Grazia Perché non puoi aspettare

La “questione femminile” esiste ancora?

dal flickr di vidharr - Femcamp

Sabato scorso c’è stato il FemCamp a Bologna: un incontro di blogger (femmine e maschi) sul tema ” donne nelle tecnologie e tecnologie delle donne”.  I BarCamp sono un incontro tra persone che abitano la rete per discutere di vari argomenti proposti dai partecipanti stessi in una non-conferenza secondo le regole, appunto, del BarCamp. Purtroppo non c’ero e proprio per questo ha cercato di leggere il più possibile sull’argomento. Oltre a segnalare la divertente presentazione di Elena e Feba dal titolo “il celhopiùlunghismo del 2007, dallo spogliatoio a technorati“, volevo linkare un po’ di discussioni aperte in rete sulla questione femminile (si dice ancora così?) partendo dall’incontro di sabato.

Samuele, ad esempio, sta provocando le donne con affermazioni forti che lascio ai commenti: “L’uguaglianza è stata raggiunta, non esiste più la discriminazione sessuale: quella che abbiamo davanti possiamo chiamarla meritocrazia” (segnalo anche i perentori commenti ai post di pm10, ospite in settimana).
Questa frase viene ripresa e rilanciata anche qua, dove la discussione si anima ancora di più per le tette e i culi esibiti nel sito di Samuele (fotografo di professione).

Sessismo o non sessismo, mi pare che l’argomento interessi e molto. Quando ero ragazza non capivo le femministe di allora perché non sentivo di subire discriminazioni. Crescendo il mondo del lavoro, della politica, dell’economia e del potere in generale ti sbattano in faccia di continuo la tua emarginazione. Le donne in parlamento sono ulteriormente  scese da quando le liste sono bloccate e il gioco si è fatto più duro. E i dati Istat danno l’Italia ultima nella graduatoria europea (solo Cipro, Malta e la Polonia fanno peggio di noi). E così vengono votate leggi come quelle sulla procreazione assistita che vedono uomini decidere per le donne e sulla pelle delle donne.  

Una donna, in Italia, viene inserita in lista perché è politically correct, soprattutto a sinista: a 18 anni mi hanno inserita tra i canditi alle elezioni comunali perché in un colpo gli coprivo due minoranze, donne e giovani. E per 4 voti non gli facevo lo scherzetto di passare anche.

Donne votate donne e giovani votate giovani (se reintrodurranno le preferenze). Se no da questo pantano non ne usciamo.

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commenti

Ci sono 42 commenti
per "La “questione femminile” esiste ancora?"
  1. La questione femminile esiste, eccome, e non solo in Italia: venite in Germania e fatevi due risate (e non tirate fuori Angela Merkel, perfavore); però… però in una cosa ha ragione il buon Samuele Silva, quando scrive: “già organizzare un barcamp dedicato alle donne è sintomo che qualcosa non funziona”. Esatto. Smettiamola di metterci in un ghetto da sole, se vogliamo che gli altri non lo facciano con noi.
    Per il resto, e a proposito di celolunghismo: molto carina la presentazione di Elena, ma parte dal presupposto sbagliato, e cioè che solo gli uomini passino il loro tempo a guardare le classifiche: iscrivetevi al gruppo blogmetrics-italia su google e ne vedrete delle belle: esempio freschissimo tal polystyrene (donna) che ha piantato una grana incredibile perché determinate citazioni non venivano aggiornate su blogbabel da x giorni. Tutto il mondo è paese e anche le donne, appena ne hanno l’occasione, sanno essere imbecilli esattamente quanto gli uomini.

  2. Giusto per contestualizzare: il FemCamp è stato organizzato nell’ambito del progetto “Technédonne, progetto finanziato nell’ambito dell’Iniziativa Comunitaria EQUAL, intende contrastare lo spreco dei saperi e delle pratiche delle donne nelle ICT, affrontando in modo innovativo il gender digital divide.” (http://www.technedonne.it/)

    Quindi al limite discutiamo se ha senso che l’UE finanzi progetti per combattere il gender digital divide (o anche solo per aiutare le donne che non riescono da sole a familiarizzare con le nuove tecnologie).

