Grazia Perché non puoi aspettare

Meglio l’amante del diversamente consuocero

Su questo blog, ma l’argomento è scottante e d’attualità, si è parlato e spesso si accenna ai famosi Pacs il cui significato è già assimilato da molti ma che resta ancora per molti altri un argomento molto confuso.

Inutile stupirsi, il pubblico che legge i giornali, che segue la politica e l’attualità è meno di quanto noi frequentatori di blog, si possa essere indotte a pensare e se è’ vero che quasi tutti, anche i meno informati, ne ricordano almeno un suono simile (pax? pac? Come si chiamano?) sono ancora di più quelli che comunque ne ignorano il significato o ne travisano le intenzioni limitandosi a recepire, e di solito a non condividere, soltanto il lato più colorito e scandalistico di una delle sue sfumature.

I Pacs sono ancora per molti una proposta di legge che intende fornire la possibilità ai gay di sposarsi (nella confusione non è raro che si confonda persino il matrimonio laico con quello religioso) e quindi di adottare dei figli.

Ovviamente non è mia intenzione con questo post spiegare cosa siano i Pacs e non lo è neanche affrontare nuovamente questo argomento ma mi preme invece spiegarvi perché a mio avviso i pacs siano ancora così lontani dal diventare realtà.

Nonostante una diffusa esterofilia idiomatica dovuta sia ad esigenze pratiche ma soprattutto ad una moda a mio avviso troppo disinvolta, la nostra lingua italiana dispone di un quantitativo enorme di termini adatti ad identificare, descrivere, aggettivare, colorire ed abbellire qualsiasi concetto.

Volendo, nonostante il diffuso uso della lingua inglese, non ci mancherebbe proprio niente compresa la fantasia e la volontà per creare dei neologismi adatti alle esigenze linguistiche di ogni situazione. I mezzi di comunicazioni poi, sono il veicolo ottimale per diffondere qualsiasi neologismo e basta un cretino qualsiasi che in una trasmissione qualsiasi dice “cammellata”, che il giorno dopo ti ritrovi sotterrato da valanghe di cammellate che non riesci neanche a spiegarti come sia stato possibile che in così breve tempo si sia potuto assimilare un simile termine.

Ecco, abbiamo i pacs, abbiamo le cammellate, abbiamo la moda easy e abbiamo anche un sacco di persone che si perplimono ma ciò che proprio non abbiamo e che nessuno si sforza di creare o definire, è la terminologia adatta a definire gli appartenenti da una famiglia allargata.

Ci siamo fermati all’aggettivazione di allargata per definire quel tipo di famiglia, molto diffuso, al quale appartengono i membri provenienti da più prolifiche relazioni di almeno uno dei suoi appartenenti, ma tuttora è profondamente instaurata l’abitudine di definire i figli di primo, secondo, terzo letto, con figli di prime, seconde o terze nozze perché ancora le nozze, il matrimonio, il suggello di Dio sulla formazione di una famiglia, risulta essere la probabilità più auspicabile.

Per gli altri poi il nulla.

Così mentre da un lato si studia l’uso di termini politacal corret per definire chiunque (dallo spazzino che è diventato un operatore ecologico, dal vigilino promosso a Police Parker, dall’invalido che si ritrova ad essere solo diversamente abile) niente si è fatto (perché certi termini non nascono a caso ma ci si studia su per fare in modo che il termine acquisisca la sfumatura che gli si vuole dare) per definire, tanto per parlare di me, la figlia di secondo letto della ex moglie di mio marito.

A voi magari sembrerà una sciocchezza ma il nipotino di mio marito mi chiama “nigna” ovvero l’abbreviazione di “nonnigna” neologismo di invenzione casereccia e preferito a “nonnastra”, e mia figlia chiama zia la ex moglie di mio marito mentre il consuocero di mio marito è per me il consuocerastro anche se stiamo lavorando tutti insieme per trovare un termine che abbia un suono migliore.

A dire il vero io avevo pensato ad un diversamente consuocero ma l’ultima volta che ho provato a presentarlo così, mi sono dovuta arrendere di fronte alla faccia sbigottita del mio interlocutore e ho finito per dire “amante, ho detto che è il mio amante” e in questo paese nel quale di fatto si tutela ancora i clienti delle prostitute ma non le prostitute che sono e restano donnacce, è molto più facile accettare la scelta di farsi un amante piuttosto che quella di fare amicizia con la ex moglie del proprio compagno.

