Al telefono con un’amica salta fuori l’argomento lacrime. Piango in continuazione, dico. Di quel che capita, rabbia, gioia, tristezza. A volte persino speranza. Magari mi risolvesse la ritenzione idrica. Lei non solo comprende, ma ha pure lo stesso problema di feedback. Dio benedica le amiche. Procedo a spiegare.
Nel mondo dei normopiangenti il pianto raramente è preso bene. Chi non ne è toccato tende a demonizzarlo. Vade retro, ricattus moralis. Ora, non dico che non succeda di imbattersi in femmine che piazzano lacrime come puntate all’ippodromo. In un certo senso hanno tutta la mia comprensione. Di solito funziona pure.
Disgraziatamente una che piange non è necessariamente una palchista. A volte è solo una cretina che ha avuto la sfiga di sentire più degli altri… Che poi non è che faccia piacere, eh. Certe emicranie, il giorno dopo. Sarebbe bello condensare il tutto in palline colorate, da scaricare giù per il cesso insieme al resto. Ma guarda, ho fatto i pisellini blu. Dovevo essere triste oggi [/sciacquone].
Che poi alla fine il pianto vero è quello. Ti si forma nella pancia, cresce, sale su per la gola. Quando arriva alle palpebre sai che va espulso. Ho da piangere, dici. E parti. Come i bambini che annunciano cacca, e la fanno. Inevitabile. Punto.
Poi non è finita finché non è finita. Avevo un ex con il complesso di Florence Nightingale, faceva in modo di essere sempre lì quando stavo male. Innaturale, lo so. Era strano. Una volta, con apprensione mista a curiosità scientifica, mi ha guardato piangere dalle dieci del mattino alle tre di notte. Sul centoquattresimo kleenex è andato a comprarmi un Gatorade. Così ti disidrati, ha detto. Grazie, coach.
Ma la cosa più triste è quando ti capita a tradimento. Sai che sta per succedere, faresti di tutto per bloccarlo, ma è una causa persa. Sono i momenti in cui il tuo Super Io diventa la direttrice del collegio di Candy Candy. In premestruo. Cazzo piangi?, ringhia. E giù botte. Così, oltre all’oggettiva rottura di balle di essere più emotiva degli altri, diventi pure schizofrenica. E autolesionista. Poi si chiedono perché ogni tanto dici, meglio single. A vita.
































Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
Io sono sempre della vecchia scuola. E’ più che lecito piangere, basta che uno lo faccia da solo nella propria stanzetta. Naturalmente oggi in Italia è una battaglia strapersa, visto che tutti piangono, ridono e applaudono in pubblico. Ergo, ho fatto tanto per dire e per vedere il mio secondo commento nel nuovo blog.
io ci provo, a farlo per i c***i miei, ma a volte mi succede pure in giro.
Vanlooy se vuoi puoi anche dire “Ciao mamma” :-DDD
Micol prova un allenamento alla ‘marines’: costringiti a guardare film strappalacrime 1,10, 100 volte…finché riesci a non piangere più:-D
Io l’ho fatto con l’ultima puntata di Sex&the City in preparazione al film!:-D
P.S.Consiglio cassa di Gatorade e kleenx a go go :-D
P.P.S.Anche la puntata in cui Terence lascia Candy Candy va bene ;-P
mezzaestate, preferisco dire “Saluto gli amici del bar dello sport”.
Prendetevela pure con me, ma chiedo un po’ di rispetto per il mio idolo di quando ero bambino.
Micol, quel tuo ex pero’ è stato carino di esserti vicino quando piangevi, no? E la cosa del Gatorade è troppo bella!!!!
Io piango molto meno da quando ho superato i 40… Pazienza, più si invecchia e meno si piange :)
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Kubi, era un ciclista belga? (l’ho appena letto su internet). Peccato per il mito Kubinski :)
cktc, sì è proprio Rik van Looy. L’ho amato alla follia. Da bambino giocavo con la sua biglia sulla spiaggia di Arenzano. Oggi molte cose sono cambiate: Van Looy ha 75 anni, le biglie credo che non esistano neanche più e io non metto piede su una spiaggia da una trentina di anni. Eppure la passione non muore mai.
Le donna danno il meglio di loro in due occasioni: quando si incazzano davvero e quando piangono. Allora sono bellissime.
Al contrario, quando cercano di fare le fighe indistruttibili, sono insopportabili e allora vorresti farne palline colorate da sganciare giù per il cesso, sì.
Le eccezioni? Ci sono, certo. Sono quelle che piangono per fare le fighe ipersensibili (e farsi dire “No, ma dai, ma non è il caso…” o per qualunque cosa (le frignone).
Le peggiori? Quelle che piangono per il bastardo che le tratta come straccetti da lavare a terra e iniziano il pianto cone ” Non riesco a lasciarlo…”
Anzi, sul lasciare e farsi lasciare ho deciso che ci farò su un post…
Kubin ricordo di un post bellissimo qua il quale parlava delle vostre biglie di spiaggia
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E quel post futuro di Guy sarà un successone, lo scommettiamo? :)
(il disegno con la gattina che piange mi fa tenerezza)
Scusami Micol, non capisco la vostra espressione “è inutile piangere sul latto macchiato”. Il latte macchiato è quello con una goccia di café? Qualcuno me la puo’ spiegare per piacere? Grazie
mah…trovo insulso piangere in occasioni di eventi lieti quali matrimoni (al mio sorridevo moltissimo…ignara del poi) nascite, traguardi raggiunti; ritengo un pò melenso aprire i rubinetti per fatti commoventi (scene di film, canzoni, saluti..); e persino ai funerali, in cui il pianto è più che legittimo, ritengo che bisognerebbe osservare una certa compostezza.
