Grazia Perché non puoi aspettare

Il cuore in cielo, le mani nel mondo. La formula della FELICITÀ

Un giorno, quando ero bambino, sono entrato nel salotto di casa e ho chiesto a mia madre e a mio padre che cosa vuol dire essere felici.
Immaginatemi con un dito in bocca e l’orsacchiotto trascinato sul pavimento, anche se al posto dell’orso avevo un bambolotto che riempivo di pugni, invece di accudirlo come avrebbe poi fatto mia sorella. Da tempo sentivo parlare della felicità, ma non sapevo di preciso cosa fosse. Diciamolo pure: non sapevo di essere felice. Perché in realtà lo ero, eccome!
I miei hanno preso molto sul serio la domanda. D’altronde i bambini hanno questa capacità magica, un po’ irritante, di non dare niente per scontato e infilare i loro «Come?» e i loro «Perché?» nell’armatura delle nostre certezze, scoperchiandola.

Dopo un momento di silenzio, mia madre ha risposto: «Uno è felice quando è innamorato. Quando ama la persona giusta». L’ha detto senza sorridere, quasi con malinconia. D’altronde, vedete bene che nella sua risposta c’è una prima parte molto romantica, subito corretta dalla saggezza di chi ha vissuto.
A quel punto stavo per rilanciare, chiedendo cosa vuol dire essere innamorati, ma mio padre mi ha preceduto: «Non è vero. Cioè, l’amore sarà anche importante ma una persona, per essere felice, deve anzitutto fare un lavoro che le piace».

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Brivido freddo

Non è un po’ fastidioso quando arriva una moda nuova nel panorama letterario? Sì, insomma, questo filone iniziato anni fa e che pare inesauribile, con tutti questi scrittori nordici… Delle due l’una, o nessuno ha mai pensato prima che esistessero autori in Scandinavia, oppure erano loro a non sapere come si scrive un giallo fino a qualche anno fa.
Scherzi a parte, esiste anche questa favolosa serie TV della BBC dedicata a Wallander (il protagonista dei libri di Mankell) che non solo è girata da veri maestri, ma ha uno straordinario Kenneth Branagh nei panni del poliziotto svedese. Che trova un valido collega nel danese Robin Hansen…
Alba in un bosco nella campagna danese. Jacob Nellemann, brillante pubblicitario, cade a terra colpito a morte da una freccia. La vittima era in visita nella tenuta dell’amico di sempre, il ricco armatore - ed ex capitano delle forze speciali - Axel Nobel.

A Copenaghen l’ispettore capo Philipsen preferirebbe dedicarsi agli amati soldatini inglesi piuttosto che affrontare queste domande, ma deve affidarsi ancora una volta al commissario Robin Hansen, il “traditore” che ha scelto un comodo part-time per dedicarsi alla seconda moglie e alla sua nuova famiglia allargata. Hansen, del resto, si godrebbe volentieri gli ultimi scampoli delle vacanze ma accetta l’incarico: scapigliato come sempre, calzini spaiati e occhiaie da videogame, con lo sguardo sfuggente di chi è altrove, magari sull’adorata Cormoran, un quaranta piedi troppo spesso ormeggiato alla banchina. La sua indagine sconfina presto ben oltre la tesi dell’incidente di caccia e trasforma possibilità remote in probabilità evidenti, portandolo lontano, fin sull’Isola degli Orsi, nelle Svalbard, dove Nellemann e Nobel erano naufragati due anni prima in circostanze misteriose. In Norvegia Hansen viene catapultato in una realtà surreale e affascinante, abitata da uomini che osservano il cielo e studiano i misteri dei venti mentre il mare, piano piano, riporta a galla i pezzi di una storia che qualcuno vorrebbe tenere segreta.
Il Passeggero, dell’esordiente chirurgo Steffen Jacobsen, è un solido poliziesco, scritto con indiscutibile classe e che traccia una scia di sangue, tra soldi, onore e lealtà, nel mondo degli uomini ricchi, con milioni di dollari di azioni a disposizione e i loro avveniristici yacht. Non solo, è anche un ottimo sailboat novel, nella tradizione dei migliori di Bernard Cornwell.

Definito dalla critica come “una boccata d’aria fresca nella letteratura poliziesca danese”, Jacobsen dimostra un mirabile talento nel disegnare i suoi personaggi con solo pochi tratti caratteristici, e con un grande senso dell’umorismo. E il lettore in effetti viene attratto più dalla trama, da come l’investigatore affronta le situazioni, che dal desiderio di scoprire il colpevole. Che, nonostante appunto questa ormai insopportabile moda di scoprire scrittori gialli nordici, credo sia proprio quello ciò che cerca chi legge questo tipo di romanzi…
Validissimo.