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commenti

Ci sono 42 commenti
per "Meglio l’amante del diversamente consuocero"
  1. A parte politically correct che si dice politically correct, per il resto sono totalmente e gustosamente d’accordo. E ammetto di averci pensato anche io, ripetutamente. Tipo: il tuo compagno a cui sei unita in Pacs, come lo chiami?
    Marito? No, non siete sposati.
    Compagno? Fa troppo PCI del 1975.
    Partner? Per favore.
    Fidanzato? Ma se te lo sei pigliato in Pacs, non è più un fidanzato.
    Mi sa che ci faccio un post pure io e riprendo il tuo :)

  2. Beh, il problema del termine adatto si presenterebbe anche per i soggetti del PAcs (se venisse finalmente accettato, e continuasse a chiamarsi così): Ti presento il mio “pacsato”?

  3. Coniuge andrebbe bene per tutti visto che vuol dire semplicemente “unito con”

  4. Che hai contro il PCI del 1975, scusa? Bei tempi, anzi…

  5. Anch’io sono per il compagno. E’ la parola giusta. Pero’ se volete facciamo un bel sondaggio. Anzi, lo facciamo anche se non volete ;-)

  6. Non lo so, Guy, avevo tre anni :)

  7. Era alla fine ovvio che l’unico termine ingelse che ho utilizzato nel mio post lo avessi scritto male:-)
    Eppure, a differenza di molti altri termini stranieri comunemente usati nella nostra lingua la cui efficacia è molto maggiore della loro traduzione in italiano, nel caso specifico avrei potuto usare un “politicamente corretto” ovvero la sua traduzione letterale che mi avrebbe evitato questo grossolano errore.

    A parte questo i termini per definire la persona che ci vive accanto esistono ma effettivamente nessuno di questi è “vergine” dalle accezioni che lo riguardano.
    Compagno, fidanzato, partner, coniuge o convivente, sono tutti termini utilizzabili per definire il rapporto che ci lega ad un’altra persona ma nessuno di questi è proprio del concetto che si vuole esprimere.

    Magari è una sciocchezza ma in un contesto sociale nel quale la comunicazione è diventata fondamentale mi trovo spesso malignamente a pensare che questa lacuna linguistica non sia casuale.
    Se poi come nel mio caso ci si trova a dover definire anche il genere di parentela che ci lega ad altri membri di una famiglia allargata, la situazione diventa a dir poco comica.

    Domando a voi che siete molto più ferrati in materia, abbiamo sostituito il termine omosessuale con gay, parliamo di escort invece che di prostitute, i mongoloidi sono diventati down….. esiste un termine straniero, magari inglese, per definire il nostro compagno, convivente etc?

  8. Partner, credo.

  9. Sì, partner. Però mi fa ridere.
    Io il mio fidanzato (appunto) non-Pacs lo chiamo “l’omone” o “il mio fidanzato”, o col suo nome se la gente lo conosce. Ma non esiste un termine asettico con cui chiamarlo, ufficialmente, in caso fossimo uniti in regolare patto di solidarietà civile. Roba che c’è gente che si è sposata per smettere di chiamare il compagno “compagno” (Daria Bignardi: lo ha detto lei di recente).

    E’ un problemone, perché “compagno”, a parte le connotazioni politiche su cui si scherza, ha sicuramente un sapore di relazione illegittima. Per decenni, il “compagno” è stato quello con cui stavi quando ti separavi dal marito. Uno con cui stavi dopo il naufragio, al quale non eri legata da altro che l’amore. A un certo punto diventava secondo marito, oppure restava provvisorio tutta la vita. I Pacs eliminerebbero la provvisorietà (almeno in parte), ma non la connotazione. O forse i Pacs, eliminando la provvisorietà, eliminerebbero la connotazione? Cosa ne dite?

  10. Io proporrei in vece di Marito, Compagno,Partner, Fidanzato gia indicati un bel…Kameraden! Vuoi mettere il senso di unione di intenti fuso in questo termine “quasi virile”? E poi si suppone che condividiate, almeno per qualche tempo (il sorriso e d’obbligo), la stessa camera no?!
    A parte gli scherzi effettivamente credo che il fiorire di rapporti genere pacs farà sviluppare un intero lessico di neologismi nei prossimi romanzi rosa. Per la gioia dei redattori dei nuovi dizionari . Ma piu che altro vedo all’orizzonte una immensa confusione dei ruoli e dell’istituto della famiglia. A questo punto si potrebbe dire che i ragazzini , figli o figliastri o chissa cosa delle nuove coppie-pacs sono sufficientemente elastici mentalmente per collocare in opportuni ruoli gli attori di questa nuova e variegata comedia umana. Chissa… speriamo… speriamo che non si crei una sequela di disastri come quella che ho visto in coda al divorzio. Buona giornata a tutti.