Ma personalmente sono vittima di un circolo vizioso: mi si incrina la voce per la rabbia (soprusi, scontri verbali molto violenti e che ritengo o percepisco come ingiusti) e più sento salire le lacrime e più mi irrito con me stessa per tale debolezza…
ma il mio senso del pudore (e la mia dignità ) mi inducono ad allontanarmi da chi questo circolo vizioso lo ha innescato.
Sarà che ho una mamma che piange per tutto (dice che è cambiata in gravidanza quando aspettava me…forse dovrei preoccuparmi) che io per esatto opposto non riesco a piangere nemmeno se mi ci metto.Anzi più il momento è tragico oppure molto coinvolgente più mi si scatena al limite la risarola.
E se sono molto nervosa o mi hanno fatto arrabbiare mantengo una calma sconvolgente .
E’ un sentimento che non fa parte del mio essere quindi lo capisco poco. E non sarei in grado di restistere accanto ad una persona che piange per un nonnulla ed in continuazione.Mia madre infatti sa che c’è un limite a tutto pure alle lacrime altrimenti poi la sgrido.
Forse sono un mostro però sono fatta così.
allora, finalmente sono riuscita a loggarmi (ci provo da stamattina!). vanlooy, son qui che ancora mi immagino la gente che invece applaude in privato, era un’immagine bellissima. le biglie rullano, comunque. cktc, sei un tesoro. e sì, lo era pure quell’ex. Guy, sono d’accordo e aspetto il post. parlavo l’altro giorno dell’orrore che provo per il farsi lasciare. sono molto chirurgica, in quel senso.
per tutti gli altri: qui forse non si è capito che il mio caso è fenomeno bislacco, non consueto commuoversi. voglio dire, io mica mi commuovo. non è che uno può commuoversi per dieci ore di fila. pensavo, ci sarà un’operazione per bloccare i dotti lacrimali, tipo?
ah! cktc: era un gioco di parole scemo. sai l’espressione è inutile piangere sul latte versato? ecco.
Beh, ad alcune persone le emozioni salgono velocemente in superficie e non si possono dissimulare. Magari uno stato d’animo ci mette un pò a fare il giro…
Micol, carino il tuo ex, mi ha fatto tornare in mentre il mio di ex che non si accorgeva neanche quando mi scendevano due lacrimoni così.
Aspetto anch’io il post di Guy, a grande richiesta.
In un noto magazine del sabato pubblicano nell’ultima pagina la stessa intervista a vari personaggi. Una delle domande è: l’ultima volta che hai pianto? La gran parte risponde: ieri o al massimo qualche giorno fa.
Non so se sia una posa da sensibili, ma è confortante.
La questione è: piangere veramente e sconsolatamente, oppure commuoversi o incavolarsi sino alle lacrime, magari con la voce rotta che non si riesce a controllare?
Io pratico la seconda alternativa abbastanza spesso, anche per cose scemissime.
Raramente in presenza di qualcuno. E non senza una certa incazzatura con me stessa.
Btw, il gioco di parole è carino: meglio macchiato che versato.
Credo che sapere se piangere sia utile o inutile non sia poi così importante, la cosa fondamentale mi sembra la sincerità totale di tale manifestazione: come scritto sopra, terribili le lacrime di coccodrillo, le donne piagnone, le non-piango-neanche-se-mi ammazzano ecc.
Io personalmente mi sono arresa e sono scesa a patti con le mie lacrime facili, quella che chiamo “la sindrome Dumbo” (perchè il pianto si manifesta in mille occasioni ma è matematicamente certo di fronte a cartoni animati popolati da animaletti pelosi e compagnia cantante ).
Allora non sono l’unica che in queso periodo ha perennemente una cipolla attaccatta agli occhi? non so, ma se ti puo’ essere di conforto non faccio che piangere per niente, mi commuovo dei gesti carini ormai…. eppure mi ripeto, ma senza un sorriso sul viso quante cose mi sto perdendo?
la cosa bislacca è che io veramente piango anche per cose che mi danno gioia a volte. e provo di brutto a nascondermi, dico alla gente, lascia! guarda, ora piango, ma non è niente! in quella giornata, nelle dieci ore, ho mangiato, parlato, persino riso. preso i mezzi e fatto tutto il resto. epperò piangevo.
davvero bello è stato che quel famoso ragazzo con cui stavo mi abbia preso esattamente così com’ero, per quel che ero. a parte la facile ironia da gatorade. gliene sono ancora grata.
dio, la sindrome Dumbo. e i gesti carini. sì.
Non sono molto dell’idea che uno debba per forza piangere da solo al buio nella propria stanza isolandosi dal resto del mondo. Certo, è chiaro che uno non debba ogni volta dichiarare apertamente le sue gioie e i suoi dolori ma credo che spesso un pianto davanti ad un’amica in un momento di crisi possa essere di grande aiuto.