    PS: sono una nota non-femminista :D

  3. Ecco Isa giusto te, avrei bisogno di un po (senza apostrofo che se premo l apostrofo mi va su una casellina “trova”) di collagene per il mio blog, potresti mica passare dalle mie parti per un paio di inizioni di tecnlogia concentrata? :-)

  4. Mi stupisce un po’ che un evento al femminile possa essere pensato come ghettizzazione. Perche’ non pensarlo come evento in cui ci si parla tra donne che condividano consigli ed esperienze ? Networking al femminile in parole povere che mi risulta essere abbastanza diffuso nei paesi anglosassoni :D
    Se e’ ghettizzazione un evento simile, mi pare lo possano anche essere il blogger indiano/nero/gay/donna che appaiono sui blogger di alcune grandi aziende anglosassoni o le policies di non discriminazione nelle corporations o le politiche di pari opportunita’, in parole povere qualsiasi evento/attivita’ che sancisca la differenza.
    La questione femminile ihmo esiste ed concordo pienamente con Roberta che rischia di non essere sentita o sottovalutata. Credo s’inizi a percepirne il peso quando ci tocca dividerci tra famiglia/casa e lavoro/carriera.
    C’era in giro un bellissimo post di una donna manager che narrava le differenze tra lei, con figlio a carico, ed un suo collega maschio. La somma dei carichi su di lei era quasi il doppio e dubito stesse facendo vittimismo od altro. Era semplicemente ricordare che, nel momento in cui iniziano le responsabilita’ famigliari, il carico maggiore e’ su di te siano essi figli, anziani o pulizia casa.
    @Isa: in Germania vedo molte mie colleghe usufruire del part-time e, quando ci vivevo, l’ho trovata molto piu’ friendly di quanto non trovi l’Italia :) poi che i tedeschi siano raffinati come dei badili e’ un’altra questione :D

  5. Io non avrò figli perchè non tornano i conti. Questo so, e questo mi basta.
    Pochi, semplici conti.

    Credo di appartenere a una generazione che si è fatta una ragione di certe scelte senza troppa scelta. Dicono “tra carriera e famiglia” come fosse una scelta a disposizione, ma chissà poi di chi.

  6. “affermazioni forti?”

    boh, secondo me sono affermazioni e basta, e accusandole le state supportando oltre a dare una meritata visibilità all’odiato Samuele

    “inserita tra i canditi?”

    questa si ch è discriminazione!

    “Una donna, in Italia, viene inserita in lista perché è politically correct”

    e quando non viene inserita di quale motivo si tratta? per la salda schiera di uomini che difende coscientemente la propria posizione predominante?

    è la struttura che non da spazio a nulla di nuovo, maschile e femminile, e ovviamente taglia fuori buona parte delle donne radicato com’è negli usi e nei nomi che hanno ormai cent’anni e più, quello va mosso, discusso, in ottica maschile e in ottica femminile, anche con camp ed eventi tematici, ma vi sconsiglio blindati, hanno scarso successo proprio nella fazione che rappresentano che andrebbe a confrontarsi con se stessa in un vortice di inutilità

    dannatevi per cambiare la struttura e date valore ai maschi che sono in grado di capire e aiutare, se siete in grado di individuarli, e non generalizzate sui dati, ci sono mille situazioni diverse, ci sono aziende che hanno il 90% di application maschili, e l’ambito lavorativo ha realtà differenti dalla politica italiana che a sua volta è messa male non certo solo sul versante donne…è una casta chiusa dove non entra nessuno da anni, si dovrebbe parlare di nomi e di famiglie perchè dei nuovi nati restano fuori tutti, donne e uomini, soprattutto se non si integrano con le meccaniche del favoritismo che è vivo, vegeto e dominante

    la generalizzazione e le squadre di calcio sono roba da programmi Endemol cribbio