  11. alexale, percepisco, non so perché, una punta di disprezzo mista a scherno nelle tue parole.
    Se pensi che si stesse meglio quando si stava peggio, o quantomeno che si stesse meglio quando l’omo era omo e la donna era donna, capisco anche che l’adattamento legislativo a una situazione che di fatto già esiste, ma non è tutelata, possa spaventarti. Di fatto, non è che prima del divorzio si stesse meglio. Semplicemente, chi voleva separarsi lo faceva lo stesso, ma non esistevano garanzie per nessuno, né i coniugi né i figli. Né esisteva la possibilità di formarsi nuove famiglie stabili. Quello che c’era era una grande ipocrisia e un’enorme instabilità sociale, mascherata da stabilità.

    Che poi adesso la gente si lasci al primo accenno di “calo” del rapporto è un altro discorso: ma almeno esistono le garanzie sociali per poterlo fare. I Pacs aggiungono soltanto altre garanzie a quelle esistenti, senza nulla togliere all’istituto della famiglia. Chi si vuole sposare continuerà a sposarsi. Relax: l’omo è ancora omo e la donna è ancora donna ;)

  12. Ma no Giulia quale scherno e disprezzo, ironia e un pò di preoccupazione si, concedimela . Preoccupazione non per quanto mi riguarda ma per quali possono essere i cascami di situazioni reali che vengono a crearsi. Ma il genere umano si è adattato a tante trasformazioni , si adatterà anche a questa. Ma mi chiedo quali saranno i prezzi da pagare da parte della psicologia degli imberbi? Come ripeto ho sempre negli occhi i disastri creati dai divorzi nei figli delle coppie che conosco che li hanno dovuti subire. E’ facile dire facciamo tutto, tutto quanto và nel conto della libertà personale, tutto va per il meglio. Il problema è che quando si mettono al mondo dei bambini o li si adotta si è responsabili non sono di se stessi ma di altre vite che hanno tutti i diritti di crescere al riparo di turbe psicologiche. Noli contendere!

  13. Mi domando se siano più turbati i figli dei divorziati, o quelli che hanno guardato i loro genitori scannarsi per decenni, e si sono messi in testa che non esista altra via che la rassegnazione e l’ostilità per mandare avanti un matrimonio.

    Credo che i Pacs offrano maggiori tutele, e che le maggiori tutele diano maggiore stabilità; e che la maggiore stabilità sia sempre a favore dei più deboli. Non credo sia preferibile lasciare che le situazioni considerate “irregolari” vengano ignorate o lasciate senza tutela: è una cosa che già succede, non si tratta di istituire una forma di tutela apposita per nuove situazioni non ancora esistenti.

  14. Posso parlarti solo della mia diretta esperienza, in base a quello che ho visto nel corso di decenni i figli di divorziati raramente sono esenti da profonde cicatrici. Cicatrici di cui poi risentono nella loro successiva vita sentimentale . Per i Pacs inviterei tutte le parti ad andare coi piedi di piombo e studiare bene e molto a lungo le possibili anzi probabili conseguenze . Anche quella che sembra una panacea nasconde delle insidie e pericoli notevoli, che non possono essere valutati colla colpevole leggerezza con cui ho visto trattre la cosa negli ultimi tempi. Non stiamo trattando di cose stiamo parlando della vita di persone . Siamo poi sicuri che quelle che vengono sbandierate come conquiste sociali e tutele indiscusse lo siano realmente? Non facciamoci prendere , come solitamente facciamo noi italiani, dall’impeto del momento per scopiazzare quanto viene dall’estero. Ragioniamo noi, mettiamo su una discussione profonda a vari livelli e con persone che siano direttamente e ogni giorno impegnate sul campo per capire a fondo, A FONDO, quali siano le cose fattibili e quali invece, se fatte, portino piu guai che benefici e poi poniamole in cantiere. Vedo troppo pressappochismo, troppa improvvisazione, troppi parolai…sulla pelle altrui.

  15. Viss, “diversamente consuocero” è meravigliosa. Io comunque riesco a incasinarmi ancora meglio: faccio la contro-Bignardi e continuo a chiamare il mio “partner” compagno perché marito mi mette ansia. Forse il mio desiderio è quello di mantenere una provvisorietà almeno lessicale?
    Scherzi a parte, vedo partner come la scelta più corretta e asettica di tutte. Peccato solo che usandola in italiano e quindi preceduta da aggettivo possessivo perde la meravigliosa neutralità di genere inglese.

  16. Le famiglie allargate non sono un’invenzione dei nostri tempi. Mio nonno paterno crebbe in una cascina in Toscana assieme ai suoi 5 fratelli e sorelle e siccome il padre era morto e la madre era fuggita con l’ultima nata, ecco che il fratello maggiore assunse il ruolo di capofamiglia. Una famiglia di fratelli e cognati e cugini. Mio padre chiamava il secondo marito di sua nonna materna Zi Peppe ma ciò non ha impedito che gli fosse affezionato come a un nonno vero. La nostra storia contadina è piena di Zi Peppe e Zi Maria.

