Grazia Perché non puoi aspettare

Un uomo ormai finito lo riconosci dal posto che si sceglie in AEREO

Ormai ero fatto, fregato, finito. Fare il single era un autentico lavoro, bisognava essere sempre in pista, le antenne attivissime, chiamare e richiamare, soprattutto rispondere, e ammazzarsi di messaggini, di aperitivi, di vernissage. Io non ce la facevo. Non ce l’avevo mai fatta, in realtà: ma negli anni precedenti il circuito mi era parso come più elastico, si poteva uscire e rientrare, avevi una terrazza spalancata su tutto. Ognuno aveva il proprio circolo di mezzi amori da materasso che messi insieme ti tenevano perlomeno in vita.

Poi, d’un tratto, le 20enni erano diventate bambine, qualcuna mi dava del lei. E le 40enni erano sparite, si erano sposate, o erano diventate 50enni ciniche. Gli amici quasi tutti accasati, impegnati a figliare e ad ammazzarsi di lavoro. Mi calava una stanchezza perenne, una patina disillusa, un lievissimo ma instancabile stato di ipnosi che scangiava ogni colore e rendeva patetica la semplice idea di un’emozione. Era tutto già visto, sperimentato, classificato. A pensarci, ero morto: ma dovevo occupare almeno altri 30 o 40 anni. E allora che dovevo fare? Che cosa avrei fatto?

Presi un aereo per Roma. Un tempo ero orripilato da quelli che prendono l’aereo ma non chiedono il posto accanto al finestrino: chiedono quello nel cosiddetto corridoio, perché si sono stufati di guardare giù. E leggono, e dormono ogni volta. Perché si sono abituati. Si sono abituati a guardare il mondo da diecimila metri. Si sono abituati alle cattedrali di nuvole e hanno smesso
di sbirciare, di cercare qualche dio minore addormentato.

Ecco, un tempo io pensavo che un uomo che smetta di guardare dal finestrino ha finito di vivere, e sia un uomo senza più mondo. Mi tornò in mente questa cosa perché mi accorsi che avevo preso posto giusto in corridoio, ma non me ne fregava niente. Avevo sonno. Dormii perché ero stanco, oltreché fatto, fregato, finito. Presto, probabilmente, mi sarei sposato, o qualcosa del genere. O sarei morto: tanto ero già morto. Forse avrei fatto dei figli, per continuare a vivere attraverso di loro. Per rinascere anch’io. Per servire a qualcosa. E non mi sembrò triste.
Mi sembrò normale.

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commenti

Ci sono 70 commenti
per "Un uomo ormai finito lo riconosci dal posto che si sceglie in AEREO"
  1. Questa volta sarò seria e voi direte ecchissenefrega.
    FFatto? Bene.
    Io non scherzo quando dico che Filippo Facci è il mio alter ego maschile e qui occorre una precisazione. Non credo affatto che io sia alla sua altezza, innanzitutto per vivacità intellettuale, e secundis perché ha avuto il coraggio di tuffarsi da alcuni metri il che per me è sinonimo di “vitalità globale”(cazzo significa?) e di coraggio.
    Poi mi pare che faccia il sub e io devo ancora imparare a farlo ma quest’estate prenderò il brevetto.
    Perché questa digressione? Perché io rimango impressionata da questi pensieri, spesso identici ai miei e trattasi di pensieri spesso inconfessabili innanzitutto perché sono una donna e una donna TERRONA che pensa così non è à la page.
    Ho viaggiato abbastanza e giuro sui ciuffetti biondi naturali del Nostro che ho avuto gli stessi pensieri.
    Non mettersi vicino al finestrino è:
    da:
    -a) pauroso
    -b) impotente per la stupida e impopolare equazione freudiana-Jonghiana (erica) che chi è capace di volare è capace di scopare (come se pilotase lui peraltro)
    -c) uno/a che non è capace di stupirsi in più e che serba in core il fanciullino morto di Pascoli
    -d) pigro…non va in bagno, non passeggia, non sopporta chi gli passa davanti per uscire dalla fila dei posti
    -e)terrorista-sognatore in odor di ripensamento