    Pinko 2.0

  7. Isadora Samuele potrebbe anche avere ragione dicendo “già organizzare un barcamp dedicato alle donne è sintomo che qualcosa non funziona” se fosse stato organizzato un camp per sole donne.
    E’ il presupposto che e’ sbagliato: la posizione della donna e l’eventuale divario di genere nelle tecnologie erano il TEMA della giornata che non era riservata alle donne, ma come dimostrano bene le foto e gli interventi aperta a chiunque volesse contribuire.
    Federica lo ha scritto e lo ha detto varie volte.

    bob

  8. Io vedo solo che agli incontri di lavoro vale la regola: piu’ e’ importante, meno donne ci sono. Tante nelle parti basse della discussione (quelle creative, di confronto, di analisi, eccetera), pochissime o nessuna in quelle alte (decisioni finali). Non so se questo significa qualcosa circa la questione femminile, pero’ so con certezza che cosi’ molti incontri di lavoro “alti” sono caratterizzati da battute, osservazioni, commenti che forse nemmeno in caserma.

  9. Il discorso secondo me è uno solo: la questione femminile esiste ma non esiste in astratto, non è cosa di cui parlare strumentalizzando la differenza di genere uomo-donna per tirare acqua da una parte o dall’altra.
    Ritengo sia indispensabile sia ripensare l’idea di donna nella società che l’idea di dominanza nella società… e che si debba iniziare a pensare che l’autoghettizzazione, il non credere a fondo nei propri mezzi, è in realtà il mezzo migliore per essere discriminate. Posto sempre che la differenza sociale esiste, eccome…
    mondodonna.blogosfere.it

  10. Marcom: SOTTOSCRIVO. Un esempio leggero: importante manifestazione letteraria molto sponsorizzata e pubblicizzata. Sul palco tutti uomini, le donne gestivano i posti a sedere, portavano l’acqua ai relatori e, al piano inferiore, davano da mangiare. Faceva eccezione l’ufficio stampa al femminile ma sarà stato un caso. Quindi, sì, secondo me la questione femminile esiste, forse un certo femminismo che ha cercato di trasformarci in uomini ha fallito.

  11. “Donne votate donne e giovani votate giovani (se reintrodurranno le preferenze). Se no da questo pantano non ne usciamo.” Scusami ma non posso essere d’accordo con questa affermazione. Vorrebbe dire che tra un politico uomo di sinistra e una donna di destra tipo la Mussolini o la Carlucci (mio dio!) io dovrei scegliere sempre le seconde perché sono femmina? GIAMMAI!

  12. @marcom: hai centrato perfettamente il problema. Scendiamo nel partcolare: nella mia provincia non c’è NESSUNA donna nelle società partecipate. E il potere, localmente, si esercita più lì che nella politica pura. Non abbiamo mai avuto (almeno al 2006) un rettore donna, una ambasciatrice donna, un governatore di Banca d’Italia donna, un presidente del Consiglio donna,…
    Sono la prima a sostenere le differenze di genere (Luce Irigaray docet). Ma le differenze devono essere un valore. Se le regole sono fatte da uomini per un mondo a loro immagine e somiglianza, l’unico modo di inserirsi è comportarsi da uomini. E non è una gran conquista. Il vero problema è culturale e, come ho detto, riguarda il NUOVO in generale: donne o giovani che siano. Il caso della mancanza di under 40 nel Comitato per il Partito Democratico http://www.wittgenstein.it/proposta.html la dice lunga.
    @pippawilson: non intendevo certo questo. Se introdurranno le preferenze, qualche donna e qualche giovane in lista l’avranno tutti, mi auguro.