  17. alexale, scusa, ma faccio fatica a capire in quale modo l’esperienza degli altri paesi sia catastrofica rispetto alla nostra. In altri paesi i Pacs esistono, e statistiche alla mano risulta che in Francia (ad esempio) le coppie unite in questo modo abbiano una percentuale di rottura molto inferiore a quella delle coppie sposate. Non servono invece le statistiche per stabilire che una tutela in più è meglio che una tutela in meno. Il discorso che fai tu è vagamente bacchettone: somiglia un po’ al ragionamento che fanno quelli che sono contro l’educazione sessuale ai ragazzi, “se no poi gli viene in mente di fare certe cose”.
    Le famiglie allargate e le coppie di fatto esistono. Tutto il resto è terrore del progresso, riluttanza al cambiamento e politichese opposto alle reali necessità delle persone.

    Anche la mia è stata, in un certo punto della sua storia, una famiglia allargata. Il mio defunto bisnonno paterno non era il mio bisnonno biologico: rimasto vedovo con una bambina, aveva sposato la cognata, facendo con lei la bellezza di altri quattro figli. Per una serie di sbalzi generazionali, il nonno si trovò ad essere chiamato “papà” da una serie di nipoti. Quando morì, lo si chiamava ancora “Papanonno”. Crisi di ruoli? Non fatemi ridere. Ci si voleva bene, e la pluralità di figure di riferimento garantiva una maggiore stabilità. Questo conta molto più.

    Ribadisco: i figli di coppie conflittuali stanno male quanto quelli dei divorziati. Lo so di prima mano, purtroppo.

  18. Ho molto lavoro quindi sarò molto sintetica: non mettiamo etichette, chiamiamoci come vogliamo. Vis: diversamente consuocero ha una sua poeticità. ciao

  19. Zio o zia sono tuttora gli unici termini ammissibili per definire un grado di parentela reale o acquisito, con gli altri membri appartenenti ad una famiglia allargata. Come dicevo mia figlia chiama Zia la ex moglie di mio marito e fino ancora è piuttosto semplice:-)

    Non mi piace invece la parola fidanzato che trovo più adatta per le giovani coppie con intenzioni matrimoniali, non mi piace compagno perchè fa molto, troppo disinvolto e ricorda appunto fin troppo gli anni di piombo, ma non mi convince neanche partner che mi sembra più adatto a definire il proprio socio in affari o l’individuo con cui si è trascorsa una notte di sesso.
    Il marito invece diventa un evergreen anche quando i due non hanno mai contratto matrimonio ma capisco che l’uso disinvolto di questo termine richieda una certa esperienza:-)

    Tutt’altra attenzione invece merita l’intervento di alexale. Senza niente togliere all’equilibrio psichico dei nostri figli (premetto che non sono separata dal padre di mia figlia) ho la sensazione che negli ultimi anni, in nome di una sensibilità infantile per secoli ignorata, si ecceda adesso fin troppo nel volerla salvaguardare. E a volte ho la sensazione che questi poveri bambini e la loro eventuali turbe psichiche vengano strumentalizzate da una morale piuttosto discutibile.
    I bambini sono soprattutto i nostri figli e non degli alieni da svezzare, educare e far crescere con criteri diversi da quelli con cui siamo cresiuti noi. Certo criteri migliorabili continuamente ma mi chiedo da quale tipo di mentalità contorta arrivi la convinzione che i bambini vadano preservati dalla società in cui essi stessi vivono, dai suoi cambiamenti o dalle umane caratteristiche dei propri genitori. Ma vogliamo davvero tirare su generazioni intere di bambini cresiuti nella menzoga, al riparo da ogni sofferenza e disadattati rispetto al mondo con cui dovranno confrontarsi?

