Grazia Perché non puoi aspettare

Un’auto a spasso per la Laguna

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La nostra redattrice, Simona Coppa, ha appena fotografato un’auto che naviga sui canali di Venezia: “Sono in motoscafo a fare da scorta (o da corteo, dipende dai momenti) alla macchina del figlio di Diabolik”.

In realtà si tratta della Citroën GT, che la casa francese ha creato in anteprima per il videogame della Playstation, Gran Turismo 5.

Senza dubbio un’idea originale per lanciare una nuova auto.

Qual è il miglior programma di scrittura? Dipende, tu cosa vuoi scrivere?

“Se ti ci metti con impegno, raggiungi qualsiasi risultato†(Marty McFly)

Scrivere non è semplice. Occorre studio, tenacia, organizzazione ma, soprattutto, tecnica. Pertanto, non scoprirete qui né “cosa” né “come” scrivere (ovvio), per quello ci sono i libri (ecco una terzina per iniziare: Syd Field, McKee e Vogler) nonché le Scuole di Scrittura Creativa (ma dovete avere la fortuna di incontrarne una eccellente). Qui, invece, parleremo solo di “dove” scrivere le vostre storie. Materialmente.

MICA USERETE WORD? Certo che no. Innanzi tutto perché ormai usate solo Open Office e poi perché avete bisogno di appositi programmi di scrittura. Di quelli per professionisti. Quali? Sarò sintetico.

FINAL DRAFT: IL MIGLIORE PER LE SCENEGGIATURE: Oliver Stone, Tom Hanks, Alan Ball, J.J. Abrams, James Cameron e il vecchio Syd usano FD (cliccare per credere). FD si caratterizza per i numerosi template a disposizione che permettono di sceneggiare senza conoscere nulla di formattazione. Ha due difetti: èall in english e a pagamento e, anche se si può acquistare il dizionario, 249$ possono sembrare eccessivi ma UNO: è lo stesso software che usano Oliver Stone, J.J. Abrams, J. Cameron e il vecchio Syd, DUE: le versioni precedenti costano meno e TRE: potete scaricare gratuitamente la demo che mica dovete scrivere subito Lost o Avatar no?

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Mi presento: sono l’e-commerce di Grazia

Ecommerce Grazia-My Prestigium
(e ci sono ancora i saldi)

Appunti per nuove professioni in tempo di crisi: Il Sommelier Cinematografico

Spesso, a cena, discuto con Raffa del fatto che dovremmo inventarci un nuovo lavoro. Non cambiare ufficio ma immaginare nuove professioni. Questa settimana sto provando a convincerla che è sprecata come Professoressa di italiano (tra l’altro precaria) visto che potrebbe diventare una Sommelier Cinematografica. La mia tesi è: se esiste il vino giusto per ogni cibo, perché non dovrebbe esistere il film giusto per ogni cena?

Il Sommelier Cinematografico suggerisce soluzioni eno-cinematografiche originali e sfiziose per feste, buffet ed eventi ma anche per cene tra amici e cenette intime. Il Sommelier Cinematografico (da qui in poi SC) non propone “film in cui la gente mangia” (troppo banale) ma “film per gente che mangia”. Il SC organizza e coordina serate a tema muovendosi in due direzioni:

SERATA A - Visione passiva accompagnata da cibo: si vede il film, si fanno commenti (anche spinti) su attori, scene e battute celebri e si degustano cibi. Target: cinefili e gruppi di amici collaudati. Il SC fornirà spunti di discussione conditi da gustosi aneddoti cinegastronomici. A titolo esemplificativo:

Serata Funny Face. Audrey Hepburn balla e canta a Parigi con Fred Astaire fuggendo la direttrice della più famosa rivista di moda statunitense che vuole trasformarla - poverina - in una modella. Numero partecipanti: da 3 a 5. Abbinamenti: cocktail ultracolorati a base di frutta (anche analcolici) + baguette con nutella + caramelle gommose rosa (Think Pink!). Argomenti di discussione: è proprio vero che tutte, anche “quelle interessate solo ai libri” (sic) sognano un matrimonio in una chiesetta di campagna? E poi: perché Audrey Hepburn sembra sempre una minorenne che si innammora di ultraottantenni? Il dibattito è aperto.

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Solo gli stupidi non cambiano mai idea

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Mai guardare indietro. Ho sempre pensato che tornare sui propri passi dopo una scelta fosse un clamoroso errore. Certo, hai la sicurezza della strada che già conosci, ma la verità è che non sarà più la stessa. Pochi chilometri e ti pentirai amaramente di non aver avuto abbastanza coraggio e vorrai tornare ancora una volta a quel bivio, solo che a quel punto non sarà più possibile.