  13. E posso chiosare dicendo che, le rare volte che sei sola donna in mezzo a tanti uomini, nessuno rinuncia alle battutacce. Se sei fortunata, le fanno lo stesso dicendo “tanto tu sei una sportiva”, se sei sfortunata, le fanno appena ti giri.
    Se sei carina, sai che la tua scopabilità verrà sviscerata in enne modi. Se non sei carina, sai che la tua inscopabilità verrà sviscerata in enne modi.
    Divertente :|

  14. L’osservazione di marcom, al di là di tante belle parole teoriche, gender theories e quote, è l’unica da tenere presente: pragmatica e basata sulla realtà. Quante volte ci sentiamo dire che “siamo le più brave” pena poi essere relegate a ruoli secondari? Io sono sempre stata contraria alle quote, sia per i giovani che per le donne: mi sembravano un’altra forma, più subdola, di ghettizzazione. Ma a questo punto, visto che “il problema delle donne” come lo chiamavano ieri sera a Ballarò persiste, ben vengano. Quando ci sarà una parità di numeri, che arrivi pure la meritocrazia, come dice Samuele. Ma al momento sarebbe comunque una meritocrazia falsata.

  15. Laura ecco che affronti un’altra sfumatura del problema.
    La mia generazione, le quarantenni, ha fatto tutto: carriera, figli e famiglia senza riuscire a fare bene niente. Nella vostra, le trentenni, convinte di scegliere saranno molte coloro che rinunceranno alla maternità in favore della carriera.
    Nel mezzo gli uomini di potere che senza capire un cazzo di cosa significhi aver scelto tutto e male come noi o aver scelto bene ma poco come voi, ci offrono l’anno sabbatico per accudire i nostri figli .

  16. Blimunda, però io ritiro fuori un altro vecchio dubbio: ci proviamo e non ci riusciamo o a un certo punto decidiamo che è più sano lasciar perdere?
    Io ho deciso che mi diverto di più a lasciar perdere, ad avere una vita eccetera. Non sono sicura che ce l’avrei fatta se avessi deciso di provarvi, ma sono sicura della mia scelta, e se fossimo in tante?

  17. @Roberta Milano Mhhhh non sono convinta che le donne debbano necessariamente votare donne “Per spirito di corpo”. Insomma dovrebbero esserci sufficienti donne nei posti decisionali senza che siano solo altre donne a votarle. Non so se mi spiego.

    Cmq per aggiungere un elemento alle constatazioni pratiche di marcom, a parità di lavoro e posizione io ho spesso guadagnato meno dei miei colleghi maschi. E questo vale per quasi tutte le mie amiche. E questa cosa francamente non me la spiego.

    Cmq ci sono anche donne la cui mentalità è tale che remano contro la “categoria”. Penso a quelle che aspettano (o addirittura cercano ad ogni costo) l’assunzione per fare 12 figli. Ora non mi mangiate viva, ma quando hai 4 colleghe in maternità e ti devo smazzare il lavoro loro desideri colleghi maschi. E con questa affermazione mi metto da sola sulla graticola. Fucilatemi.

  18. La questione generazionale (v. proposta di Sofri citata da Roberta) mi interessa più di quella di genere. Forse perché sono certa le due cose siano direttamente collegate e che l’una (i giovani) porti all’altra (le donne) in questo verso (ho invece dubbi sul fatto che una “quota di donne” si preoccuperebbe di “quote generazionali”).

  19. Grande Mafe.
    Sai che ho deciso di aprire il mio blog dopo averti visto a Milano all’EBA forum lo scorso giugno? Una donna che moderava la discussione tra tanti blogger maschi.
    @laura: il tuo commento meriterebbe un post (avrei tanto da dire in merito) ma ho terminato la mia settimana. Sigh!
    @bob: anche io sono per discutere del tema in contesti aperti (lo dico anche rispetto alla discussione su i barcamp…)
    @pinko2.0: canditi mi è sfuggito nella fretta, che sia un lapsus froidiano? Quella sul politically correct è una frecciatina alla sinistra che fa operazioni di facciata e non di contenuti (e la sta pagando)

  20. Se quote devono essere, quote siano. Di qualsiasi tipo.
    Voglio dire, meglio una sterzata imposta con la forza(tura) che un nulla di nulla.
    Chè poi, temo, è tutta una questione di potere.
    Su questo, sì, indagherei volentieri.

