone, credono a noi inderiore e che invece forse in questa piccola cosa e’ avanti a noi.
resto sempre un po’ perplessa di fronte a paragoni tra realtà sociali ed economiche non omogenee….
non fosse altro perché ho in mente come in altri tempi i paesi dell’est ad esempio ci venissero spacciati per i paradisi dell’emancipazione femminile ;)
per mettermi le mani nei capelli sul tema mi bastano le politiche familiari della Francia neppure quelle dei paesi scandinavi…
e il rapporto tra pressione fiscale e qualità e quantità dei servizi da noi!
Questi paesi fanno parte dell’Unione Europea.
Dovremo quindi tendere all’omogeneizzazione.
Io credo alla globalizzazione dei diritti civili.
L’unica glabalizzazione che dovrebbe esistere.
sulla fretta e sulle motivazioni, non necessariamente nobili, altruistiche e rivolte alla diffusione dei diritti civili, per cui si è provveduto così rapidamente ad allargare i confini europei ci sarebbe da aprire un capitolo a parte.
non si tratta di togliere qualcosa ai romeni, ma da parte della società e del governo italiano di dare ai propri cittadini servizi adeguati ed in linea con le nostre potenzialità economiche e la pressione fiscale che sono certamente più affini a quelle della Francia che alla Romania.
attualmente almeno….
Minna hai ragione sul fatto che l’Europa dovrebbe permetterci di generalizzare le cose buone. Purtroppo in questo momento in Francia, si prende come esempio all’estero quello che è peggio. La globalizzazione in certi campi (e sopratutto nel diritto del lavoro) sembra essere desiderata dai nostri governi andando più dal basso che dall’alto. Cioè tornare sempre indietro. E poi si sa, l’erba del vicino (non parlo del tuo esempio per la Romania, anzi, ieri lo hai spiegato benissimo e ho capito che dicevi che era una vergogna per certi paesi del G8 di essere meno bene organizzati di certi paesi nuovamente in sviluppo.
Per il “congé maternité” dopo la nascita, quanto tempo ha una mamma italiana? (una mia cognata italiana ha smesso 2 anni di lavorare ma non ho capito quanto tempo ha avuto lo stipendio intero)
Attualmente la legge italiana impone il congedo obbligatorio per la madre due mesi prima del parto e tre mesi dopo, con la possibilita’, in caso la mamma sia in buona saluto e lo scelga di lavorare fino all’ottavo mese e aggiungere ai tre mesi il mese risparmiato.
In questo periodo la madre percepisce il 100% dello stipendio.
Dopo il terzo mese (o il quarto se si e’ usufruito della opzione sopra) entrambi igenitori hanno diritto ad altri sei mesi di astensione facoltativa al 30% dello stipendio tempo che deve essere calcolato cumulando i permessi di entrambi.
Si puo’ usufruire di questo tipo di astensione anche frazionandola e non oltre l’8 anno di vita del bambino.
Sempre entro l’8 anno di vita del bambino e’ possibile astenersi dal lavoro per malattie che devono essere certificate dal medico e in questi casi non si percepisce nessuna retribuzione.
cik: a stipendio pieno 5 mesi, di solito 2 prima e tre dopo
Stessa cosa in Francia, con un mese in più in caso di parto patologico. Quindi Minna e Maldi su questa cosa c’è stato un omogeneizzazione del congedo nei nostri due paesi (e altri paesi “ricchi” europei probabilmente). Per quanto al percentuale dello stipendio, non so qual’è.
Le prossime elezioni (europee) sono decisivi nel senso importantissime, ma si sa che solo il 30% in Francia andrà a votare (!!!!).
Ultimamente è scattata quella polemica che le donne che lo desiderano possono tornare al lavoro anche una settimana dopo il parto. Si comincia cosi’ poi…
Ciascuna fa un po’ quello che vuole, ma a me fa sempre paura quando si torna indietro.
(intendevo il percentuale dopo quelli 5 mesi se scegli di rimanere a casa)