La mia nuova vita digitale

marina-speich

Prendete una giornalista quarantenne, una di quelle abituate ad andare in giro con carta e penna, al massimo con il registratore digitale. Una che lavora nella redazione di “Grazia”. Buttatela in mezzo a quelli di Internet (cioè i suoi “colleghi” del sito www.graziamagazine.it). Otterrete:

1- Una quarantenne depressa, perché la media ha 28 anni.

2- Una quarantenne che pensa di essere atterrata in un altro pianeta (ma che lingua parlano? Qui si parla solo di “template”, “slug”, “pure player”!)

3- Una quarantenne obsoleta (tenta di fare amicizia e appena usa il termine “internauta” tutti cominciano a ridere: ”ma sei matta? è una parola che nessuno usa”).

Ma siccome la quarantenne (che poi sarei io) non è una di quelle che mollano facilmente, si rimbocca le maniche, smette di disperarsi e si prepara alla rivoluzione. Sì, perché il passaggio tra un giornale tradizionale, di carta e dalle scadenze rigide e rigorose, a quello on-line è una rivoluzione. Di linguaggio, di tempo (le notizie si cambiano più volte al giorno, non una volta alla settimana), di mentalità (qui il segreto è essere flessibili: ti occupi di moda, ma anche di attualità, cerchi le foto, ma poi provi anche a farle), di creatività (mille idee al minuto, con l’obiettivo di realizzarne almeno il 20%). Insomma, è un tuffo in un mondo nuovo, all’inizio ovviamente un po’ destabilizzante (perché ti sembra di non avere più il terreno sotto i piedi o al massimo di camminare tra le sabbie mobili), ma è molto eccitante. E l’idea di ricominciare da capo (o quasi) è una sfida che vale la pena di provare.

I maschi sono (sempre più) innamorati. E le DONNE? Sempre più trafelate

Ho letto due notizie che ci cambieranno la vita. In realtà sono due “tendenze” che gli esperti assicurano essere già in atto (anche se non ce ne siamo ancora accorti). Positive? Insomma…

La prima riguarda il lavoro ed è una vera rivoluzione. Nel futuro, spiegano parecchi libri appena usciti negli Stati Uniti e un paio di convegni in giro per il mondo, si lavorerà meno, certamente al di sotto delle 30 ore settimanali. Ma, e questo è il dato più interessante, nella stragrande maggioranza da casa. La tecnologia, infatti, consentirà a un’enorme quantità di persone di abbandonare l’ufficio e scegliere tempi e modi diversi, compatibilmente con il lavoro che si svolge. Questa è la buona notizia, soprattutto per le donne che potranno, forse, finalmente conciliare quelle 3 o 4 vite che tutte viviamo contemporaneamente. La cattiva notizia, però, è che la duttilità, la flessibilità sarà reciproca e quindi i lavoratori “at home” dovranno avere una disponibilità di 24 ore su 24, o quasi. Tempo libero e tempo professionale, è la tesi, si mischieranno, intrecciandosi e confondendosi, tenendo insieme dovere, piacere, gioco, riposo… Siamo sicuri che questo ci farà vivere meglio? Non so, e anche i grandi esperti non sembrano così convinti. All’inizio della mia carriera, ho fatto per qualche anno, come molti giornalisti, il free lance, che vuol dire il collaboratore. Cioè lavoravo da casa per vari giornali. Tutti i giorni mi dicevo che ero fortunata: ero libera, potevo gestirmi come volevo, avevo il totale controllo del mio tempo. E ogni giorno maledicevo il fatto di non essere assunta in una redazione: per fare uno stipendio dovevo proporre e scrivere pezzi a raffica, come una macchinetta. E il fatto di essere un po’ “casalinga” mi faceva sentire in dovere di occuparmi anche della spesa, la cucina, la lavatrice, per non parlare delle amiche che mi telefonavano a ogni ora del giorno, senza pietà e senza remore, per un gratuito “psychological help”…