    Alla fine, cioé nei miei ultimi viaggi, ho fatto la stessa scelta dell’autore:
    corridoio a sbafo e ho fatto anche l’orrida scelta di indossare mascherina per la notte, auricolare e babbucce..insomma una donna finita che non si arrende alla notte sull’Atlantico e alle nuvole, ma ai suoi soliti pensieri sulle stagioni passate e sulla vita altrui.
    Questa, in sintesi, la mia affinità elettiva con Filippo Facci(a parte la sua sapienza nell’usare i segni di interpunzione).
    Ecchissenefrega? Ditelo!!

    P.S.
    Caro Filippo,
    fossi in te, scriverei sempre di queste cose. Esce fuori la parte più divertente e dissacrante di te, perlomeno quella che io adoro.

  2. La vista del mondo dall’alto è uno dei miei primi ricordi nitidi: il mio primo volo a due anni, e le case viste da lassù mi sembravano dei tagliaerba. Ancora oggi , in fase d’atterraggio, cerco di capire come fosse stato possibile: con i tagliaerba non c’entrano proprio niente, d’altra parte l’immaginazione dei bambini non ha regole. Continuo a guardare dal finestrino, in aereo, in treno , in macchina ma sempre più spesso mi chiedo come sarà il mondo visto con gli occhi di mio figlio, quando arriverà, perché la mia immaginazione non è morta, ma si proietta in altro. E’ cannibalismo di emozioni questo? Forse si, d’altra parte è il nostro istinto a guidarci, se fossimo in grado di auto soddisfarci in eterno, chi mai si prenderebbe la briga di mettere al mondo una fonte di gioia, ma anche di continue rotture di scatole?

  3. Biondo non guardar dal finestrino
    
che c’è un paesaggio che non va
    è appena finito il temporale
    
sei case su dieci
 sono andate giù
.

    Meglio che tu apri la capotte.

  4. Non so quanti voli aerei abbia preso Facci, io parecchi. Non ho lo stesso mood, una paragonabile esperienza, le medesime visioni del vivere l’amare e lo stare al tempo con tutto che passa e io a restare la patetica, cinica quarantenne o giù di lì ancora in cerca del cavalcare d’onda mentre non resta che il sub per non morire annegata, ma fa sorridere la conclusione circa a Chi Sei secondo Che Posto Scegli A Sedere Sopra Un Aereo.

    Perchè quello che indica l’uomo morto non è il non curarsi del guardare fuori dal finestrino, ma il non essere nemmeno in grado di prestare attenzione all’intorno dal di sè sedile, in un 360 gradi che coinvolga il panorama tutto. Le persone, i fatti, chi sta lavorando per te, i colori, la musica, il cibo, il volersi dare, conoscere, scambiare. Il tempo per un libro, per scrivere a stilografica sopra ad una mini-agenda annotando le tue sensazioni, un pensiero, un verso, quello per un in film, magari in lingua, e trovarsi sorpreso dal capire la più parte delle parole, quello per parlare con chi ti sta accanto e conoscere un pò del suo mondo, magari avvicinarsi a lei, lui, e guardare insieme, fuori da quel finestrino e poi brindare con del buon vino o ridendo del cibo che par gomma ma è presentato come ogni degno Chef farebbe per sorprendere.

    Chiudersi con quella mascherina da sfigato, l’i-pod che fa ultima generazione e dormire tutto il tempo che è orrido. E da persona che oltre a non guardare da un oblò curioso non ha nemmeno la voglia e la forza di concentrarsi su qualcosa che stia fuori dal proprio ego fottuto ch’ama maledettamente, irrimediabilmente.

  5. Claudia, ti sfido anche a guardarti intorno per 8 ore di fila…vuoi mettere la comodità di annullare l’effetto jet lag grazie ad una mascherina?

  6. Quanta introspezione…

    Io mi siedo lato-corridoio perchè è l’unico posto che ti permette di abbandonare l’aereo entro le due ore successive all’atterraggio.