Per 34 anni questa è stata una certezza e l’ho sempre portata avanti con convinzione. Poi un giorno ricevo una telefonata di Marco che mi illustra un progetto su cui sta lavorando. Il progetto è tre passi avanti rispetto quello che ho visto finora e con poche frasi Marco riesce a sbriciolare il muro di cinismo che ho costruito lavorando per anni nel mondo della comunicazione. Le parole “entusiasmoâ€, “motivazioneâ€, “divertimento†tornano ad avere un valore e sono di nuovo credibili. Nulla a che fare con i classici speech del direttore Marketing & Comunicazione di turno: “Vedrete, ci divertiremo un sacco. A un certo punto non capirete più la differenza tra quello che è lavoro e quello che è divertimentoâ€. Un modo elegante per dire che non vi verranno pagati gli straordinari, nemmeno durante il fine settimana.

Insomma, ho cambiato idea e sono tornato a Grazia Magazine perché credo sia un’occasione unica e perché in questo progetto ci credo sul serio.

Felice di ritrovarvi

Mi presento: sono il sito di Grazia

Home page sito di Grazia

Eccoci qua. Dunque: Grazia ha un nuovo sito. L’indirizzo è www.graziamagazine.it (il signor Grazia è molto geloso del suo dominio grazia.it). Questo progetto ci ha tenuti abbastanza impegnati nelle ultime settimane ed è anche per questo che abbiamo un po’ trascurato il blog di Grazia, che però resta in cima ai nostri pensieri e che continuerà rimanere on line anche con la nascita del fratello maggiore.

Del sito vi vorremmo dire tante cose, e lo faremo nei prossimi giorni: noi sentivamo il bisogno di un magazine femminile digitale che non sembrasse un portale e avevamo molta voglia di raccontare le cose di moda con la curiosità e l’ironia che fanno parte dello stile di Grazia.

Le novità non finiscono qui: possiamo anche festeggiare un gradito (e gradevole) ritorno, indovinate chi…

PS: ovviamente sono molto graditi commenti al sito, critiche, suggerimenti
PS/2: potete per favore provare a fare login nel nuovo sito (Entra Grazia lo stiamo cambiando, sì) con i dati che usate per fare login nel blog? Provate sia con username sia con nickname. Un commento o un’email per dire se non funziona ci servirebbe

A priori e senza riserve. Io LO AMO così, sopra ogni cosa… il cinema!

Questa settimana, invece di consigliarvi un film che ho visto, vorrei parlarvi di tre film che ho intenzione di andare a vedere. Vorrei riuscire a convincervi che ne vale la pena…

Premessa: fosse per me andrei al cinema tutti i giorni. E durante il weekend mi concederei anche una doppia porzione pomeriggio/sera. Perché il mio per il cinema è amore vero. Per le storie, prima di tutto: non siete d’accordo con me che la realtà, finta, del grande schermo tocca ed emoziona quasi più di quella vera? E poi nutro per attori e registi un’ammirazione sconfinata perché riescono a creare quella “realtà†e a farla diventare nostra, in tutto il mondo (a proposito, vi invito a leggere l’intervista collettiva di «Grazia» a Gabriele Muccino: un incontro davvero interessante con un uomo che vale la pena di conoscere). Però la verità è che la sera, dopo il lavoro, sono stanca e sogno solo il mio divano con annesso telecomando. E quando, quelle rare volte, riesco a vincere la stanchezza, vengo assalita dai sensi di colpa nei confronti della famiglia. La quale, intendiamoci, vive più che serenamente anche senza di me e, normalmente, dopo cena, si disperde: ognuno per conto suo a gestirsi il proprio televisore, fino alla buonanotte.

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Breve prontuario per le relazioni a distanza

1. Mai interrompere il primissimo monologo con cui ti racconterà le novità del suo lavoro: potresti ritrovarti le tranche omesse della litania sparpagliate per tutto il weekend.
2. Non fidarsi dell’affermazione “Ma sì che ho fatto un po’ di spesa”. Rischi di affrontare una dispensa che comprende ingredienti impossibili come un ananas, del pangrattato scaduto, due cipolle e un vasetto di senape di Digione.
3. Prestare una t-shirt alla tua dolce metà equivale a guadagnare uno stilosissimo strofinaccio per la polvere.
4. Mai - e sottolineo mai- affrontare l’argomento “Chi si sposta di più per andare dall’altro”, a meno che non si desideri un fine settimana in chiave horror.
5. Quando i controllori del treno cominciano a riconoscerti come se fossi una pendolare è ora di iniziare a pensare seriamente a vivere nella stessa città.