  21. Roberta: la tua “settimana” mica finisce in una misera settimana. Fai come fossi a casa tua! Ora e sempre.

  22. Roberta, mi fa piacere, ci abbiamo guadagnato tutt* :-)

  23. @viscontessa: bellissima considerazione.
    @limone: anche io ero contro le quote (a chi piacciono: è una sottilineatura dell’emarginazione in atto) ma come te penso che a mali estremi, estremi rimedi.
    @laura: vorrei parlare della mia esperienza di procreazione assistita, argomento complesso che, però, si lega molto a questo (vedi la posizione della Prestigiacomo sul referendum) Però è anche un argomento doloroso. Vedrò di affrontarlo con più leggerezza possibile appena ne avrò il tempo.
    @Mafe: ma grazie!

  24. anche con pesantezza - benvenga - basta che trovi il tempo.

  25. Roberta guarda che puoi scrivere quando vuoi, non siamo mica in un blog maschile ;-)

  26. mi sto facendo queste ENNE domande da mesi, e ho come la sensazione che sia e continui a essere sempre un gioco da uomini, un circolo chiuso in cui si entra per la benevolenza di un uomo.
    e bisogna essere brave e sbagliare poco, e farsi prendere sul serio, certo che ci si riesce anche a fare guardare in faccia o nell’insieme e’ ancora meglio.
    per il resto sottoscrivo ogni parola scritta da mafe e ho la perfetta sensazione che a un certo punto le donne con famiglia semplicemnte decidano che non vogliono piu’ sgomitare, e che si accontentano di altro.
    Credo che la scelta che ha affermato mafe non sia per nulla in contrasto con il fatto che lei abbia scelto di vivere, oltre all’ufficio, ma che come donna senza figli e imprenditrice di se stessa, abbia comunque piu’ tempo da dedicare al lavoro di altre - e questo medesimo discorso vale anche per me.

  27. “Mafe: Se sei carina, sai che la tua scopabilità verrà sviscerata in enne modi. Se non sei carina, sai che la tua inscopabilità verrà sviscerata in enne modi.
    Divertente :|”

    e se sei un uomo sai per certo che la tua integrità è messa in questione istantaneamente. oltre al fatto che la “scopabilità” nelle nuove generazioni, anche se in calo, è un fattore universale e sulla bocca di entrambi i sessi

    in 3 anni di esposizione lavorativa e mediatica la mia timidezza e la mia spavalderia nelle dissertazioni accademiche sono state lette come tentativi di farsi notare dal sesso opposto innumerevoli volte e addirittura messe sullo stesso piano, quando io sono il classico tizio che finchè nessuno considera non osa nemmeno spiccicare parola e poi spara fuori tutto senza nemmeno pensare alle conseguenze e sono persino tristemente vicino ai migliori stereotipi del ragazzo tranquillo, rispettoso, disinteressato; eppure vengo analizzato, dissezionato etc etc,

    la catalogazione istantanea è una malattia dell’umanità, la usiamo mille volte al giorno per trovare una maniera di porci in posizione di salvezza o superiorità nei confronti dell’altro, e alla radice ha poco a che fare con il sesso, poi che la nostra provenienza barbarica abbia inspessito la struttura a sfavore delle donne e delle loro diversità è un dato di fatto, ma che allora si lavori specificatamente su quello invece di sparare a zero su chi già ne discute

    ma poi

    cosa diavolo cambia se io come uomo ho un sacco di posti di merda dove andare e tu come donna hai meno posti di merda dove andare?
    dovremmo smetterla di andare in posti di merda,
    tanto per cominciare

  28. Mafe: dubbio più che lecito, ma lasciamo perdere perché ci rendiamo conto che riuscirci sarebbe troppo faticoso e difficile (rispetto agli uomini) e quindi ripieghiamo (anche felicemente, eh) sulla vita privata, o scegliamo la vita privata perché preferiamo così tout court? Io sono del gruppo che preferisce avere una vita, senz’altro, ma i rapporti di causa-effetto non li ho ancora compresi a fondo.