  7. Oddio Stronza, se sei pure in prima fila! In ogni caso ti immagino saltare agilmente sulle teste di energumeni, anziani, donne e bambini!

  8. ma perchè chiamare ‘morte’ quella che è indifferenza?
    Mi chiedo come sarebbe invece avere come compagno di volo Facci…chissà se il tempo volerebbe oppure non vedrei l’ora di atterrare?
    Forse preferirei parlare con lui piuttosto che guardare il mondo da un oblò…eppure io amo ancora tuffare lo sguardo nel bianco delle nuvole, ma ho viaggiato poco e quindi non mi è venuto a noia il cielo.
    un lievissimo ma instancabile stato di ipnosi che scangiava ogni colore e rendeva patetica la semplice idea di un’emozione.
    se si è abituati ad un grigio torpore che avvolge l’anima è naturale giudicare ‘patetica’ persino l’idea di un’emozione e quando questa dovesse balenare sarà facile attuare strategie di evitamento.
    Più rassicuranti i voli pindarici letterari.
    -
    comunque concordo con Caterina, questo brano è molto bello.
    -
    buonagiornata

  9. Ogni volta che l’autore cita “Note di note” colpisce nel segno.

    Fur di pubblicità e quelle robe lì: compratelo. Non Facci, ovviamente, il libro. Regalatelo. Merita.

  10. Ops: Fuor, non fur

  11. Elfie, io mi guardo in giro spesso per ben più di 8, i miei voli son per lo più intercontinentali e quello che più volentieri ricordo è stata la successione coincidenze in ritorno dall’Australia, fa tu…

    Ribadisco quel ch’ho scritto, e specifico che un volo identifica a parer mio come vive chi intraprende lo stesso. Là, sopra, dove si è tutti uguali e egualmente inermi. Là, dove stare con sè stessi può gridare talmente tanto da auspicare il chiudere gli occhi e dimenticar chi si è, a labbra e ogni cosa al resto del panorama attorno serrati.

    Chiaro che sia una da corridoio. Se non altro perchè amo passeggiare su e giù dai corridoi, intrattenermi con le Hostess quando di notte il resto dei passeggeri per lo più dorme e far visita al bagno tra lenti, trucco, lavaggi e re-make dell’alba. Ch’ama io esca agli effetti prima possibile dal resto ressa.

  12. Caro Filippo, qiesta è la dimostrazione che nella vita tutto cambia! A volte i cambiamenti possono essere positivi, spesso non lo sono, ma in ogni caso ti fanno sentire vivo!

  13. Volare oh oh oh
    Cantare oh oh oh
    Nel blu dipinto di blu
    Felice di stare lassù

  14. Bella lì kalz, ci voleva giusto un’intonato verso…
    Ecco, un viaggio lunghissimo a te di fianco lo farei proprio. SìSì. Senza mascherina.

  15. Cara Valchiria,
    non sapevo che questo fosse tratto da “Note di Note”. Se sì, dove si trova? In terronia è arrivato? Ordino on line? Ma poi se ordino on line non potrò mai avere una autografo dell’autore…oddio manco se lo compro in libreria potrei rimediarlo.
    Insomma, Facci, facciamo che ci incontriamo, mi dai il libro, te lo pago in contanti, me lo autografi, io prometto che sparisco nel primo aereo di ritorno posizione corridoio e non se ne parli più?
    Oppure vabbè..essere o non essere.

  16. Io soffro di claustrofobia e se non mi danno il posto in corridoio devo ingurgitare una tonnellata di pillole; a quel punto vedo cose che nemmeno dal finestrino…

  17. Io accetto qualsiasi posto… basta che sia vicino a Claudia :-)

  18. Oddio, questa cosa di Marco Mazzei mi fa supertenerezza!

  19. Allora facciamo che sto di mezzo per l’onore di seder tra Marco che conforto claustrofobico e kalz che non avrà bisogno di finestrino..Ci si intratterrà su poesia, arte, massimi sistemi e destino del mondo senza oblò da cui guardarlo, dentro a quel Centrale di aerei molto molto grandi, quelli per intenderci che hanno in più due sedute alla loro destra e due alla loro sinistra.