  20. Si parla di PACS come se il nome stesso fosse garanzia di qualcosa di buono di per se stesso, bisogna vedere. Bisogna sviscerare ogni singolo provvedimento , cosa comporta, come viene attuato, come verrebbe applicato e con quali salvaguardie per tutte le parti. Invece vedo che regna una certa prevenzione , appena si fà notare che bisogna osservare bene con cosa si ha a che fare prima di avvallare si scatena un coro di “tu sei un bacchettone” , “tu sei un maschilista”, “tu sei un dubbio moralista”. Sono letteralmente terrorizzato da chi parla di percentuali di questo e altro senza rendersi conto che non stiamo trattando di numeri ma di individualità. Si parla di tutela, ma la tutela è da vedere a chi è rivolta e come. Tutela verso i piu deboli? Chi sono i piu deboli? Sono degli individui adulti e coscienti e consapevoli delle proprie azioni o sono quelli che per età o per crescita mentale sono ancora ben lungi da aver raggiunto la indipendenza? Per me da tutelare sono questi ultimi. Invece a sentire certi discorsi sento che essenzialmente si cerchi di ottenere degli strumenti utili ai primi per tenere in pugno l’ex-patner considerato piu forte economicamente. Se si parla di tutelare i bambini che da una unione extra-matrimonio sono giunti o sono stati adottati allora sono d’accordo per il discorso delle tutele. Ma vi rendete conto che questo è un terreno minato? Vi rendete conto che una semplice virgola spostata in un eventuale regolamento di attuazione di PACS può comportare l’alienazione dall’affetto dei uno dei patners della prole? Mi si dice che una persona è di una “morale mentalmente contorta” perche richiede che prima di presentare uno strumento di legge a cui poi generazioni future dovranno inchinarsi e con cui dovranno fare i conti (sulla loro pelle) si apra un dibattito e una ricerca seria e approfondita e non ci si lasci prendere dall’impeto del momento? Ma dico , state scherzando? Ma avete avuto mai a che fare coi bambini lacerati interiormente per causa di un divorzio? O siete di quelle persone che cavalcano la moda del momento per sentirsi “piu fighe”? E’ estremamente facile cavalcare l’onda e dire si i PACS sono giusti ipso facto! Si la Spagna e la Francia li adottano e chi siamo noi per disdegnarli? Facile , estremamente facile… salvo poi risveglarsi tra 20 anni con una generazione di disadattati. Viscontessa tu mi dici che per secoli l’infanzia è stata completamente ignorata, mentre ora la si strumentalizza, forse trascuri il fatto che possa esistere gente cui l’infanzia possa stare a cuore senza secondi fini. Oppure hai una visione cosi fosca del prossimo? Tu mi dici che i bambini sono soprattutto nostri figli , salvo puntualizzare che non vivi una situazione di separazione col padre di tua figlia. Ma allora da quale esperienza tu ti elevi a conoscitrice della sofferenza o del disadattamento che dei figli vengano a subire ? Dal mio piccolo io ho potuto vedere quanto accade in ambienti scossi dal dramma della separazione e del divorzio sia nell’agiatezza, che nell’indigenza e ti assicuro che , tranne pochi casi fortunati, è un dramma. Vorrei farti conoscere qualche caso così potresti capire che magari sarebbe opportuno pensare di piu prima di sparare a zero in questo modo. E’ verissimo che si possono creare mostri e disadatti anche in altro modo molto piu convenzionale ma questo non toglie il fatto che bisogna usare il bilancino di precisione quando si creano situazioni legali di coppie eterogenee come sarebbe previsto dai PACS. Quindi qui non si tratta di morale contorta ma si tratta di usare la conoscenza e l’intelligenza per generare un sistema decente di leggi e non un aborto di cui poi gli altri pagheranno le conseguenze. Quindi meno entusiasmi facili e adesioni senza regole, ma piuttosto uno studio attento e soprattutto da chi vive le situazioni direttamente e sà di cosa sta trattando e parlando.

  21. Devo partire per l’estero per lavoro , voglio quindi scusarmi se non potrò postare controrepliche per qualche giorno ad eventuali vostre risposte. Buona settimana e buona serata a tutti! :)

  22. Non capisco che cosa c’entrino i pacs con i figli di genitori separati/divorziati, ma sono sicura che alexale al suo ritorno ce ne parlerà. Magari scopriamo che i pacs sono responsabili anche dell’effetto serra.

    Viss, è che da come l’hai messa giù, effettivamente, non si capisce nulla di chi è parente - più o meno acquisito - di chi :-)) Comunque mi sembra che tu e il conte ve la caviate benissimo e, a parte i problemucci con le denominazioni, peraltro divertentissime, siate una famiglia deliziosa.

    Io (si parla di una trentina buona d’anni fa) misi in difficoltà i miei genitori, vantandomi all’asilo, di avere *sei* nonni, di cui *quattro* nonne e due nonni. In realtà chiamavo nonni anche i genitori di uno zio acquisito e una coppia anziana che aveva ospitato mio padre nei suoi primi anni a Bologna e le mie nonne “vere” erano ambedue vedove. Solo che non ero in grado di spiegarlo e le maestre dell’asilo avevano congetturato chissà quali cupe situazioni familiari e citarono i miei a colloquio… :-)

