Nel suo mondo ci sono solo dodici domande che ripete a randa. Lo chiamo “ripetitore†perché non si sazia mai e martella senza tregua il malcapitato interlocutore. Anche se una risposta è già stata data, lui torna a domandare. Gli si insinua come un invincibile sospetto tra la risposta ad un suo quesito e la domanda che, è certo, rifarà di nuovo: mi avrà detto la verità ? Avrà cambiato idea? E se no, andranno comunque così le cose? Persistente come sul viso la scia di un sms che non ci ha fatto piacere.
Sebbene confonda la lancetta corta con quella lunga e non abbia idea di cosa siano i minuti e le ore, è ossessionato dal tempo. Deve avere un ritmo tutto suo perché dice di avere ventiquattro anni, invece ne ha trentadue. A che ora torniamo a casa? Quanto tempo stiamo qui? Sono le domande che fa prima di entrare in ogni dove. Stesso copione lungo via Palestro, nel cortile della Galleria d’Arte Moderna, un pigro venerdì di gennaio.
Con lui andar lì è uno spasso. Notare cosa nota e cosa no, passeggiando per le stanze col parquet che scricchiola. Dice solo che sembra un ristorante, però per il resto del tempo sta ingobbito a guardarsi le scarpe. Lo invito a rivolgere lo sguardo ora su una litografia di Toulouse-Lautrec, ora su una tela di Morandi, ma è toccare che vuole e per poco fa scattare l’allarme.
Perché non si può toccare? Si rovina non gli basta come risposta. Cosa vuol dire rovinare? Procurare un danno ad una cosa. Non ho capito, mi spieghi? E qui scatta il paragone: come quando hai un paio di jeans nuovi che se li porti tanto tempo poi non sono più come quando li hai comprati. Non ho capito il ragionamento, mi rispieghi? E via così, a matrioska, fino al nocciolo delle cose, cioè una sorta di noumeno kantiano che intuisci ma non riesci a spiegare.
Gli domando, questa volta io, cosa gli sia piaciuto della GAM e di tutti quei grandi quadri di paesaggi dipinti: vallate, incendi al porto, mari arricciati dalla tempesta. Mi risponde “il parco che si vede dalle finestre, beeelloâ€. L’ho sempre detto che lui è avanti, così avanti che è già fuori.
“L’arte è l’espressione del pensiero più profondo nel modo più semplice†(Einstein)