  29. Quando avrete finito di autocommiserarvi, forse riuscirete a concentrarvi di più su come “sfruttare” le debolezze degli uomini.
    Ora però vi vedo prese sulla scelta della prossima autoghettizzazione. Ne riparleremo più avanti.

  30. Blimunda, io ho lasciato perdere perché il potere e i soldi mi interessano meno del tempo libero e della serenità, non so altre. Non è questione di fatica, ma di senso :)

  31. Io non ho lasciato perdere. Ho solo cambiato prospettiva. Anzichè DAL GENERALE AL PARTICOLARE (quando facevo politica attiva e pensavo di cambiare il mondo, bei tempi..) ho cercato di far andar bene le cose che erano sotto il mio controllo e le mie possibilità. Gli obiettivi devono essere ambiziosi ma raggiungibili. Quindi DAL PARTICOLARE AL GENERALE. Un po’ in stile “lunga coda”, il potere di tante piccole conquiste contro quelle grandi irrealizzabili nella mia generazione. Ma spero di conservare a lungo la sana capacità d’incazzarmi.

  32. State discutendo di discriminazione femminile da parte degli uomini sotto il post che parla di un incontro organizzato da donne su ”donne nelle tecnologie e tecnologie delle donne”.
    State scherzando.
    Giusto?

  33. ovvio, se ci vai sei stronzo, se non ci vai sei stronzo, perchè non sei mica uomo, di nome fai Tutti e di cognome Gliuomini

    :)

  34. Stro, no, era un incontro aperto agli uomini e ne sono venuti un casino. Non è che se organizzi un incontro sui delfini possono partecipare solo delfini ;-)

  35. Viss, dici che ce la posso fare a smanettare nel template anche se sono solo una donna? ;-)

    Annaré, anche la discriminazione “al contrario” è discriminazione. Se noi donne vogliamo uscire dalla gabbia, lo dobbiamo fare noi, e non costruircene un’altra e rinchiudervici aspettando che agli uomini venga in mente di concederci di uscirne. Comunque sia: io di tecnologia discuto spesso e volentieri. Ci lavoro anche, nella tecnologia. Ma scelgo i miei interlocutori in base alla loro competenza e non al genere. Ed i miei interlocutori, dopo qualche minuto di perplessità - non ho né l’aspetto fisico né il look di un geek e questo disturba (non me), almeno in fase iniziale - mi rispettano per quello che faccio, a prescindere. Era così anche quando vivevo in Italia; l’unica differenza: in Italia le battute sulla scopabilità te le fanno in faccia, in Germania sono più riservati, quindi aspettano che te ne sia andata. Amen. Perché, tu battute sui tuoi colleghi maschi non ne hai mai fatte? Io sì.

    Per quanto riguarda il part-time in Germania. Certo. È il modo migliore per garantire che, anche le pochissime donne che in Germania cercano di continuare a lavorare nonostante la maternità, non faranno mai e poi mai uno straccio di carriera. In Germania ovest la donna che lavora è stigmatizzata dalla società: se non ha figli è carrieromane, se ne ha è uno schifo di madre. La donna, qui, ha da stare zitta e muta a casa ad occuparsi del focolare. Nell’ex Germania est è un’altra storia, ma tanto lì son tutti indiscriminatamente disoccupati, quindi il gender gap è un problema secondario.

    Pippawilson, parole sante: sono le idee politiche (e magari i fatti ad esse conseguenti) che mi devono convincere in un politico, non il genere o l’età.