  23. A volte, non di rado a dire il vero, mi trovo in difficoltà a spiegare le mie opinioni perché troppo spesso si tende a ritenere che le proprie opinioni siano frutto soltanto della propria esperienza personale e che come tali, possano non essere attendibili se non si è vissuto determinate situazioni.
    Pregiudizi, consentimi alexale di dirti che questo tipo di atteggiamento è il frutto di un pregiudizio che non consente quindi alcun confronto.
    Ciò premesso e proprio perché i tuoi pregiudizi sulle mie opinioni sia spazzate via dai fatti, accennerò ancora una volta alla mia vita privata per quanto questo continua necessità di mettere in piazza le mie esperienze personali, non mi piaccia affatto.
    Io e mio marito, ovvero il padre di mia figlia, siamo stati separati per oltre due anni tra i quattro e i sei anni della bambina e per quanto ritenga che la nostra esperienza sia solo nostra e non sufficiente a qualificarmi per pontificare in merito, spero nel mio piccolo, che tu possa prendere in considerazione la mia opinione sui bambini figli di separati, con un po’ più di riguardo.
    Aggiungerei anche che come Giulia ho vissuto la mia infanzia nella speranza che i miei genitori si separassero e sono stata sposata una prima volta con un uomo figlio di separati e se non ti basta ho ottimi rapporti con le figlie di primo letto di mio marito e con quella di secondo letto della sua ex moglie e ti garantisco che tutte queste persone possono godere di un equilibrio affettivo, emotivo ed interiore molto più stabile del mio.
    Tra l’altro, per concludere, io sono assolutamente d’accordo sulla necessità di porre infinita attenzione persino sulle virgole del testo di legge che ci auspichiamo quanto prima voglia regolamentare i Pacs, ma direi che occuparsi della punteggiatura di un testo che ancora non esiste, non è stato scritto e per ora continua ad essere soltanto una vaga idea di cosa ne verrà fuori, è un tantino prematuro.
    Parliamo delle eventuali virgole della legge quando di questa si potrà saperne un po’ di più per adesso limitiamoci a sperare che quanto prima si voglia offrire a tutti i cittadini che lo desiderano, uno strumento legislativo in più.

  24. Io continuo a non capire come non tutelare possa essere meglio che tutelare. Giuro. E’ una cosa che mi sfugge.

    A parte questo, appunto: non bisognerebbe farne una questione personale, ma i miei sono ancora insieme e io sono affettivamente una Caporetto, e prima stavo anche peggio: solo un lungo lavoro sulle mie difficoltà e le mie cicatrici mi ha permesso di vivere una vita di relazione normale. Al contrario, conosco persone figlie di divorziati che sono perfettamente equilibrate e affettivamente stabili.

    Il problema, mi viene da dire, non è il divorzio, il Pacs, il matrimonio o le virgole: è che i bambini, a volte, sono infelici. E sono infelici se sono trascurati, poco amati, sballottati e insicuri. Tutte cose che un divorzio non necessariamente comporta, se i genitori sono persone civili e in grado di mettere da parte le loro difficoltà per il benessere dei figli. Ma che sono quasi sempre la conseguenza di un cattivo clima in famiglia.

  25. A perte che Pacs si scrive Pacs ;-)
    Oggi sono state approvate oggi norme di grande civiltà: quella che dà la possibilitá ai genitori di decidere quale cognome trasmettere ai figli e quella che abolisce la distinzione tra figli naturali e figli legittimi.

  26. Notare please la sintassi ineccepibile nonchè la finezza del doppio uso del termine oggi a ‘mo di rafforzativo.
    ;-)