    Viaggiamo pure in Economy, che stretti ci si ama di più.

    ;)

  20. Ho un’idea…Andiam a prendere Caterina e la accompagniam con manina da Facci per la copia con autografo? Ci facciamo un’andata-ritorno a Sud e la lasciamo a finir taccuino in volo ricasando…E lì hai voglia la mascherina che fine farebbe…E pure l’i-pod…E pure le mani e il viso che non laverebbe per giorni dopo lui ad averli tenuti stretti a sè con piglio fico.

    Si fa?

  21. “dopo lui ad averli tenuti stretti a sè con piglio fico”
    d’annunzio?

  22. Si fa, ma non si dice
    E chi l’ha fatto tace
    Lo nega e fa il mendace

  23. Oddio siete così colti che mi imbarazzate.

    Occorre drogare/narcotizzare il Facci, al risveglio mi faccio trovare di fianco lato-corridoio con le sembianze della signorina Carlo e lui cederà, sì, cederà.
    Se mi aiutate,
    siete degli amici!

  24. Caterina, ti fa tenerezza perché non viaggi con me. Altrimenti mi vorresti uccidere.

  25. Marco,
    ti darei una botta in testa!
    (sono sempre solidale con le paure altrui, forse perché ne ho tante anch’io ma questa dell’aereo me la son fatta passare :)

  26. @Limone, non sai? D’Annunzio dentro al suo Vittoriale distavano meno di quaranta chilometri da casa mia…EhBBeh…
    @cate No-Narco, una come te il Facci la sogna tutte le notti. Lascia che chi meglio di noi lo conosce spuci la sua agenda e poi si fa il resto.
    @kalz :)

  27. Caterina io non ho affatto paura dell’aereo, solo non posso stare seduto in posti dove sono chiuso da altri, dove non mi posso alzare direttamente; vale anche al cinema, a teatro, ovunque: sempre posti corridoio, esterni, laterali, eccetera.
    Se mi dai la cura, ti bacio.

  28. quando viaggio con i bimbi, non ho speranze per il finestrino; negli altri casi…imprescindibile.
    Per guardare si, ma anche per poggiare la mia testolina in caso di pennica!

  29. Claudia,
    in attesa di risponderti almanacco circa il significato di “spuciare l’agenda”. Se significa sputare, basta dirlo che mi abituo all’idea di una sputazza mechata.

    Marco,
    cacchio la vita è dura per te!
    Scherzo, capisco bene tu cosa intenda ed è vero che alle volte si ha bisogno di tenere un accesso libero, se non fosse altro per evitare quegli imbarazzantissimi tuca-tuca con la gente in uscita.
    Mi passasse il Facci, ecco..vorrei ben dire ;)

  30. Il posto vicino al finestrino è come una “casetta” che ti isola dal mondo. Stai lì, guardi fuori, sonnecchi, pensi, sbirci la gente, leggi. Spesso non ricordo neppure chi mi è stato seduto accanto anche nei voli più lunghi. Conta la meta.
    Man mano che ti allontani verso l’esterno coi posti è come se tenessi la porta di casa più aperta.

  31. Wow
    che poesia, darling!!

  32. io ci ho provato stasera a comprare il libro di Facci, in libreria non l’avevano:-(
    -
    buonaserata

  33. Figur’t o’ nummero!

  34. C’è un sacco di gente che in aereo preferisce sedere vicino al corridoio solo per poter andare al cesso più facilmente senza pestare i calli al vicino che magari sta sonnecchiando.

  35. Caterina (e Caramella): online si trova di sicuro.
    Qualche libreria invece non avendolo disponibile lo prende in ordinazione.

  36. Grazie, Sieg.
    Me lo procurerò con piacere, poi però lo invio all’autore per ricevere una dedica:
    -” A Caterina (o Morosita), la più scassacaz.o del pianeta”-

    P.S.
    Curiosità:
    perché non si trova in libreria?