  36. personalmente guardo con orrore alle quote rosa di qualunque genere. Ghettizzano le donne relegandole in una sorta di categoria protetta che, per avere voce, abbisogna di sostegni e cure particolari.
    Bisogna sempre fare i conti con la realtà; e la realtà è che la donna ha più ruoli da gestire e da conciliare. Ma sino a quando si guarderà a questa realtà come a un minus per la donna senza muovere un dito per migliorarla (ad esempio con infrastrutture di accoglienza dei bimbi che rendano loro più agevole lo svolgimento dell’attività lavorativa, sia in termini di tempo che in termini di tranquillità mentale), sino a quando le donne continueranno ad autocommiserarsi per la propria posizione di svantaggio, salvo poi abusare di una legge garantista (vivaddio!) come quella sulla maternità talvolta sfruttata in modo aberrante, sino a quando le donne non prenderanno coscienza del valore aggiunto insito nella propria “condizione”, si parlerà della “questione femminile” come giovanni verga parlava della “questione meridionale” 140 anni fa…

  37. Tu Isa si, io no, ma io posso venire a cambiarti un rubinetto del bagno, posso costruirti una scarpiera o restaurarti un cassettone.
    Senza contare che volendo posso anche mandarti affanculo paro paro a come farebbe farebbe un uomo:-) (ma sai bene che non ho motivi per farlo con te:-)

  38. Isadora for president. E aggiungo anche che per uscire dalla gabbia dobbiamo lavorare sulle battaglie di tutti, non solo quelle di genere (vedo ancora poco interesse per i diritti degli omosessuali, per esempio, o per la tutela economica di chi *non* vuole fare carriera).

  39. La tutela economica dovrebbe essere un diritto di tutte, non solo di quelle che non vogliono fare carriera.
    Se organizzi un incontro sui delfini, non puoi pretendere che si parli dei mammiferi in generale.
    Ma è così difficile da capire?
    Tu stessa continui a identificarti in “sottocategorie”.
    Come puoi pretendere che gli altri ti vedano diversamente???

  40. Credo di aver creato un pò di casino con il screenshot del sito di Samuele sul mio blog, però il mio punto era (e ho risposto così nei commenti sul mio blog), anche se il web ci aiuta di avere più/uguali diritti di essere sentiti e aver successo quanto uomini online, c’è la maggioranza del paese non-online che non possiamo escludere quando considerando l’uguaglianza.

    Punto 2: Solo perchè si scrive in italiano, non deve pensare al mondo non-online e fuori l’Italia?? Che qualcuno poteva scrivere questa generalizazzione (anzi, due - sia la discriminazione sessuale che l’uguaglianza) mi ha fatto reagire così forte…considerando tanti paesi nel mondo dove problemi esistono, eccome!

    Quasi nessuno tornava a leggere il mio post precedente di quello con il screenshot, che parla del FemCamp (e i BarCamp in generali) e come speravo che potesse nascere una communità (sia di uomini che di donne) per condividere, fare mentoring, etc.

    Non cercavo l’uguaglianza e neanche una comunità chiusa alle donne, ma un ambiente costruttivo e magari avevo aspettative troppo alte venendo dalla mia esperienza precedente…ero Presidente del Women in Business quando ho fatto l’MBA, con tanti uomini come soci perchè volevano far parte di un gruppo che era aperto (si, aperto) però molto costruttivo e che dava supporto tra loro.

  41. Stro, io? Io sono in sottocategoria “mafe” e ho molto spesso detto di sentirmi più uomo che donna. Il “femminismo” mi annoia, se devo battermi preferisco battermi per gli interessi deboli diffusi, non di categoria.

    Certo che la tutela economica è un diritto di tutte, ma a me sembra ci si preoccupi molto delle (poche) donne che vogliono fare carriera e poco delle (moltissime) donne che vogliono arrivare a fine mese (e uomini).

    Con la battuta sui delfini intendevo dire che sabato non c’era nessuna discriminazione nei confronti degli uomini, tutto qui.

  42. Mafin Hood :-)

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