  27. Rispondo , come promesso, anche a quelle sarcastiche (ad esempio la battutina di Isadora “Magari scopriamo che i pacs sono responsabili anche dell’effetto serra.” ) , sarcasmo che per inciso non porta nulla alla discussione anzi la avvilisce. Per me sarebbe estremamente facile usare lo stesso metro e usare il sarcasmo per controbattere ridicolizzando queste “sparate”, ma non è il mio costume, sono una persona seria. Vedo che purtroppo alcune persone non leggono le opposizioni che altri portano avanti alle loro idee, per cui continuano a “non capire”. Le possibili cause di drammi che potrebbero crearsi dall’istaurare una legge senza una attenta analisi delle possibili conseguenze sono talmente tanti che dovrei dedicarvi una parte della vita per cui mi devo limitare a qualche poverissimo esempio:
    In una coppia “pacs” cosa significherebbe la separazione o il divorzio? In tal caso che significherebbe “affidamento dei figli della coppia”?
    Psicologicamente quali sono i rischi per i figli di una coppia di individui dello stesso sesso?
    Perche dei minori devono pagare colla loro vita dei vizi di forma o di fatto di eventuali leggi Pacs non accuratamente pensate?
    E’ giusto accelerare l’iter di costruzione di un’apparato di leggi solo perche costituiscono un buon rientro di voti per una parte politica o l’altra?
    Gia si parla dei figli usati come arma contro l’ex patner servendosi delle leggi Pacs in Spagna (vedi la recente campagna stampa sul Il PAIS), vogliamo allargare anche all’Italia questa bomba sociale anche in Italia ? O piuttosto ci conviene studiare oculatamente la cosa prima?
    Queste sono solo alcune delle possibili aree di discussione per una nuova legge, e mentre scrivo questa nota gia me ne sono venute in mente almeno altre 20 altrettanto pericolose.
    X viscontessa, vedo che stesso tu dici che la tua sola esperienza non ti permette di pontificare in merito, per quanto mi riguarda ho visto varie esperienze che non possono essere definite fallimentari ma bensi distruttive o addirittura annichilenti verso la vita e la dignita dei figli, ma anche io non mi pongo a Pontifex . Piuttosto voglio “strillare” di andar cauti e addentrarsi nei meandri di questi particolari rapporti interpersonali prima di poter legiferare su di essi . Vedo troppa poca serietà di intenti e tantissimo pressappochismo nei reports delle discussioni in Parlamento. Vedo piuttosto tanta voglia di sfruttare l’occasione per garantirsi simpatia da parte di possibili nuovi elettori o semplicemente rendere un servizio a “conoscenti”. Sinceramente non voglio vedere un altro blocco di leggi che servano a distruggere la vita a minori sballottati in aule di tribunale tra l’uno e l’altro , che servano a vessare i cittadini che non possono garantirsi una adeguata assistenza legale,
    Che servano a ingrassare uno stuolo di avvocati azzeccagarbugli e senza morale che usino articoli della nuova legge solo per far trionfare i desiderata del proprio cliente a scapito di tutto quanto costituiva la precedente coppia. Qui non si tratta di “virgole “ della legge, ma si tratta di IMPIANTO della legge . Non si tratta di interventi di poco conto ma di una discussione che deve sviscerare migliaia di buchi neri in unioni che possono evolversi in una gamma di risvolti infinitamente piu grande e pericolose di quanto era permesso dal Matrimonio (e già per questo si è assistito a guai enormi dopo l’avvento delle nuove leggi della separazione e divorzio). Vorrei dirti viscontessa che il fatto che tu “voglia porre attenzione perfino alle virgole della legge” non è che costituisca una novità ma è la prassi normale , qui invece si tratta di fare qualcosa di molto piu approfondito, qui si tratta di prevedere ripeto prevedere quanto è possibile che avvenga , in tutte le possibili accezioni, perche il campo di azione è completamente sconosciuto e presta il fianco a una infinità di trabocchetti e di interpretazioni che costituiranno la croce per le persone socialmente deboli (leggi bambini e patner economicamente poco consistenti) e la delizia per quelle socialmente forti. Io non voglio vedere delle proposte di legge prima di non aver visto un dibattito profondo e articolato su tutto quanto riguardi le possibili conseguenze che ogni singola azione possa comportare. Voglio vedere deputati e senatori che mettano in campo esperti del campo e che si facciano informare per bene dopo di che voglio vedere una attenta analisi . Non volgio vedere scopiazzature e il copia-incolla che ho visto fin troppo spesso. Serietà e profondità e soprattutto rispetto per la vita degli altri e non dei propri personali interessi.

  28. alexale, scusa, ma di tutto il tuo lungo commento mi è saltata agli occhi una cosa: la parola “drammi”.

    Credo si potrebbe ricominciare questa discussione prendendo in esame i drammi già esistenti che i Pacs risolverebbero, piuttosto che fasciarsi la testa su una legge ancora né scritta, né discussa, né tantomeno approvata.

    Comunque non mi preoccuperei: la falange beghina del Parlamento si è già applicata a fondo per fare in modo che di questa discussione non rimanesse traccia. Le coppie “irregolari” non avranno mai il modo di mettere in scena i drammi di cui parli. Il Santo Matrimonio trionfa, e tutti gli altri a cuccia: un’altra vittoria per le Sottane Rutilanti d’Oltretevere.

  29. Alexale ho letto attentamente il tuo commento e mi hai convinto.
    Gli interrogativi, i dubbi e i pericoli, sono davvero tanti, troppi per assumersi la responsabilità di offrire questo nuovo strumento di legge che dovrebbe servire a tutelare le coppie di fatto.
    Hai ragione, lasciamo tutto così come sta, chi si vuole e può sposare bene, gli altri cavoli loro, che si arrangino da soli senza bisogno di ricorrere ad avvocati azzeccagarbugli.
    Il convivente più debole o gli eventuali figli delle coppie di fatto? Mah, mica possiamo occuparci di tutti. Anzi, io invece di una legge che tuteli e regolamenti le convivenze, ne farei una molto più semplice e lineare che divida i cittadini in categorie. Come nel campionato di calcio per intenderci.
    Serie A le coppie regolarmente sposate sia in chiesa che civilmente.
    Serie B le coppie sposate solo civilmente.
    Serie C quelle solo conviventi.
    Ovviamente tutela giuridica, sociale ma proporrei anche sanitaria e scolastica differenziata a seconda della categoria di appartenenza che in tribunale è giusto che ci vadano solo i figli della serie A!