  37. Caterina, non so dare una risposta precisa alla tua domanda. Considera che è un libro del 2001 (che poi è il risultato della raccolta di corsivi scritti su Il Giornale in una rubrica chiamata come il titolo del suddetto libro) quindi non è recente. Ma è stato ristampato di recente quindi una certa richiesta lo ha.

    Rientra poi nel genere musica (classica) nonostante poi tratti anche molto altro. Genere di “nicchia” quindi magari meno presente (purtroppo) in abbondanza nelle librerie.

  38. ..dunque di Facci sub non parla ? :P
    Scherzi a parte, conoscevo il libro e so che è vecchiotto (tant’è che IMPLORO l’autore che scriva, casso, un libro anziché costiparsi sul Giornale e affini) e che parla di musica classica alla quale LUI cerca di educarci, MA digressioni extra-pentagramma ci sono? Tu mi dici di sì, mi pare.
    Io scherzo quando parlo di Facci in questo modo, nel senso che non è certo la sua biografia o le cronache rosa delle sue trombate (che busciarda che sono!!) che mi interessano, ma vorrei semplicemente leggere questa autoironia che sinceramente apprezzo e me lo fa sentire idealmente vicino.
    E anche per oggi,il panegirico mi pare ampiamente stilato.
    In ogni caso, Sieg, grazie.

  39. Sieglinde, non faccio spese on-line.
    In libreria mi hanno detto che si poteva ordinare, ma io lo volevo in quel momento, avrei avuto piacere di sfogliarlo allora, sai, come quando ti viene voglia di un gelato e lo vuoi subito.
    E’ stato un impulso ed ero curiosa di ritrovare questo post.
    Quando tu hai scritto:”compratelo. Non Facci, ovviamente“,
    ho pensato, perchè si potrebbe comprare il Facci?
    Comprare no, ma affittare non sarebbe mica un’idea barbina;-)
    Chissà come è esoso, però.
    -
    buonagiornata

  40. Toh, BonBon, potremmo pure proporre una cosa a concorso Grazia…Che te ne fai della borsa Fendi o dello Scooter ecologico se tutto quel che vorresti sono una giornata intera e Facci davanti a riempirla?

    Anche la Philips ha pensato a fronte dell’acquisto dei suoi siddetti piccoli elettrodomestici da cucina di ideare un concorso che abbia uno CHEF qual protagonista a invitarti a cena nel suo locale e cucinar per te…Grazia invita in Redazione per il compleanno e prima il cast moda…Fondiam le due cose e…Grazia invita ad una giornata con Facci inclusa di cena a consumarsi. A scelta della vincitrice lei, lui o un ristorante a cucinar per i due.

    :) L’universo femminile del Blog gradirebbe, e compilerebbe certo pagine e pagine e pagine di questionario…

  41. Claudia, messa come dici tu, per Grazia Facci diventa un asso nella manica.
    Io comunque ho già pensato lo slogan per il concorso:
    “Facci sognare”
    -
    buonanotte:-)

  42. ;) Immagino che potrebbe far bere/compilare/sopportare quas’anzi amare qualsivoglia questionario di qualsiasi dimensione esso sia. “FACCI sognare”. Bello-Bello BonBon.

    Scriviamo alla Direttrice? Per Lei il posto in aereo che vuoe, quand’arriverà a consegnar il premio.

    :)

  43. mamma che cinismo

  44. No, non era peregrina l’idea…stamattina con curiosità ho letto che l’American Ballet Theatre “vende” una cena con Roberto Bolle.
    http://www.corriere.it/spettacoli/08_novembre_29/bolle_superstar_1a17fafc-bde9-11dd-99ec-00144f02aabc.shtml
    -
    che bello Bolle.
    -
    buonsabato

  45. (Caramella, grazie. Ora scoprirai perchè).