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Cava di Fantiscritti

Due mesi fa mi si è presentata un’occasione ghiotta: provare una Porsche Caymans S per TurismoINauto.com. Difficile resistere ad una tentazione del genere, così inizio a pensare a quale possa essere il paesaggio perfetto per fotografarla e per ‘viverla’ lungi i 1.500 Km che mi aspettano. Quando poi me l’hanno consegnata, non ho avuto dubbi: l’auto era bianca, di un bianco non scontato. Non era bianco perla, né bianco sparato. Era… bianco marmo! Marmo, ma certo. Quale contrasto migliore che portare la mia elegante Cayman bianca a Carrara e fare il “Marmo Tour” nella Cava di Fantiscritti, dove Michelangelo scelse il marmo originale per le sue opere più belle. Funziona così: si pagano pochi euro e con la propria auto, con estrema prudenza, si entra all’interno di una vera cava di marmo in funzione. Si penetra un monte che viene scavato quotidianamente dall’interno attraverso enormi macchinari in grado di tagliare e fresare blocchi di marmo della lunghezza fino a 12 metri. Una volta posteggiata l’auto all’interno della cava, dove ci sono mediamente 10 gradi meno di fuori, una ragazza, toscanaccia ma gentile, spiega per filo e per segno come avviene il taglio e la lavorazione del marmo che tutto il mondo ci invidia e ci compra. Usciti dalla Cava, mi è venuto in mente di andare a posizionare la Porschina sotto uno dei tre monumenti italiani più conosciuti al mondo: la torre di Pisa. Che colpo per i carabinieri scortare con le loro auto nere una Porsche bianco marmo sotto la torre pendente fatta di marmo!

I curiosi si fermavano: credo sia stata la prima volta che la torre più famosa del mondo sia stata impallata, come si dice a teatro, da un’auto tecnologica e ultramoderna. Però, il colore bianco marmo ha messo tutti d’accordo. La Cayman sembrava una costola contemporanea della torre, con buona pace di turisti, autisti e marmisti.

Grazia n. 10 del 2010: fuori le gambe!

Grazia 10 del 2010

MODA: shorts e microabiti effetto star

Mia Wasikowska: “Johnny Depp è una super star. Riesco a parlargli solo se è truccato da Cappellaio Matto” / Tim Burton: “Non ci sono buoni e cattivi, solo strambi. Come me” / Margherita Buy: “Ma come fanno a esserci tante coppie in giro? È talmente difficile!” / Elena Sofia Ricci: “Quanti film ho girato? Non so. E non so neppure controllare su Internet!” / Brenno Placido: “Sono quello che ha più talento in famiglia. Me l’ha detto papà”.

Essere fedeli senza smettere di vedere l’altra: è la (bieca) LEGGE dell’ex

Metto giù il telefono e scuoto la testa. Rido, ma ci sarebbe da piangere. Elena mi ha appena raccontato l’ennesima replica di una storia già sentita da altre: ha scoperto per caso che il suo compagno ha ancora incontri intimi con la donna che c’era prima di lei. È così sbalordita, infuriata, sconvolta, che adesso si domanda se non sia il caso di chiudere la relazione, mandare al diavolo due anni di paziente costruzione di un amore. Non l’avrà chiesto solo a me, lo so. Prima e dopo questa telefonata ne avrà fatte decine alle sue amiche, e mi sembra di sentire montare nell’aria questa sacrosanta furia femminile contro il traditore. La rabbia di chi non capisce, non riconosce un comportamento perché non gli appartiene.
Non c’è niente da fare: il rapporto che l’uomo ha con i propri trascorsi affettivi è colloso. Certe porte non le chiude mai del tutto. Capita di assistere a rimonte prodigiose di relazioni che sembravano morte e sepolte, a resurrezioni di volti, nomi, sentimenti che parevano archiviati - e questo alle donne succede invece molto raramente.
Faccio il numero del traditore. In fondo sono stato io a farli conoscere!

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Raul Montanari, il nuovo uomo di Grazia

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“Da martedì tengo una rubrica sul glorioso settimanale Grazia. Titolo: “La differenza delle donne”. Con mio grande stupore, la bella direttrice mia omonima pare convinta che io sia competente sull’argomento…” così presenta la sua rubrica sulla sua pagina Facebook il nuovo uomo di Grazia, Raul Montanari.