  30. Vis, ma poi come funziona, c’è la retrocessione? E l’eccellenza? E i dilettanti? E la serie Piedi a Banana? :D

  31. Giulia, prima di tutto c’è la moviola: vogliamo rivedere le azioni che hanno condotto la coppia ad essere di fatto e non legalmente sposata:-)

  32. Vis, per non discriminarmi in base alla legge Mastella, puoi aggiungere la serie D ovvero coppie in attesa di convivere? Queste coppie potrebbero ottenere dall’anagrafe di entrambi i comuni di domicilio (nei casi frequenti di persone che lavorano in città diverse) un certificato che testimoni il loro impegno a condividere casa. Tale certificato non equivarrebbe, da nessun punto di vista, alla registrazione e ai Pacs.

  33. Melassa, dipende molto dalla campagna acqusti.
    Potete dimostrare davanti al popopolo italiano che non solo le vostre sono intenzioni serie ma avete anche fatto di tutto per procurarvi un appartamento in comune?
    :-D

  34. Possiamo dimostrartelo. Pensa all’idea di una serie D, siamo ancora in tempo per proporre la tua classificazione alle ministre competenti ma va articolata bene, senza discriminazioni.

  35. Melassa come senza discriminazioni? proponevo proprio il modello calcistico per legittimare le discrminazioni. Altrimenti si torna all’idea iniziale di tutela uguale per tutti che era proprio quel tipo di pericolo che volevamo evitare:-)
    Tanto, cara signora, lei produca l’apposita documentaizione richiesta dall’allegato A del modello Pacs Univoco in distribuzione presso gli sportelli degli uffici Convivenze sezione B del distaccamento “Affari oscuri” del proprio comune di residenza!

  36. Il Pacs converrà farlo dopo cinque minuti da quando ci si è incontrati: ci vorranno MINIMO cinque anni per maturare i diritti di successione e pensione di reversibilità…
    (E’ tutto vero, letto oggi sul giornale.)

  37. Esatto Giulia, alla fine la legge sarà varata per rendere talmente complicata la possibilità di usufrire dei vantaggi che potrebbero derivarne, da rendere praticamente inutile la legge.

  38. posso mica pacsarmi con piu’ di un uomo alla volta?
    non si sa mai….. ;)

  39. Alexale, le battutine le riservo a coloro per i quali ritengo che argomentare sia tempo perso. E - sinceramente - continuo a pensarlo. Comunque sia: tempo fa mi trovai a scrivere di pacs, riporto qui solo un piccolo spezzone: Il PACS è inteso come “l’accordo tra due persone di sesso diverso o dello stesso sesso, volto a regolare i rapporti personali e patrimoniali relativi alla loro vita in comune”. Con il patto entrebbero in vigore le stesse disposizioni sui contratti riservate ai coniugi. Le agevolazioni fiscali e previdenziali previste per i nuclei familiari verrebbero estese ai contraenti del patto. Le persone unite dal patto avrebbero gli stessi diritti del coniuge in materia di assistenza sanitaria e penitenziaria, nonché eventuali decisioni sanitarie in caso di incapacità del malato di intendere.
    Non ci vedo nulla che vada a minare il tessuto sociale, l’istituzione del matrimonio o la famiglia (argomento usato anche da alcune fazioni contrarie alla fecondazione assistita), ma, finalmente, l’estensione di diritti elementari a qualunque coppia che ne voglia approfittare, indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’inclinazione religiosa. Tutto qui.

  40. ‘cidenti, non ho chiuso la tag. Riparo (spero)

  41. pm10, vale quanto detto più volte: hai veramente voglia di passare il tuo tempo a raccattare i calzini di due o più valenti bellimbusti? :D

    Isadora: come già detto qualche commento fa, i Pacs, secondo la bozza presentata da Bindi & Pollastrini, non estendono alle coppie di fatto gli stessi diritti dei coniugi, ma pretendono una sorta di “prova d’amore”: il diritto di successione e alla pensione di reversibilità scatterebbe a partire da cinque a quindici anni dalla firma del patto. In pratica, se io mi unissi in laico pacs con il mio fidanzato, ci vorrebbero cinque anni (minimo, se la spunta la Pollastrini) perché lui possa ereditare le mie magre sostanze in caso di mia prematura dipartita.
    Se mi sposo, invece, lui può anche accopparmi e scappare con il mio scarso patrimonio anche a poche ore dalla cerimonia.

  42. Giulia, secondo me corri ancora troppo:-)
    Cinque anni dall’avvenuta iscrizione sull’apposito registro dello stato di fatto di conviventi.
    Iscrizione che non potrà avvenire semplicemente per autocertificazione dei due conviventi con regolare certificato di residenza. ma sicuramente necessiterà della tesminonianze dei vicimi, accertamento di un pubblico ufficiale e presentazione di un contratto di affitto regolarmente registrato.

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