    APPELLO UFFICIALE ALLE REDATTRICI/ORI/ DI GRAZIA

    L’American Ballet Theatre ha confezionato la sua strenna. Perché mai Grazia vuole restare al palo?
    Proponete anche voi una cena con Roberto Facci(e vedrete chi vi vedete arrivare ih ih ih) e regalerete un sogno a qualcuna (una a caso a casa il cui nome comincia per “C”).
    Pensez y ;)

    P.S.

    Va bene anche un caffettino d’orzo, una fettina di panettone avariato e INSULTO libero dell’autore.
    La vincitrice verrà agghindata nel più cafone dei modi per mettere a disagio il vip-commensale.

  46. signor facci ma perchè hanno decapitato la sua immagine?

  47. Finestrino forever. La penso come Madisonav…
    In questo mondo sempre più interconnesso almeno qualche ora di pura misantropia ci vuole!
    Amavo il finestrino sul treno, ho bellissimi ricordi di viaggi in treno guardando fuori dal finestrino tutto il tempo, pensando, leggendo, scrivendo e ascoltando musica. Ora non lo prendo praticamente più ed è per questo forse che ho trasferito quell’esperienza all’aereo.
    Amo la fase d’atterraggio dell’aereo, quando i perimetri hanno un senso.
    Facci ma almeno tu riesci a spiegarmi che significa rivivere attraverso i figli?
    Il mito dell’eternità, la vita che prosegue attraverso i figli. Scusate, ma mi è sempre sembrata una strUnzata.
    Un figlio non è una talea.
    Dei figli di Dante non si ricorda nessuno, se non come dato biografico. E Dante è rimasto nella storia ed è sopravvissuto a sé stesso grazie al proprio lavoro.
    Non capisco come si possa desiderare che il proprio sangue circoli sulla Terra quando noi saremo cenere.
    Capisco altri motivi per fare i figli, ma questo proprio no.

  48. O sarei morto: tanto ero già morto. Forse avrei fatto dei figli, per continuare a vivere attraverso di loro.
    devo dire che questa è una frase che mi terrorizza.
    Dovrebbe essere un genitore ad infondere la vita in un figlio, non solo fecondare…ma in questo caso mi agghiaccia l’idea di un genitore che voglia ’succhiare’ la vita ad un figlio.
    Sulla testa di un bambino che nasce con questa motivazione viene posta un’aspettativa che può schiacciare:io devo rivivere attraverso te…e se non accade? Se il bambino non riesce a ‘resuscitare’ il padre, a portarlo fuori dal gorgo di thanatos?
    Dovrà portare i sensi di colpa per non avergli restituito la gioia di vivere?
    Non che tanti figli vengano al mondo per motivi molto più nobili, ma così mi sembrerebbe atroce.
    Ci sono tanti modi per ’servire a qualcosa’.
    -
    buonanotte

  49. Sottoscrivo :-)

    Buonanotte Caramella :-)

  50. buonanotte 1/2:-)

  51. Vivere attraverso i figli è un istinto animale che non ha nulla di agghiacciante. Non complicherei la cosa più di tanto.
    Ma nel post mi pareva che fosse una specie di conclusione estrema a sancire la fine della vita di Peter Pan.

  52. Finalmente Filippo ti sei ripreso, altrimenti non ti avrei davvero considerato più. Lo so che non ti importa perchè per te non sono nessuno,come quasi tutte queste altre
    “blogger” che spesso per appiccicarsi alla tua persona,nel bene e nel male, offrono uno spettacolo di chiacchiere un pò da “gallinaio”.Non ti incupire e non ti ingrigire troppo, ora, ma questo articolo mi sembra riportarti coi piedi sulla terra .Ti sento “uomo”.Ti sento responsabile, ti sento gradevolmente serio.Elimina la tristezza, non è poi così tragico il punto a cui sei arrivato in questa vita, ne sono convinta.Quello che spesso ti contesto è il “non te”, tutte quelle ciance da grandeur e frenesia nei rapporti personali in cui proprio non ti vedo: questo articolo è invece uno spiraglio del tuo vero essere.A questo punto non avrei voluto dirti banalmente che io sono una che la pensa come te,(N.B.: come il “te ” di questo articolo e di quello su Prodo,intendiamoci!) ma è così in gran parte. E se alla Caterina sembra tanto di essere il tuo alter ego dal sud, vuol dire che oggi mi toccherà candidarmi come il tuo alter-ego dal centro, dall’incantevole Toscana.