Per chi non lo conoscesse, Raul ha pubblicato dieci romanzi. Più di cento altri suoi racconti sono usciti in antologie e sui maggiori quotidiani e periodici italiani, insieme a diversi articoli e saggi. Con Aldo Nove e Tiziano Scarpa ha scritto la fortunata raccolta di poesie Nelle galassie oggi come oggi. Covers (Einaudi, 2001). Ha curato le antologie Il ’68 di chi non c’era (ancora) (Rizzoli, 1998), Onda lunga (Archivi del ‘900, 2002) e Incubi. Nuovo horror italiano (Baldini Castoldi Dalai, 2007).
Ha tradotto per le scene Doppio Sogno di Schnitzler (Teatro Stabile di Firenze, 2000) e il Macbeth di Shakespeare (Teatro Stabile di Torino, 2007), e scritto l’atto unico Incubi e Amore per la rassegna Maratona di Milano (2000 e 2001).
Collabora con i principali editori italiani e ha pubblicato numerose traduzioni dalle lingue classiche e moderne (Sofocle, Seneca, Poe, Wilde, Borges, Styron, Greene, P. Roth, Brink, C. McCarthy fra gli altri).
Ha sceneggiato il film Tartarughe dal becco d’ascia di Antonio Syxty (Out Off, 2000). Per il progetto radiofonico Ricuore ha riscritto La piccola vedetta lombarda (Radiorai3, 2001).
Vive a Milano, dove tiene dal ‘99 un corso di scrittura creativa strutturato su più livelli. Gira l’Italia tenendo conferenze e reading. Interviene in televisione principalmente sulla Rai, La7 e SkyTv.

Un corpo a corpo pieno di ENERGIA. E non sto parlando di sesso

Hanno scoperto che l’abbraccio è più forte, più coinvolgente, addirittura più erotico del bacio. Lo sostiene un libro appena uscito in Germania, ma diciamo la verità: noi l’avevamo sempre saputo.

Per carità, niente da dire contro il bacio, anzi. Però, come dire, è un mezzo di comunicazione importante, ma anche un po’ abusato. E poi ha troppe valenze: può essere profondo, intimo e quindi sensuale. Ma all’opposto può anche essere leggero, superficiale, quasi formale. Avete presente quei saluti che ci si scambia a volte così, pro forma: ciao, come stai?, sfioramento veloce delle labbra sulla guancia, senza crederci molto. Più forma che sostanza, perché il bacio è variabile, si può adattare alle circostanze, può perfino mentire. L’abbraccio no. Quel contatto dei corpi dice sempre qualcosa, è un messaggio “serio” e affettuoso, e non sto solo parlando d’amore. Sono contenta di avere trovato questa notizia perché, lo ammetto, io sono una grande fan degli abbracci. Mi piacciono, mi confortano, qualche volta mi commuovono e comunque mi fanno stare bene. Capisco che esista e abbia senso una terapia degli abbracci perché intuisco che può avere influssi molto positivi, come se passassero delle energie da una persona all’altra. So di sembrare una nostalgica New Age, quale io non sono, però ci credo davvero. La miglior abbracciatrice che conosco è una ragazza con cui lavoravo qualche anno fa: lei era più alta di me e aveva questa modalità di salutare molto avvolgente, un vero abbraccio, un po’ materno, che mi piaceva tanto. Il mio primo marito era molto più alto di me: quando lo abbracciavo mi sentivo sempre un po’ appesa al suo collo in una posizione innaturale e anche un po’ instabile. Tra gli elementi che mi sono subito piaciuti del mio secondo, e attuale, marito è che, essendo di una altezza più normale, abbracciarlo era più semplice e più piacevole, coincidevamo di più.

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Milano Moda Donna 2010: best of

marni

Questa settimana siamo stati risucchiati anche noi dal turbine modaiolo che si è scatenato per le vie di Milano. Siamo stati a sfilate, presentazioni, cocktail e aperitivi, abbiamo scoperto che le pellicce torneranno sempre più di moda, che le borse Chanel sono le preferite delle fashioniste (ma davvero???) e che chi è davvero alla moda non sente mai né freddo né caldo (ma voi li mettereste i sandali senza calze a febbraio?) né tantomeno la stanchezza. Abbiamo visto scarpe bellissime e dal tacco vertiginoso, sorseggiato champagne da Gucci e avvistato Clive Owen da lontano (senza riuscire ahimé a fotografarlo). In poche parole, ci siamo davvero divertiti.
Qui trovate un best of delle giornate trascorse alla Milan Fashion Week, con gli aggiornamenti delle ragazze di Grazia e Flair, lo street-style e soprattutto con i video del direttore Vera Montanari e della fashion director di Flair, Marina Fausti. Lezioni di stile e moda davvero imperdibili.

-il racconto e le gallery del 24 feb - 25 feb - 26 feb - 27 feb - 28 feb - 1 mar

-tutte le gallery delle sfilate

-tutti i video del Grazia Café con Vera Montanari e Marina Fausti

-tutte le interviste di Jo Squillo

-tutti i video delle sfilate degli stilisti

-tutte le foto di street-style

-tutte le foto dei VIP alle sfilate

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