Fuori

Nel suo mondo ci sono solo dodici domande che ripete a randa. Lo chiamo “ripetitore†perché non si sazia mai e martella senza tregua il malcapitato interlocutore. Anche se una risposta è già stata data, lui torna a domandare. Gli si insinua come un invincibile sospetto tra la risposta ad un suo quesito e la domanda che, è certo, rifarà di nuovo: mi avrà detto la verità? Avrà cambiato idea? E se no, andranno comunque così le cose? Persistente come sul viso la scia di un sms che non ci ha fatto piacere.

Sebbene confonda la lancetta corta con quella lunga e non abbia idea di cosa siano i minuti e le ore, è ossessionato dal tempo. Deve avere un ritmo tutto suo perché dice di avere ventiquattro anni, invece ne ha trentadue. A che ora torniamo a casa? Quanto tempo stiamo qui? Sono le domande che fa prima di entrare in ogni dove. Stesso copione lungo via Palestro, nel cortile della Galleria d’Arte Moderna, un pigro venerdì di gennaio.

Con lui andar lì è uno spasso. Notare cosa nota e cosa no, passeggiando per le stanze col parquet che scricchiola. Dice solo che sembra un ristorante, però per il resto del tempo sta ingobbito a guardarsi le scarpe. Lo invito a rivolgere lo sguardo ora su una litografia di Toulouse-Lautrec, ora su una tela di Morandi, ma è toccare che vuole e per poco fa scattare l’allarme.

Perché non si può toccare? Si rovina non gli basta come risposta. Cosa vuol dire rovinare? Procurare un danno ad una cosa. Non ho capito, mi spieghi? E qui scatta il paragone: come quando hai un paio di jeans nuovi che se li porti tanto tempo poi non sono più come quando li hai comprati. Non ho capito il ragionamento, mi rispieghi? E via così, a matrioska, fino al nocciolo delle cose, cioè una sorta di noumeno kantiano che intuisci ma non riesci a spiegare.

Gli domando, questa volta io, cosa gli sia piaciuto della GAM e di tutti quei grandi quadri di paesaggi dipinti: vallate, incendi al porto, mari arricciati dalla tempesta. Mi risponde “il parco che si vede dalle finestre, beeelloâ€. L’ho sempre detto che lui è avanti, così avanti che è già fuori.

“L’arte è l’espressione del pensiero più profondo nel modo più semplice†(Einstein)

I videomaker del futuro

Dall’oblio repentino di Myspace alle enfatiche diagnosi terminali su Facebook, sembra che la vita dei social network ormai sia calcolabile in anni canini (o felini, a seconda dello schieramento). Se è vero che FB, pur essendo di gran lunga il mezzo più popolare, è destinato a implodere presto accartocciandosi su se stesso e sulla sua povertà di contenuti, come si può leggere sul sempre prezioso blog di Not With Those Frames, a questa deriva globale dei social network “generalisti†sembra sopravvivere solo Youtube, ultima corazzata superstite di quella prima ondata che ha gradualmente colonizzato le nostre vite. Se però il “Tubo” riesce a restare a galla, lo fa arginando le pressioni che dal momento dell’acquisizione di Google l’hanno spinto inesorabilmente sulla strada della vetrina promozionale. Video amatoriali e fanvid tengono Youtube ancorato ad una primigenia natura partecipativa e in fondo ci danno ancora delle grosse soddisfazioni dal punto di vista delle ganasce. Chi come me è digiuno dalle esperienze delle fan fiction, creazioni geniali e manipolatorie da parte di appassionati di anime giapponesi, film e serie tv, si trova catapultato in un mondo delirante dove un buon programma di montaggio video offre a chiunque la possibilità di creare una collezione di immagini a tributo dei propri beniamini. Il fenomeno fanvid poi rasenta la genialità quando la manipolazione dei filmati sembra quasi sposare istanze da scuola cinematografica sovietica: la giustapposizione di immagini originariamente distanti dà vita a una comunicazione assolutamente sfalsata, con effetti spesso esilaranti. Impossibile non iniziare da un esperimento intenzionalmente surreale che trasforma il rassicurante mito di Mary Poppins in un trailer in salsa horror, dall’esplicito titolo “Scary Maryâ€.

Tra i fan delle serie tv americane sembra aver fatto proseliti la caccia al sottotesto omosessuale: ecco quindi che i testosteronici poliziotti della scientifica di Las Vegas si ritrovano coinvolti in una credibilissima liaison sentimentale che ha dato origine ad una smisurata produzione di video a tema.

Sempre in atmosfere vagamente omoerotiche si muove quest’ultima clip, che unisce alle immagini di Harry Potter e dell’amico fidato Cedric la colonna sonora di Brokeback Mountain per un evidente tributo ai trailer surreali della trasmissione americana The Soup.

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