  53. Mi raccomando, escludiamoci sempre dal gallinaio.
    Chissà perché Facci è l’unico che offra sempre il fianco a tutte quelle che si credono migliori delle altre.
    Se contassi tutte quelle che sono venute qui a dire a Facci “solo io ti capisco veramente, solo io so chi sei in realtà” il numero supererebbe di gran lunga quello delle suddette galline.

  54. saggia mezzaestate.i commenti di mchiarax in particolar modo poi hanno un che di inquietante

  55. mah, secondo me la questione è dar credito o meno alle parole scritte.
    Se vogliamo considerare tutti gli articoli delle fiction, ok.
    Diciamo che io faccio finta che siano vere, altrimenti non commenterei nemmeno.
    Procreare è nel nostro dna di animali, la specie vuole che noi cresciamo e ci moltiplichiamo…le ragioni per farlo le trovano solo gli esseri umani…e quella addotta da Facci a me spaventa.
    Fare un figlio per colmare un proprio bisogno significa investire il cucciolo d’uomo di aspettative enormi, molti genitori ‘usano’ figli come prolungamenti narcisistici…e poveri loro quando non rispecchiano l’immagine ideale di mamma e/o papà.
    Secondo me l’autore ha vissuto troppo, io nemmeno in tre delle mie vite potrei provare le esperienze che ha provato lui…ha bruciato le tappe, dovrebbe avere 60 anni e invece ne ha venti di meno…
    il lavorio intellettuale, l’uso della testa, allontana proprio da quell’istinto di cui parli tu, alla fine ci si scollega dal “battito animale” e si osserva tutto a distanza, nulla riesce più a coinvolgere, e la tentazione di lasciarsi andare perde contro la volontà di tenere tutto sotto controllo.
    Più che fare un bambino, bisognerebbe ritrovare in sè lo sguardo di un bambino.
    -
    buonagiornata

  56. Beh, io di anni ne ho trenta e sento comunque esaurita una parte della mia vita. Quella persona curiosa di conoscere luoghi, vizi e virtù degli esseri umani è ora annoiata e disinteressata. Vivo la mia routine senza particolari aspettative e voglio un figlio perché devo trovare un motivo valido per alzarmi la mattina dal letto e poi, in questo mondo sempre più grigio e triste, in perenne crisi, vorrei riempire almeno la mia casa con la fantasia e l’allegria dell’infanzia. Forse sarò tra le più egoiste delle madri, ma in cuor mio spero che il mio desiderio non si realizzi a scapito di un innocente, ma che al contrario si verifichi uno scambio vantaggioso per entrambi! Comunque per il momento l’ho messo in cantiere, ho smesso di fumare e di bere e sto più attenta a quello che mangio, per il resto si vedrà!

  57. Beh, io di anni ne ho trenta e sento comunque esaurita una parte della mia vita. Quella persona curiosa di conoscere luoghi, vizi e virtù degli esseri umani è ora annoiata e disinteressata. Vivo la mia routine senza particolari aspettative e voglio un figlio perché devo trovare un motivo valido per alzarmi la mattina dal letto e poi, in questo mondo sempre più grigio e triste, in perenne crisi, vorrei riempire almeno la mia casa con la fantasia e l’allegria dell’infanzia. Forse sarò tra le più egoiste delle madri, ma in cuor mio spero che il mio desiderio non si realizzi a scapito di un innocente, ma che al contrario si verifichi uno scambio vantaggioso per entrambi! Comunque per il momento l’ho messo in cantiere, ho smesso di fumare e di bere e sto più attenta a quello che mangio, per il resto si vedrà!

  58. Auguri per il tuo desiderio Elfi! (e basta con l’uso della parola “egoista” quando si tratta di desiderare un figlio, anzi, è il desiderio più altruista che ci sia!).
    Non vedo l’ora che lo faccia anche lui il bel biondinetto… Dopo ci scriverà dei post incantati (sono sicura che è questo che gli manca, ne sono convinta ormai ;) E dopo sceglierà il posto accanto al corridoio solo perché lascerà quello del finestrino al pupo (ecco, non sei finito!)

  59. Se mantieni lo sguardo - diciamo eufemisticamente - del bambino non sei pronto per essere padre.
    Auguri a Elfi.

  60. Su Facci, renda felice la più fedele delle Sue ammiratrici, portandola a cena…o Lei è anche uno di quelli che non porta a cena una donna da anni, oltre a non avere più voglia di guardare dall’alto i posti sui quali atterra?

  61. Bellissimo l’intervento di Caramella, anzi Gli-, ma l’ultimo in particolare. Lo sento emotivamente mio.
    1/2 come sempre mi trova d’accordo e quella a definire galline donne che alla fine cercan di snocciolare quanto leggono da uno dei pochi che di penna regalano sopra al cartaceo di grazia con nei pantaloni qualcosa di diverso da noi ha secondo me pure un che di inquietante.

  62. Mah! “Inquietante” mi pare una parola un pò grossa.CHE COSA vi inquieta? Sarebbe bello capire a volte cosa volete dire con quei geroglifici farfuglianti che hanno ben poco dell’italiano e del comprensibile se non nei vostri personali pensieri.Quelli sì che sono veramente INQUIETANTI.
    Comunque, buonanotte,ragazze, mi fate sorridere!

  63. Il primo aereo che ho preso era un piccolo airbus per Roma, cambio, jumbo verso l’equatore. Posto finestrino su entrambi i voli. Ricordo il mondo da un’altitudine mai sperimentata prima, la sospensione in quel nonluogo, il profilo delle coste africane, l’immensità del sahara, l’entusiasmo di sapermi in volo verso l’oceano indiano per una settimanina fuori stagione. Mi capita ogni volta che parto per un luogo lontano e guardando giù scorgo la terra oltre le nuvole, i ghiacci della Groenlandia o gli abissi dell’oceano. Il segreto secondo me è provarci a guardare giù, almeno. A costo di scorgere la pianura padana e rimettersi a leggere il Corriere.

  64. la questione è che “l’uomo ormai finito” pensa di averli già tutti visti i panorami possibili.
    -
    buonasera:)

  65. Paradossalmente, sono proprio i fatti e finiti come si sente l’autore in questo articolo che cercano stessa spiaggia stesso mare invece di andare in cerca di ulteriori panorami possibili. Molto rassicurante, me ne rendo conto. Una noia mortale.

  66. questo vecchio post me l’ero persa vi ringrazio per averlo portato a galla, l’ho trovato molto interessante.
    E’ quasi una confessione di un ragazzo diventato grande.
    Aver voglia di riprodursi è del tutto naturale ad una certa età è fisiologico come quella di cambiare prospettiva nella visione delle cose sia dall’alto al basso come dal basso al…basso.
    :)

  67. Aver voglia, appunto…e se fosse proprio quella, che manca?
    -
    Se tutte le voglie si credono appagate, volere diventa un peso insostenibile.
    A proposito di voglia:
    http://www.youtube.com/watch?v=OafZ5zEEu0I&feature=related

    buonaserata:)

  68. Sicchè Facci par partito per un lungo viaggio…Un pò come in quella canzone della bionda Irene. Chissà se avrà scelto il finestrino per sognare sopra alle nuvole. O si sarà guardato attorno raccontandosi e prendendo nota del sentore a muoverglisi dentro, in quest’addio che nemmeno ha pronunziato. Neanche un arrivederci, ciao.
    Aspetto di sapere chi sostituirà il suo modulare, e spero prenda posto dentro ai cuori impavidi che Facci non riuscivano ad amarlo nemmeno sforzandosi, pur lasciandosi sfiorare e a volte scalfire dalla pungente dialettica cinica della sua penna a inchiostro blu.
    Buon volo.

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